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18/11/2008
di Federico Gasperini
Secondo le previsioni del “World population prospects: the 2006 revision”, nel 2050 la terra raggiungerà i 9,2 miliardi di abitanti e secondo il rapporto della Fao di inizio anno, sempre per la stessa data (2050), quasi due miliardi di persone potranno restare senz´acqua potabile ed anche altre risorse primarie scarseggeranno.
Rallentare questa tendenza significa sinteticamente e semplicemente (a parole), cambiare l’attuale modello di sviluppo e consumare meno (materia, energia, acqua). Del resto almeno attualmente è impensabile poter adottare su larga scala la stessa strategia della Iss (International space station) e trasformare l´urina in acqua fresca. Con la partenza dello Shuttle Endeavour, la Stazione spaziale internazionale si prepara ad ospitare il doppio degli abitanti: non più tre, ma sei.
Con l’aumento della popolazione, oltre a qualche “piccolo” aggiustamento logistico, pare che il problema più serio, sia rappresentato dalla riserva di acqua. Fino ad oggi i rifornimenti venivano effettuati dagli Shuttle, ma con l´aumento del personale e il “taglio” delle navette spaziali (previsto pare dal 2010), gli astronauti dovranno bere attraverso un altro sistema, senza interruzioni di alcun genere. Cosi con la “modica” spesa di 250 milioni di dollari (questo il costo dell’attrezzatura per la “depurazione”) la Stazione spaziale potrà riciclare l´acqua ricavandola dall´umidità e dall´urina degli astronauti stessi.
Dal punto di vista quantitativo l´obiettivo finale di questo progetto è riciclare il 92% dei liquidi per produrre fino a 23 litri d´acqua al giorno. Dal punto di vista qualitativo, secondo alcuni test effettuati sulla Terra, l´acqua ricavata dall´urina è persino più pura di quella che si trova allo stato naturale ed è buona dal punto di vista organolettico. Alcuni addetti ai lavori che hanno avuto l’onere della degustazione hanno notato un leggero retrogusto di iodio, non fastidioso. Per l’approvvigionamento idrico degli astronauti, ora si attendono conferme in ambiente a gravità zero, per chi rimane sulla Terra, chissà, il futuro è aperto.








