mercoledì 10 giugno 2009

Possiamo sopravvivere! Mister B. non ha il 70% dei consensi. PIU' DEL 41% RIFIUTA I PARTITI!

Fonte:

LE LISTE CIVICHE DI BEPPE GRILLO INTORNO AL 3%! GRANDE RISULTATO DI CUI NON PARLA NESSUNO.

Da oggi gli amministratori furbetti avranno qualcuno che li contrasta veramente.

Grande successo dell'Italia dei Valori, De Magistris è dopo Berlusconi il più votato. Ma Silvio non arriva ai 3 milioni di voti che sperava (ne incassa comunque 2 milioni e 7, ma non è di buon umore, i suoi sondaggi lo davano sopra il 43%. Il PDL sta al 35,26%.
Ma dov'è finito il 70% degli italiani che secondo Berlusca sostiene il governo?

La grande esultanza per i risultati della lega è malainformazione: aveva 3.024.000 voti alle politiche del 2008, ne ha oggi 3.126.000, un aumento irrisorio.
Aumenta il dato percentuale (dall'8,3 al 10,2) perché sono diminuiti i votanti!!!

RIFONDAZIONE, SINISTRA E LIBERTA' E RADICALI insieme fanno quasi 9%.

VOTI BUTTATI AL CESSO GRAZIE AI RISSOSI. Ma i politici sono soddisfatti, comunque prenderanno un mucchio di soldi di finanziamento pubblico dei partiti. Il che vuol dire che gli apparati sono salvi. Ed è meglio gestire il gruzzoletto da soli che unirsi e perdere il controllo della cassa.
NOTA BENE: nelle elezioni locali sono riusciti a mettersi daccordo perfino con PD e IDV... Lì se non conquisti un seggio nei consigli comunali sei fuori dal potere... E allora l'accordo lo fai per forza... Altro che dividersi su questioni di principio. Ci si divide sui bassi interessi e sugli istinti bestiali. Che tristezza...

34,95% astenuti
6,38% schede bianche o nulle
Questo è un dato che ho faticato a trovare.
Indovina perchè?

Il Pd prende una mazzata. 26,16%. Vacilla.
Ma il candidato più votato del Friuli è Debora Serracchiani, la donna che aveva strigliato la dirigenza del Pd, il video del suo discorso ha fatto furore sul web (
http://www.jacopofo.com/debora_serracchiani_pd_franceschini_nuovo_leader). E' un segno che la base del PD anela un nuovo stile di far politica.
E' cosa buona.

Possiamo dire che quasi il 45% degli italiani NON E' RAPPRESENTATO al parlamento europeo (non votanti 19.688000 + sinistra che non ha passato il 4%= 22.427.000).
34.863.000 italiani non si riconoscono in Berlusconi (non votanti, sinistra, PD, IDV, UDC).
Il quale oggi è netta minoranza nel paese.
Non ha il 70% dei consensi, ha il 70% dei dissensi!

Quel che manca è un'alternativa credibile. Una classe politica diversa.
La domanda è la Serracchiani e De Magistris, qualcuno di sensato tra i Verdi, RC E RADICALI, possono trovare 4 cose semplici sulle quali mettersi daccordo?
E' POSSIBILE IMMAGINARE UN'OPPOSIZIONE PRAGMATICA E ETICA CHE ABBIA CUORE GLI INTERESSI DELLA GENTE?

Oppure veramente Franceschini riuscirà a portare il PD a fare lingua in bocca con CUFFARO e l'UDC degli inquisiti?

Le amministrative per i comuni virtuosi

Fonte:


Per i comuni virtuosi questa tornata amministrativa è stata un successo quasi ovunque: Monsano (AN), Colorno (PR) e Vezzano Ligure (SP), tre dei quattro comuni fondatori della rete, hanno visto confermata la squadra di governo uscente.

Capannori (LU) va al ballottaggio con un buon margine di vantaggio sugli avversari, vincono Ponte nelle Alpi (BL), Correggio (RE), Novellara (RE), Monte San Pietro (BO), Monte San Vito (AN), Maiolati Spontini (AN), Fratte Rosa (PU), Cesano Boscone (MI), Mezzago (MI).

La giunta in carica perde invece a Bosaro (RO), Castiglione Olona (VA) e, con grandissimo rammarico personale, Olivadi (CZ).

Non si votava invece a Villa Verde (OR), Casigliano (CE), Cassinetta di Lugagnano (MI), Settimo Rottaro (TO), Avigliana (TO), San Vito sullo Ionio (CZ), Leveranno (LE), Bisognano (CS), e il comune fondatore Melpignano (LE), alle urne nel 2010.

Dunque sono stati premiati concretezza, buon senso e attenzione per il territorio e le comunità. Un buon segno davvero che dà ancora più forza e credibilità all’enorme lavoro svolto in questi primi quattro anni di attività della rete.

Un grande in bocca al lupo a tutti gli amministratori di nuovo in corsa per 5 anni di sperimentazioni, progettualità e politiche partecipate: il buon senso conviene, e crea consenso!

Marco Boschini, coordinatore dell'Associazione Comuni Virtuosi - www.marcoboschini.it

Suicidi a sinistra

Fonte:

10 giugno 2009, in PINO CORRIAS



Questi rancorosi dissipatori di voti della sinistra italiana puntavano (proprio come il Cavaliere) nell’implosione del partito democratico di Dario Franceschini per incassare qualche vantaggio elettorale. Paolo Ferrero (Rifondazione) Nichi Vendola (Sinistra e Libertà), Grazia Francescato (Verdi) sono riusciti nella notevole impresa di buttare dalla finestra 2 milioni di voti (più o meno il 6 per cento) e perdere per la seconda volta il quorum.

La sinistra radicale era unita. Si è divisa per ragioni che nessun elettore di media cultura politica sarebbe in grado di riassumere. Forse solo uno psichiatra, e con un milione di parole a disposizione, saprebbe spiegarci quali sono le differenze tra i sogni politici di Vendola e gli incubi di Ferrero. Che insieme sono riusciti a cancellare i Verdi. Impresa titanica in una Europa dove il voto verde cresce ovunque. E in una Italia devastata dalle massime incurie ambientali. Dove prosperano i denari e i disastri delle ecomafie. Dove le coste vengono distrutte, le periferie abbandonate, le campagne inquinate. Dove Napoli e Palermo, sconciate dai rifiuti, diventano casi planetari di disastro. E dove il governo progetta centrali nucleari (di vecchia fabbricazione francese) mentre tutto il mondo, a cominciare dagli Usa di Obama, si orienta verso le energie rinnovabili.

Purtroppo questa sinistra autoreferenziale e rissosa incasserà i rimborsi elettorali, ai quali si accede quando si supera il 2 per cento: soldi per le sedi, per gli stipendi dei funzionari, per i piccoli privilegi dei molti leader, che sopravvivranno generando altri danni futuri.

Parlamento Pulito in Commissione al Senato

Fonte:


martedì 9 giugno 2009

Virus inoculato

Fonte:

Europa, istruzioni per l’uso (interno)

Fonte:




Non è vero che la campagna elettorale sia stata brutta, o inutile. S’è parlato poco di Europa. Ma in compenso s’è parlato molto di Berlusconi e della sua indegnità a rappresentare l’Italia. Si è toccato con mano ancora una volta il suo disprezzo per le regole. Si è constatata la geometrica potenza del suo conflitto d’interessi, che gli ha consentito di scorrazzare per tutte le tv, senza una domanda, come se fossero casa sua (e in effetti, come gli ha ricordato la direttora di Rai Parlamento, Giuliana Del Bufalo, lo sono). Ora che il plotone di europarlamentari appena eletti sta per partire alla volta di Bruxelles e Strasburgo, ci permettiamo un auspicio per quelli dei partiti di opposizione: andate al Parlamento europeo e occupatevi soprattutto di lui, di Silvio Berlusconi. Denunciate le vergogne che quotidianamente perpetra in Italia, tenete alta l’attenzione delle istituzioni comunitarie sull’incredibile “caso Italia”, sollecitatele a prendere posizione e a occuparsi di noi senza tregua. Chiedete l’apertura di procedure di infrazione per lo scandalo del monopolio televisivo berlusconiano, che viola tutte le regole europee sulla libera concorrenza (vedi sentenza della Corte di Lussemburgo sullo scandalo Rete4-Europa7).

Chi vi ha eletti l’ha fatto per questo, non per altro. Il clima internazionale è favorevole: la stampa estera ci tiene gli occhi addosso e ha cominciato a fare al nostro satrapo le domande che la stampa italiana, salvo rarissime eccezioni, non può o non vuole fare.L’indulgenza diplomatica che ha circondato il sultano italiota in questi anni s’è improvvisamente interrotta, col venir meno delle sue tradizionali sponde. La coppia Bush-Blair è un lontano ricordo. L’avvento di Obama ha fatto la differenza: il nostro è l’unico premier occidentale che non è stato ancora ricevuto dal nuovo presidente Usa, il famoso “abbronzato” (anche dell’invito alla Casa Bianca per metà giugno, millantato in campagna elettorale, non s’è più saputo nulla).

Al ducetto restano l’amico Putin e l’amico Gheddafi (che tra breve pianterà la sua tenda in un parco di Roma): due sinceri democratici. L’isolamento internazionale del pover’ometto non è mai stato così ampio e l’atteggiamento delle tv e dei giornali di tutto il mondo libero, da quelli di sinistra a quelli di destra, ne è un riflesso. Non è il “complotto” mondiale di cui vaneggia lui, ma è certo il sintomo di una crescente insofferenza per un personaggio imbarazzante agli occhi degli altri leader (e non solo per il ceco Topolanek, fotografato nudo a casa Berlusconi in circostanze ancora tutte da chiarire). Sarebbe ben triste se la stampa e le diplomazie internazionali scavalcassero in intransigenza le opposizioni italiane, se l’antiberlusconismo sfoderato dal Pd in campagna elettorale si tramutasse, chiuse le urne, nell’eterno ritorno al dialogo, cioè all’inciucio. Gli elettori, quelli rimasti, non lo dimenticherebbero.

Sonia Alfano eletta al Parlamento Europeo ringrazia la Rete

Fonte:

lunedì 8 giugno 2009

SOS per l'acqua italiana

Fonte:

Mentre Federutility presenta il Blue Book che fotografa la caotica situazione del nostro Paese, tanti movimenti denunciano il pericolo della privatizzazione di un bene vitale. In Italia e nel resto del mondo l’acqua sta diventando un bene sempre più conteso, ma anche sprecato e rubato. Dove arriveremo?


di 
Miriam Giudici

acqua
In Italia e nel resto del mondo l'acqua è un bene conteso, sprecato e rubato
Un'Italia dove l'acqua troppo spesso scarseggia e mancano depuratori e fogne. Un'Italia dove l'acqua si spreca, a causa di una rete di distribuzione vecchia e inefficiente. Un'Italia dove però l'acqua costa poco, e rappresenta una voce poco rilevante fra le spese domestiche. E ancora, un'Italia dove un servizio idrico a corto di fondi fa sempre più spazio al capitale privato, suscitando l'allarme di tanti movimenti e associazioni.

È questo il quadro preoccupante che è emerso dopo la conferenza europea H2Obiettivo 2000, dove Federutility – che riunisce le imprese energetiche e idriche del nostro Paese – ha presentato il Blue Book 2009, radiografia dei servizi idrici italiani, e in più ha avanzato diverse proposte in direzione di una crescente privatizzazione del settore.

Vediamo nel dettaglio alcuni dati a cui abbiamo accennato.

Acqua scarsa e contaminata: ancora il 4% degli italiani non dispone di acqua corrente in casa; il 15% non è collegato a una fogna e il 30% non beneficia di un servizio di depurazione. Il nostro Paese vede contestati dall'Unione Europea circa 300 casi di irregolarità. Disservizi e ritardi che sono un macigno sulla via per raggiungere gli obiettivi stabiliti dalla UE, che impongono il disinquinamento totale del ciclo dell'acqua entro il 2020.

Acqua sprecata e rubata: gli acquedotti italiani perdono “per strada” 2,61 miliardi di metri cubi d'acqua all'anno. Vale a dire il 30% del totale: acqua che sparisce sia per colpa di chi si collega alla rete abusivamente, sia per le falle di un sistema di distribuzione troppo spesso antiquato. Acqua e soldi buttati.

Acqua che però in Italia è low cost: per la quota standard di 200mila litri d'acqua all'anno, una famiglia media spende cifre che vanno dai 103 euro a Milano, ai 440 euro ad Agrigento, la città più cara. Cifre che comunque non si avvicinano nemmeno, per esempio, ai 968 euro l'anno che spende un berlinese.

Quale la terapia per un sistema così sofferente? Dove recuperare i miliardi di euro necessari per costruire fogne, depuratori e una rete efficiente?

Anche se gli italiani pagano poco per la loro acqua, in molti si chiedono se, soprattutto in questo periodo di crisi, aumentare le tariffe sia un'ipotesi realistica. Federutility, da parte sua, ha lanciato la proposta degli “hydro bond”, obbligazioni con tempi lunghi di ritorno del capitale, affiancati da programmi d'investimento sia pubblici che privati.

Ed è proprio quest'ultimo punto che suscita le preoccupazioni di diverse associazioni, prima fra tutte il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, chedenuncia come logiche di profitto orientino sempre più le strategie di chi gestisce quello che dovrebbe essere un bene comune e un diritto inalienabile di tutti i cittadini.

In Italia (ma sempre più anche nel resto del mondo) l'acqua è dunque un bene conteso, al centro di tante e diverse mire, ma anche un bene sprecato e rubato, di cui spesso il cittadino (che lo dà per scontato) non riesce a percepire l'importanza vitale.

Fino a quando i rubinetti non smetteranno di erogare gocce preziose.

Un secco NO all'Europa di burocrati e banchieri

Fonte:


Marco Cedolin
Solamente il 43% dei cittadini europei si è recato alle urne per eleggere i parlamentari che prenderanno la via di Bruxelles per trascorrervi 5 anni di vacanza lautamente remunerata a spese dei contribuenti. Si tratta del gradino più basso sul percorso di un’Europa che dalle prime elezioni del 1979, quando a votare furono il 62% degli aventi diritto, ha continuato a percorrere una drammatica parabola discendente lunga 30 anni, perdendo progressivamente la considerazione ed il consenso dei propri cittadini.
Se il 57% degli europei ha ritenuto giusto bocciare l’Europa del 
trattato di Lisbona
e della Bolkenstein, del succo di arancia senza arance e delle quote latte, dominata dalla BCE e dalla burocrazia, semplicemente disertando le urne, anche fra coloro che si sono recati a votare non è mancato lo scetticismo. Una parte cospicua dei 736 parlamentari che si recheranno a Bruxelles appartiene infatti a formazioni politiche euroscettiche, o comunque fortemente critiche nei confronti del percorso fino ad oggi intrapreso dalla UE. Formazioni politiche che in molti paesi hanno incrementato il proprio peso ottenendo successi anche considerevoli.
Da segnalare anche gli ottimi risultati ottenuti in alcuni paesi (Francia e Danimarca su tutti) dai partiti ambientalisti, inspiegabilmente scomparsi in Italia e l’exploit in Svezia del “partito dei Pirati” che aspira ad ottenere il libero scambio di file in rete ed ha ottenuto il 7,1% dei consensi conquistando un seggio a Bruxelles.

Giornalisti, mestieranti della politica e affabulatori di mestiere, costretti per una notte a disertare le feste private ed i localini per vip, continuano ad effondersi in dotte elucubrazioni concernenti la vittoria in Europa dei partiti di centrodestra a spese di quelli del centrosinistra. Il tutto rendendoci edotti del fatto che nel nuovo parlamento con tutta probabilità il gruppo dei popolari conquisterà 270 seggi, mentre i socialisti scenderanno a 170. Neppure un cenno riguardo al fatto che le scelte e le politiche portate avanti fino ad oggi da entrambi i principali gruppi del parlamento europeo si sono dimostrate totalmente fallimentari, fino al punto di renderli espressione di un’Europa che non c’è più se non sulla carta. Neppure un tentativo di portare qualche riflessione in merito al fatto che almeno 6 cittadini su 10 hanno ormai sonoramente bocciato questo
 modello di UE ed aspirano a un’Europa profondamente differente che sappia essere espressione dei popoli che la compongono, tutelandone i diritti anziché annientarli. Solamente un marasma di frasi fatte, conglomerati senza costrutto di parole stantie e castelli di carta costruiti giocando sulla duttilità dei numeri, nel tentativo di veicolare il messaggio che anche se chi governerà risulta espressione della minoranza dei cittadini, in fondo va bene così e non occorre affatto porsi delle domande.

In Italia (che resta il paese dove si è votato di più anche se la percentuale dei votanti è scesa del 7%) la 
campagna elettorale incentrata esclusivamente sul gossip intorno alla persona di Berlusconi, non ha portato fortuna al Cavaliere ma neppure a Franceschini. Il PDL si è fermato infatti al 35% senza ottenere il plebiscito auspicato dal premier, ed il PD ha superato di poco il 26% (alcuni punti sotto al risultato di un anno fa) mettendo a rischio il futuro di un progetto politico che appare ogni giorno di più senza prospettive. La Lega di Bossi ha raddoppiato i voti ottenuti alle scorse europee, arrivando a superare il 10%, essendo riuscita ad intercettare il malessere diffuso conseguente al problema immigrazione, che negli altri paesi ha portato consensi ai partiti di estrema destra. Voti raddoppiati anche per l’IDV di Antonio Di Pietro, arrivato a sfiorare l’8%, grazie al fatto di essersi manifestato quale unico partito che in parlamento abbia espresso una qualche opposizione, all’appoggio di Beppe Grillo e alla scelta di alcuni candidati estremamente popolari, De Magistris su tutti.
Ennesima debacle invece per i due partiti della sinistra radicale, Rifondazione di Ferrero e SL di Nichi Vendola che hanno condotto un testa a testa sul filo del 3%, risultando alla fine entrambi estromessi dall’Europa. Sicuramente in seno alla sinistra sarà necessaria una lunga serie di riflessioni, ricordando che nel 2004 Rifondazione, Verdi e PDCI riuscirono ad ottenere ben 9 seggi all’europarlamento.

Cornuti, perdenti e contenti

Fonte:


domenica 7 giugno 2009

La cosa Berlusconi

Fonte:

[El País]

Non vedo che altro nome gli potrei dare. Una cosa che assomiglia pericolosamente a un essere umano, una cosa che dà feste, organizza orge e comanda in un paese chiamato Italia. Questa cosa, questa malattia, questo virus minaccia di essere la causa della morte morale del paese di Verdi se un conato di vomito profondo non riuscirà a strapparlo dalla coscienza degli italiani prima che il veleno finisca per corrompere le loro vene e per squassare il cuore di una delle più ricche culture europee.

I valori fondamentali della convivenza umana sono calpestati tutti i giorni dai piedi appiccicosi della cosa Berlusconi che, tra i suoi molteplici talenti, ha un’abilità funambolica per abusare delle parole, sconvolgendone l’intenzione e il senso, come nel caso del Polo della Libertà, come si chiama il partito con il quale ha preso d’assalto il potere. L’ho chiamato delinquente, questa cosa, e non me ne pento. Per ragioni di natura semantica e sociale che altri potranno spiegare meglio di me, il termine delinquente ha in Italia una valenza negativa molto più forte che in qualsiasi altra lingua parlata in Europa.

Per tradurre in forma chiara ed efficace ciò che penso della cosa Berlusconi utilizzo il termine nell’accezione che la lingua di Dante gli dà abitualmente, sebbene si possa avanzare più di un dubbio che Dante qualche volta lo abbia usato. Delinquere, nel mio portoghese, significa, secondo i dizionari e la pratica corrente della comunicazione, “atto di commettere delitti, disobbedire alle leggi o ai precetti morali”.

La definizione combacia con la cosa Berlusconi senza una piega, senza un tirante, fino al punto da assomigliare più a una seconda pelle che ai vestiti che si mette addosso. Da anni la cosa Berlusconi commette delitti di varia, ma sempre dimostrata, gravità. Per colmo, non è che disobbedisca alle leggi, ma, peggio ancora, le fa fabbricare a salvaguardia dei suoi interessi pubblici e privati, di politico, imprenditore e accompagnatore di minorenni, e in quanto ai precetti morali non vale neppure la pena parlarne, non c’è chi non sappia in Italia e nel mondo intero che la cosa Berlusconi da molto tempo è caduta nella più completa abiezione.

Questo è il primo ministro italiano, questa è la cosa che il popolo italiano ha eletto due volte per servirgli da modello, questo è il cammino verso la rovina a cui vengono trascinati i valori di libertà e dignità che permearono la musica di Verdi e l’azione politica di Garibaldi, coloro che fecero dell’Italia del secolo XIX, durante la lotta per l’unità, una guida spirituale dell’Europa e degli europei. Questo è ciò che la cosa Berlusconi vuole gettare nel bidone della spazzatura della Storia. Gli italiani, alla fine, lo permetteranno?

[Articolo originale "La cosa Berlusconi" di JOSÉ SARAMAGO]

(Quasi) tutto e' bene quel che finisce bene

Fonte:

6 giugno 2009
Grazie alle amichevoli pressioni del l’Ordine dei Giornalisti nazionale, della Federazione della Stampa e di un bel po’ d’opinione pubblica in Sicilia e fuori, i di rigenti del l’ordine dei giornalisti siciliano hanno fi nalmente concesso il tesserino di giornali sta al giornalista Pino Maniaci di 
Teleja to.



Tutto è bene quel che finisce bene. Adesso, però, si pongono delle questioni. 
Telejato è una tv d’inchiesta e Maniaci è un giornalista antimafioso, più volte mi nacciato. I giornalisti siciliani “ufficiali” invece sono in genere tutt’altro che anti mafiosi, né scrivono per giornali d’inchie sta ma per i fogli - o gli uffici stampa - dei vari politici e imprenditori locali. I quali naturalmente l’inchiesta la vedono come il cane vede il bastone.

E allora? E’ Maniaci che deve paziente mente imparare ad adulare i politici e a chiudere tutt’e due gli occhi sui mafiosi, o sono i giornalisti perbene che debbono di ventare indipendenti e riscoprire (o sco prire da zero) il giornalismo vero?

Perché di qua non si scappa: Maniaci - grazie a quel tesserino – ormai è un gior nalista d’ordine siciliano, un collega per fetto, uno di loro. E mica si può tenere nello stesso cesto frutta e calzini sporchi, non va bene. O tutti in un modo, o tutti nell’altro.

Personalmente, preferiremmo che fosse Maniaci a diventare orbo e muto. Intanto per farlo campare un po’ meglio, coi soldi per pagarsi il telefono e senza rischio di revolverate. E poi perché sarebbe troppo crudele, per i colleghi dell’establishment, obbligarli a fare sul serio questo mestiere. Ci sarebbero ulcere, inappetenze, esauri menti nervosi e crisi coniugali. No, no, non siamo così barbari. Conti nuino pure a lavorare così, come sanno e vogliono. In compenso, però, ci facciano una cortesia: chiudano benignamente un occhio, perlomeno ogni tanto, sulle attivi tà del Maniaci. Quando attacca i notabili, quando accusa i mafiosi, quando fa fatti e nomi. E’ vero, non sarebbero cose che si fanno, fra professionisti tesserati e perbe ne. Ma che ci volete fare, non è colpa sua: è solo la sua malattia, il suo vizio, il giornalismo

sabato 6 giugno 2009

Rete censurata a norma di porcata

Fonte:



Ricevo e inoltro che è passato l’emendamento D’Alia.

L ‘attacco finale alla democrazia è iniziato!

Berlusconi e i suoi sferrano il colpo definitivo alla libertà della rete internet per metterla sotto controllo.

Ieri il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (disegno di legge 733) che obbliga i medici a denunciare i pazienti clandestini ed è stato introdotto l’articolo 50-bis, “Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet”. Il testo la prossima settimana approderà alla Camera. Si chiamerà articolo 60. Anche se il senatore Gianpiero D’Alia (UDC) non fa parte della maggioranza al Governo, questo la dice lunga sulla trasversalità del disegno liberticida della “Casta” che non vuole scollarsi dal potere.

Un qualunque blogger che invita a disobbedire a una legge che ritiene ingiusta, dovrà essere oscurato dai provider che saranno obbligati a rispettare il provvedimento. Ovunque il sito si trovi.
Il Ministro dell’interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l’interruzione della attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine. L’attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore.

La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da 50 mila a 250 mila euro per i provider e il carcere per i blogger da 1 a 5 anni per istigazione a delinquere e per apologia di reato, da 6 mesi a 5 anni per istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all’odio fra le classi sociali.
Facile immaginare come potranno essere ripuliti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta con questa legge. Stanno legalizzando l’oscuramento di Facebook, Youtube e i blog di libera informazione.

Il governo del presidente del consiglio corruttore in conflitto di interessi sta legalizzando ciò che altrove è impensabile. Mediaset, la sua azienda televisiva, è l’unica al mondo ad aver chiesto a Youtube 500 milioni di risarcimento.

Dopo la proposta di legge Cassinelli e l’istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra poco meno di 60 giorni dovrà presentare al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al “pacchetto sicurezza” di fatto rende esplicito il progetto del Governo di “normalizzare” il fenomeno che intorno ad internet sta facendo crescere un sistema di relazioni e informazioni sempre più capillari che non si riesce a dominare.

Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet, l’Italia diventa come la Birmania e la Cina.

Facciamo girare questa notizia il più possibile. È ora di svegliare le coscienze addormentate degli italiani. È in gioco la libertà nel suo senso più elementare.

Per quanto mi riguarda mi rendo disponibile a prendere parte ad un sit-in a Montecitorio o al Senato armati di rabbia e videocamere. Forza! O potrebbe essere la fine.

Più ricchi, più malati (e meno male che l’uomo è un animale intelligente!)

Fonte:

di Sonia Toni

Chi l’avrebbe mai detto? La società del dopoguerra arrancava faticosamente sperando in una ripresa economica che potesse consentire a tutti di togliersi almeno la fame. Lo zucchero, il caffè, l’olio, la pasta, beni di primaria importanza per il nutrimento quotidiano, erano trattati come gli oggetti più preziosi. Chi possedeva un sacco di caffè o dei fagioli secchi era considerato ricco. Non stiamo parlando di mille anni fa ma - dal punto di vista della storia - dell’altro ieri. La fame era un incubo reale, uno spauracchio che non risparmiava nessuno. Le malattie più diffuse erano quelle determinate da scarsa igiene, nutrizione povera, stretto contatto con animali domestici e non, mancanza di riscaldamento e acqua corrente nelle case: erano spesso malattie infettive, quindi contagiose. Ora le malattie più comuni non sono contagiose eppure ce n’è una vera e propria epidemia. Il paradosso del benessere, l’assurdità dell’ingordigia e l’equazione inversamente proporzionale della ricchezza: più l’uomo riempie lo stomaco, più la sua anima e il suo cervello, si svuotano. Il benessere non ha affatto migliorato l’uomo anzi, lo ha reso ancora più famelico, più vorace, trascinandolo in una sorta di bulimia culturale, spirituale, mentale e, spesso, letterale. Mai come in quest’epoca è stato concretizzato il proverbio “l’appetito vien mangiando”, infatti più mangiamo e più ne vogliamo, fino a scoppiare; ed è questa la fine che molti fanno: scoppiano, nel vero senso della parola. 
L’obesità dilaga e si riscontra sempre di più anche in soggetti molto giovani. E’ comunissimo vedere bambini, e spesso anche neonati, grassi e mentre dilagano gli interventi di chirurgia estetica, non si dà la minima importanza al mantenimento della salute che, non si afferma mediante l’assunzione di pillole o vaccini ma è la somma di una serie di comportamenti di cui il cibo costituisce una parte determinante. Il benessere economico vissuto sconsideratamente ha portato l’uomo ad ammalarsi e, del resto, basterebbe riflettere su uno dei significati del termine “malato” per chiarirsi un po’ le idee in merito. “Malato” deriva anche da “mal atto”, quindi, spesso la malattia è il risultato di una serie di azioni sbagliate. Dove abbiamo sbagliato? E soprattutto, dove continuiamo diabolicamente a sbagliare? L’errore più fatale di questa epoca è la separazione dell’uomo dalla natura che lo ospita. Gli esseri umani continuano stupidamente a credere di poter vivere e guarire, distaccati dal seno di madre natura. L’”emancipazione” dell’uomo dall’ambiente nel quale vive è pura illusione; un’illusione che stiamo pagando a caro prezzo. Abbiamo inventato le automobili per andare più veloci e ci ritroviamo a perdere ore ed ore bloccati nel traffico morendo asfissiati; i vaccini e gli antibiotici, hanno salvato intere generazioni da malattie infettive ed ora moriamo da stupidi a causa di patologie non contagiose. La medicina “ufficiale” è diventata serva della multinazionali del farmaco che vorrebbero rimpinzarci di porcheria chimica anche se (almeno ogni tanto) capita che stiamo bene; e siccome i sani non sono dei buoni clienti allora bisogna inventarsi malattie nuove che andranno “curate” con farmaci nuovi e tutto, ovviamente, per il nostro “bene”. L’apoteosi di questa assurdità si raggiunge con la prevenzione di malattie inventate a tavolino dalle case farmaceutiche. Con la complicità dell’ingegneria genetica che, tramite lo studio dei geni contenuti nel Dna ci racconta quali sono le malattie alle quali saremmo più soggetti, viene svolto un business che ci viene propinato come “strategia preventiva”. Il massimo dell’aberrazione in questo senso - almeno per ora - avviene in quelle cliniche degli Usa, nelle quali si rimuovono certi organi a “scopo preventivo”. Un esame del Dna ti dice che potresti avere la predisposizione del cancro all’utero? Niente paura: vieni da noi che te lo togliamo così non ci pensi più. A quel punto, certamente non avrai più problemi all’utero ma sicuramente ne svilupperai di peggiori nel resto del corpo che ti rimane. Per non parlare dei problemi psicologici che potrebbero accompagnarti per il resto della vita ma per questo ci sono gli strizzacervelli e tutta un’altra serie di farmaci che non verranno mai a mancare. La dipendenza dalla droga può essere molto meno pericolosa, almeno non c’è nessuno che vuole propinartela come se fosse la tua salvezza. Alla luce di tutto questo, mi sorge spontanea una domanda: ma come abbiamo fatto a diventare così scemi?

I Diritti della Madre Terra: un’utopia realizzabile?

Fonte:

Il 22 aprile il presidente boliviano Evo Morales ha tenuto un discorso davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sottolineando la necessità di una Dichiarazione Universale dei Diritti della Madre Terra. Freud sosteneva che la civiltà doveva difendere l’uomo dalla natura, ma adesso la situazione si è capovolta.


di 
Elisabeth Zoja

madre natura
E' necessaria una Dichiarazione dei Diritti della Madre Terra sostiene Evo Morales, presidente della Bolivia
I fiumi, i laghi e i ghiacciai “hanno il diritto a vivere in un ambiente sano”, dichiara il presidente boliviano Evo Morales. Questo diritto dovrebbe far parte della Dichiarazione Universale sui Diritti della Madre Terra.

Durante il sue discorso alle Nazione Unite del 22 aprile, Evo Morales ha parlato della necessità di una tale dichiarazione, poiché “ciò che sta accadendo adesso a causa del cambiamento climatico è legato al mancato rispetto della Madre Terra”.

L’idea del presidente boliviano è più fondata di quel che sembra. A suo parere questa dichiarazione non sarebbe altro che la continuazione della storia dei diritti. “Il XX secolo è stato il secolo dei diritti umani, innanzi tutto con l'approvazione dei diritti civili e politici nel 1948, ed in secondo luogo con l'approvazione dei diritti economici, sociali e culturali nel 1966. Adesso il XXI secolo deve diventare il secolo dei diritti della Madre Terra e di tutti gli esseri viventi.”

“L'Organizzazione delle Nazioni Unite è l'ente che deve far rispettare i diritti della Madre Terra e degli altri esseri viventi. […] So che questo compito non sarà facile. Molte persone, specie gli avvocati, affermano che solo noi esseri umani abbiamo diritti. So che questa nostra convinzione è difficile da accettare perché alcuni esseri umani credono di essere l'ombelico del mondo e... dell'universo. Tuttavia so anche che alla fine saranno la ragione, il buon senso e la realtà a prevalere.”

Il presidente della Bolivia continua elencando quattro diritti che dovrebbero essere presenti nella Dichiarazione:

Il diritto alla vita. Nessun ecosistema, nessuna specie animale o vegetale, nessun ghiacciaio, fiume o lago può essere eliminato o sterminato a causa di un atteggiamento irresponsabile degli esseri umani. […] Il nostro diritto termina quando incominciamo a provocare l'estinzione o l'eliminazione della natura.

Il diritto alla rigenerazione delle sue bio-capacità. L'attività umana sul Pianeta Terra e le risorse della terra non sono illimitate. […] C'è un limite, dato dalla capacità di rigenerazione delle specie animali, vegetali, forestali, delle fonti di acqua e dell'atmosfera. Se non lo rispettiamo “distruggeremo lentamente la nostra casa, asfissieremo poco a poco il nostro Pianeta, tutti gli esseri viventi e noi stessi.”

Il diritto ad una vita pulita. I fiumi, i pesci, gli animali, gli alberi e la stessa terra hanno il diritto a vivere in un ambiente sano.

Il diritto all'armonia e all'equilibrio tra tutti e tutto. Esistono milioni di specie viventi, ma solo noi esseri umani abbiamo la coscienza e la capacità di controllare la nostra evoluzione.

evo morales
Il presidente boliviano Evo Morales
Morales accusa il capitalismo che“considera l'uomo il padrone indiscusso del pianeta”, e conclude il discorso annunciando: “È giunta l'ora di riconoscere che la terra non ci appartiene, bensì siamo noi ad appartenerle.”

L’uomo non è più una delle numerose specie presenti sul pianeta, è la natura ad essere diventata una di tante: una di tante attività, uno di tanti luoghi di vacanza, uno dei tanti hobby. “A me piace passare la domenica nella natura”dice uno, “a me coi videogiochi”, risponde l’altro.

Siamo noi esseri umani a controllare tutto, ogni altro essere è solo una frazione della nostra ‘civilizzazione’: se esiste ancora qualche macchia di natura è perché noi vi abbiamo costruito attorno un recinto e l’abbiamo chiamata “parco nazionale” o “area protetta”.

Eppure Freud diceva la civiltà doveva difendere l’uomo dalla natura. In settant’anni la situazione si è invertita.

venerdì 5 giugno 2009

Democrazia alimentare e nuovi colonialismi

Fonte:

L'espansione coloniale di alcuni paesi in Africa e in Asia sta provocando la dipendenza alimentare di questi ultimi a causa della loro estrema povertà. Nei paesi ricchi l'impatto sulle superfici coltivabili per l'allevamento è davvero insostenibile. Dove vogliamo arrivare?


di 
Valerio Pignatta

deforestazione
La deforestazione è uno dei problemi più gravi che sta colpendo molti paesi del nostro pianeta
Un paio di mesi fa fece notizia sui vari media la dichiarazione del presidente della Coldiretti Sergio Marini che chiedeva ai G8 di prendere provvedimenti di fronte a un nuovo tipo di espansione coloniale di alcuni stati in Africa e in Asia. Vennero infatti forniti alcuni dati di questo fenomeno: stati asiatici in forte crescita demografica e industriale come Cina, Giappone e Corea del Sud ma anche paesi arabi con sistemi economici sempre più “sviluppati” come Qatar, Bahrein, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait vanno acquistando ampie superfici di terreni coltivabili in paesi poveri sia africani (i primi) che asiatici (i secondi) mettendo in condizione di dipendenza alimentare e squilibrando la bilancia del commercio estero di interi paesi che a causa dell'estrema povertà si svendono in cambio di presunti aiuti tecnologici di tipo agricolo.

Questi, però, poi si condensano in esportazione delle derrate alimentari prodotte nei paesi che possiedono le aziende agricole stesse. E le cifre di questo affare non sono piccole. Secondo alcuni calcoli gli agricoltori cinesi stabilmente insediati in Africa potrebbero arrivare a un milione entro il 2010. 14 le aziende agricole africane della Repubblica Popolare Cinese ripartite in vari paesi come Uganda, Zambia, Zimbabwe, Tanzania.

7,6 i milioni di ettari acquistati dai paesi “colonizzatori” all'estero nel 2008, pari a circa la metà della superficie coltivabile italiana.

La motivazione più evidente di questa moderna politica coloniale è quella difar fronte alla crisi mondiale con adeguate riserve alimentari, dato che molti di questi paesi dipendono in proporzioni diverse, ma comunque elevate, dall'importazione di generi alimentari (la Corea del Sud ad esempio vi dipende per più del 60%). Ovviamente la forte crescita demografica di alcuni di essi è un fattore altrettanto valido di spinta in questo senso.

Fin qui le informazioni dovute e il quadro delineato dai media.

Poi possiamo provare a fare delle riflessioni aggiungendo qualche altro dato.

allevamento
L'impatto sulle superfici coltivabili che hanno gli allevamenti è davvero enorme
La prima annotazione dolente che va fatta è che non ci sono citazioni da parte di Coldiretti del problema del consumo alimentare di carne nel mondo. Come dimostrano molti studi, un pianeta con miliardi di persone in costante aumento non può più permettersi di cibarsi in maniera sconsiderata di carne da allevamento. L'impatto sulle superfici coltivabili (e non) che hanno gli allevamenti è davvero enorme. La stessa quantità di superficie coltivata ad uso cerealicolo per umani consente rese in termini di sostentamento maggiori e producemeno danni ambientali. Testi ormai divenuti classici come Ecocidio di Jeremy Rifkin o The Food Revolution di John Robbins (solo per citarne due) hanno ampiamente supportato questa visione con una mole di dati scientifici considerevole.

Il World Watch Institute segnalava già nel 2001 che “Nell'America centrale e meridionale, l'allevamento è responsabile di quasi la metà della perdita di superficie della foresta pluviale”. (1)

Senza contare quando i terreni vengono usati per colture che producono biocarburanti. Anche in questo ambito ormai si sta sempre più facendo chiarezza. I dati sul risparmio effettivo di CO2 e sulla resa energetica con i biocarburanti non sono così entusiasmanti. L'inquinamento chimico del terreno dovuto alla coltivazione di queste piante e il consumo enorme di acqua necessaria depauperano il territorio (per produrre un litro di biodiesel servono 4000 litri di acqua tra irrigazione e processo chimico di trasformazione). Alcuni esperti delle Nazioni Unite hanno recentemente affermato che la coltivazione di colture per i biocarburanti rappresenta un crimine contro l'umanità.

ogm
Non aspettiamo che le multinazionali degli Ogm ci costringano a mangiare la pozione magica che stanno preparando
Va ripensato dunque il nostro rapporto col cibo. E su più fronti. I dati sullo spreco di alimenti nelle cucine delle famiglie occidentali (o con stile di vita simile) sono raccapriccianti. I nordamericani lasciano nei rifiuti ogni anno circa il40% del cibo prodotto (ma anche qui i dati sono difformi e vanno secondo le fonti da un 25 a un 45%). In Italia secondo i dati della Onlus Last Minute Market finiscono nell'immondizia 4 mila tonnellate di cibo al giorno tra cui il 15% del pane e della pasta, il 18% della carne e il 12% di frutta e verdura. La media italiana di rifiuti di cibo ancora perfettamente consumabile è dell'11% (dati ADOC – Associazione per la difesa e l'orientamento dei consumatori). In Gran Bretagna la quantità di cibo che finisce nella spazzatura potrebbe sfamare circa 150 milioni di persone l'anno. La cifra di questo spreco è pari a cinque volte quello che la stessa Gran Bretagna spende in aiuti internazionali...

Quanti terreni in meno servirebbero se si avesse una maggiore coscienza del cibo e del proprio stile di vita?

Cosa stiamo aspettando? Che le multinazionali degli Ogm colgano l'occasione al volo implementando le loro “ragioni” e ci prendano per l'orecchio costringendoci a mangiare la nauseante pozione “magica” che ci hanno preparato?

Oppure ci aspettiamo che i potenti dei G8, o chi per loro, di punto in bianco superino il concetto di economia di mercato e di lauti profitti ai vincenti e condividano ciò che rimane del pianeta ex-azzurro con i fratelli africani e asiatici? Ci crediamo davvero nel fondo dell'animo?

Non è “per caso” solo una contagiosa rivoluzione del quotidiano quella che può sollevare in noi stessi la coscienza e nel mondo la sofferenza agli altri? I grandi “verbi” innovatori del passato che hanno portato un vento nuovo nell'umanità come si sono diffusi? Con i G8 d'altri tempi? Non mi pare proprio. Anzi. Sempre dal basso, checché se ne dica.

Zappiamo e seminiamo nel nostro pezzetto di terra, mangiamo vegetali, non sprechiamo e non ingrassiamo. Il resto si metterà in moto. Meglio lentamente ma durevolmente. In maniera orizzontale e non verticale. Perché la terra è di tutti.

(1) Halweil, Brian, “L'incremento numerico degli animali da allevamento”, in World Watch Institute, I trend globali 2001. Futuro, società e ambiente, Edizioni Ambiente, Milano, 2001, p. 45.