mercoledì 18 marzo 2009

Auto blu e polvere bianca

Fonte:

Vignetta di gavavenezia

Uno degli aspetti più demenziali (e oscurati)
della legge Alfano sulle intercettazioni è questo: 
si può intercettare solo in base a “elementi non limitati ai soli contenuti di conversazioni intercettate nel medesimo procedimento”. Traduzione: gli indizi raccolti in un’intercettazione non bastano più per prorogarla o per disporne un’altra. Occorrono elementi diversi, esterni. Che combinazione: proprio come nel caso avvenuto qualche mese fa a Palermo. La squadra Mobile intercetta un pusher della “Palermo bene”, Stefano Greco. E con ascolti, appostamenti e pedinamenti, smaschera una rete di spacciatori e consumatori che, di fatto, finanziano il traffico di droga. Uno dei destinatari, stando alle intercettazioni, è Ernesto D’Avola, autista di Gianfranco Miccichè (uomo forte di Forza Italia in Sicilia e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Cipe, appena incaricato da Berlusconi di “gestire il passaggio da Forza Italia al Popolo della Libertà” insieme ad Alfano). 

D’Avola comunica col pusher tramite un intermediario, che il 5 dicembre scorso gli passa la “roba”. Gli agenti, presenti sul posto, bloccano l’auto di D’Avola, accompagnato da un amico, subito dopo la consegna. E vi sequestrano una 
busta piena di cocaina con su scritto “On. Gianfranco Miccichè”. Quel che accade dopo lo raccontano due informative della Mobile al Questore e alla Procura: “Il D’Avola consegnava spontaneamente il plico, dicendo che il tutto era di pertinenza dell’on. Miccichè. All’interno risultavano custoditi grammi 5 di sostanza, che a seguito di accertamento risultava essere cocaina”. Poi peròD’Avola e l’amico cambiano idea e sostengono che la coca era per uso personale. 

Ancora qualche mese e, approvata la “riforma”, la trafila dal pusher all’intermediario all’autista del sottosegretario sarebbe rimasta 
sepolta per sempre. Non solo, ma l’intricato giro di spaccio non sarebbe mai stato scoperto: per intercettare l’intermediario e poi il destinatario ultimo (o penultimo?), gli agenti avrebbero dovuto fermarsi e cercare elementi “esterni” a quelli contenuti nelle intercettazioni del pusher. Mission impossible. Inchiesta bloccata a metà, sul più bello. Nelle indagini di droga, come in tutte quelle sui reati “in itinere”, le varie consegne emergono dalle intercettazioni. Si risale dal basso verso l’alto, dall’ultimo spacciatore ai vertici e ai finanziatori dell’organizzazione. Una tecnica investigativa che presto sarà proibita dal governo dei “pacchetti sicurezza” e della “tolleranza zero”. Chissà che ne dice l’altro sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi, quello con delega alla lotta alla droga, autore della legge che punisce anche l’uso personale, impegnato in questi giorni a Trieste nella Conferenza nazionale sulle droghe. Ancora pochi mesi fa tuonava: “La linea del governo è chiara: drogarsi è illecito”. Ora non vorremmo che organizzasse una ronda sotto la sede del Cipe.

martedì 17 marzo 2009

Berlusconi

Fonte:



Discariche

Fonte:

Discariche- Che fine fanno auto, computer, navi,una volta smessi di usare

Nella galleria sotto, vi propongo una serie di immagini che mostrano alcune delle discariche più grandi del Pianeta. Sono discariche particolari che non raccolgono i rifiuti urbani ma copertoni, biciclette, telefonini, televisori, monitor, computer, fili elettrici, navi, aerei, ma anche, nelle ultime due foto, alcuni veicoli contaminati dall’eplosione della centrale nucleare di Chernobil.

Discariche- Che fine fanno copertoni, computer, navi,una volta smessi di usare
Discariche- Che fine fanno auto, computer, navi,una volta smessi di usare Discariche- Che fine fanno auto, computer, navi,una volta smessi di usare Discariche- Che fine fanno auto, computer, navi,una volta smessi di usare

Discariche- Che fine fanno auto, computer, navi,una volta smessi di usare Discariche- Che fine fanno auto, computer, navi,una volta smessi di usare Discariche- Che fine fanno auto, computer, navi,una volta smessi di usare Discariche- Che fine fanno auto, computer, navi,una volta smessi di usare Discariche- Che fine fanno auto, computer, navi,una volta smessi di usare Discariche- Che fine fanno auto, computer, navi,una volta smessi di usare Discariche- Che fine fanno auto, computer, navi,una volta smessi di usare Discariche- Che fine fanno auto, computer, navi,una volta smessi di usare Discariche- Che fine fanno auto, computer, navi,una volta smessi di usare Discariche- Che fine fanno auto, computer, navi,una volta smessi di usare Discariche- Che fine fanno auto, computer, navi,una volta smessi di usare Discariche- Che fine fanno auto, computer, navi,una volta smessi di usare Discariche- Che fine fanno auto, computer, navi,una volta smessi di usare Discariche- Che fine fanno auto, computer, navi,una volta smessi di usare Discariche- Che fine fanno auto, computer, navi,una volta smessi di usare Discariche- Che fine fanno auto, computer, navi,una volta smessi di usare

L'acqua della banca mondiale

Fonte:
Secondo l’ONU nel 2030 la metà della popolazione mondiale si ritroverà a fare i conti con la penuria d’acqua. La situazione è drammatica. In questi giorni ad Istanbul si sta svolgendo il Forum dell’Acqua, ma sono stati in molti a vedere un cortocircuito logico nel fatto che ad affrontare lo spinoso argomento fosse delegata proprio quella classe dirigente che ha contribuito a creare i presupposti della crisi idrica globale.

di 
Marco Cedolin

No risky dams
Proteste durante il forum dell'acqua
Nel mondo globalizzato governato dai grandi organismi mondiali, si susseguono gli incontri ai massimi livelli. Riunioni, summit, forum, conferenze, G7, G8, G20, continuano a riproporre a latitudini diverse la medesima congrega di premier, ministri, magnati dell’industria e della finanza, impegnati a plasmare il futuro di alcuni miliardi di esseri umani e di un intero pianeta nella maniera che risulta più funzionale ai propri interessi.

Si tratta degli stessi individui, degli stessi organismi e delle stesse multinazionali che hanno creato la crisi economica, la crisi finanziaria e la crisi ambientale ed ora stanno tentando di vendere, come tanti piazzisti, la cura miracolosa consistente nel farne pagare il conto a quei miliardi di persone che già stanno subendone le pesanti conseguenze all’interno del proprio quotidiano.

S’inserisce perfettamente in questa logica il Forum dell’acqua, apertosi ieri ad Istanbul e organizzato dal Consiglio Mondiale dell’acqua, una sorta di think – thank privato, diretta emanazione della Banca Mondiale e delle grandi multinazionali che proprio speculando sull'acqua costruiscono i propri profitti.

All’incontro prenderanno parte 3000 organizzazioni, circa 20 capi di stato e 180 ministri dell’ambiente di altrettanti paesi del mondo, fra i quali l’Italia rappresentata dal ministro Stefania Prestigiacomo.

I partecipanti hanno iniziato a discutere delle questioni relative alla disponibilità e alla sicurezza dell'acqua, partendo dall’allarme lanciato dall’ONU riguardo al fatto che nel 2030 la metà della popolazione mondiale si ritroverà a fare i conti con la penuria d’acqua a causa dei cambiamenti climatici, dell’aumento di popolazione, della crescente domanda di energia, e dell’incapacità politico-gestionale della classe dirigente mondiale.

Sono stati in molti a vedere un cortocircuito logico nel fatto che ad affrontare lo spinoso argomento fosse delegata proprio quella classe dirigente che ha contribuito a creare i presupposti della crisi idrica globale.

Sono stati in molti (alcune centinaia secondo i pochi giornali che hanno dato la notizia) a protestare ad Istanbul contro l’apertura del quinto Forum internazionale dell’acqua, prima di venire caricati e manganellati dalla polizia ricevendo il trattamento standard che le democrazie occidentali riservano abitualmente a chiunque osi dissentire.

Sono state 118 organizzazioni facenti capo a 33 paesi a sottoscrivere una lettera indirizzata al segretario generale dell'Onu, Ban Ki-Moon, all’interno della quale gli estensori della stessa domandano al capo dell'Onu di ritirare il proprio sostegno al Consiglio Mondiale dell'Acqua, mettendone in dubbio la legittimità e la trasparenza.

Saranno in molti ad organizzare, proprio in questi giorni ad Istanbul, un Forum alternativo composto da tutti coloro che non riconoscono la legittimità del Consiglio Mondiale dell'Acqua, avendo ben compreso la reale natura dell’incontro, finalizzato a discutere la spartizione della risorsa acqua in funzione d’interessi assai lontani da quelli della collettività.

lunedì 16 marzo 2009

La versione di Genchi



Battaglia per un posto al sole

Fonte:

Marco Cedolin
A New York è scoppiato ieri un gigantesco parapiglia all’interno della nutritissima folla che stava attendendo di partecipare ai provini del reality "America's Next top Model", provocando l’immediata sospensione delle audizioni che stavano avvenendo all’interno di un famoso hotel di Manhattan. Secondo il resoconto delle autorità non è risultato chiaro cosa abbia contribuito a generare il caos fra le migliaia di aspiranti, gran parte delle quali erano rimaste in fila per tutta la notte al fine di garantirsi il diritto all’audizione. Stando ad alcune ricostruzioni il fumo proveniente da un veicolo in sosta con il motore acceso potrebbe avere creato la psicosi del pericolo di un incendio innescando i disordini, o più semplicemente gli animi delle persone in coda in strada da moltissime ore si sarebbero surriscaldati fino al punto da dare il via ad una maxi rissa che gli agenti presenti hanno faticato non poco a contenere.
Quale che ne sia stata l’origine, e quali le responsabilità che sembrano pesare in larga parte sull’organizzazione delle selezioni, il bilancio definitivo degli scontri parla di 6 feriti trasportati in ambulanza all’ospedale, 3 persone arrestate e la strada antistante l’albergo ridotta ad un campo di battaglia, dove sono rimasti abbandonati dalle persone in preda al panico decine di sacchi a pelo che erano serviti alle aspiranti concorrenti per passare la notte, insieme a sedie, scarpe e vestiti. Il network Cw, deputato a mandare in onda la tredicesima edizione del reality, ha fatto sapere che le audizioni, finalizzate a scegliere fra migliaia di contendenti la decina di ragazze che alla fine parteciperanno al programma, sono state definitivamente cancellate per quanto riguarda New York, ma continueranno a Chicago, Dallas e Los Angeles. Si spera all’interno di scenari molto meno movimentati rispetto a quello della grande mela.

La vicenda, ben poco edificante, offre lo spunto per volgere uno sguardo disincantato fra le pieghe di una 
società che ormai incapace di offrire alle nuove generazioni concrete prospettive di futuro, preferisce dispensare illusioni, attraverso le quali incanalare le ambizioni dei giovani verso sogni di successo televisivo tanto improbabili quanto carichi di effimero appeal.
Il tronista, la velina, l’allievo di “amici”, il partecipante al grande fratello, a x factor o alla fattoria, sono diventati i nuovi punti di riferimento per intere generazioni di ragazzi costretti a muoversi su un piano inclinato destinato a traghettarli dalla scuola all’università ad un lavoro precario che molto spesso non avrà alcuna attinenza con l’oggetto degli studi fatti. Ragazzi figli di una realtà che cammina come un gambero, deprivandoli della possibilità di “costruirsi un futuro” assimilabile a quello delle generazioni che li hanno preceduti.
Tutti in fila a migliaia per un posto in TV, a sgomitare per un metro quadro del regno dell’effimero, dove la crisi non esiste, i soldi sono facili e si conquista l’ammirazione di tutti coloro che diventeranno adulti inseguendo un “posto al sole” che non arriverà mai, condannati a vivere nella realtà, fatta di lavoro precario e giocate “sfortunate” al superenalotto.

A Porto Tolle tutto bene. Anzi, malissimo.

Fonte:

Scritto da Stefano Montanari
  
lunedì 16 marzo 2009

Forse qualcuno ricorderà il processo penale di primo grado celebrato ad Adria qualche anno fa contro la centrale termoelettrica ad oli pesanti di Porto Tolle. Nell’occasione l’Enel, proprietaria dell’impianto, fu condannata per il disastro ambientale che la gestione dell’impianto stesso aveva provocato.

Passò del tempo e l’Enel decise di ricorrere contro quella sentenza. “Strano - si sarebbe potuto pensare: - se si va in galera per qualche furtarello, un disastro come quello combinato avrebbe meritato ben altra punizione che qualche milione di Euro per il danneggiamento del territorio e qualche mese di reclusione per i responsabili, come il giudice, fin troppo mite, aveva sentenziato. E, allora, se, in fondo, all’Enel è andata di lusso, perché ricorrere?”

La risposta è banale: perché l’Enel conosce alla perfezione i meccanismi della giustizia in Italia, un tempo culla del diritto.

Così si è andati in secondo grado, la sostanza dell’accusa è rimasta, il giudice ha confermato che

la centrale ha funzionato illecitamente e ha inquinato, ma le pene sono state quasi cancellate. Insomma, un buffetto sulla guancia ed è finita lì. Nemmeno un “vedi di non farlo più.”

In questo paese, e magari anche altrove (io non ho nozioni di diritto comparato), si può commettere un reato anche tanto grave e di lunga gittata come quello di devastare irreversibilmente un ambiente unico quale il Parco del Delta del Po e con quattro soldi va a posto tutto. Con quattro soldi che l’Enel, nella circostanza, ha elargito fuori del tribunale ai danneggiati. Tutto regolare, per carità.

Ma la cosa non era finita lì: un altro procedimento era partito, perché quell’inquinamento aveva, come è ovvio, danneggiato la salute di un po’ di abitanti della zona. Del resto, se un inquinamento è innocuo, qualcuno spieghi che inquinamento è.

Se nel processo di primo grado di cui sopra si chiese la mia consulenza con mia moglie in qualità di ausiliaria, in quello che si andava allestendo per il danno alla salute con tanto di morti fu chiesta la consulenza di mia moglie e l’ausiliario ero io. Allora esaminammo in laboratorio un po’ di biopsie di cancri di cui gli abitanti del luogo erano stati vittime (chissà perché si parla sempre e solo di cancro, quando le malattie da inquinamento particolato sono una lunga lista e il cancro non sta affatto in testa) e in quei reperti ci trovammo, senza sorpresa, le polveri inquinanti che avevamo individuato nell’ambiente e che provenivano dalla combustione di oli pesanti.

Se la sorpresa scientifica non c’era stata, ci fu, invece, quella della richiesta di archiviazione proposta addirittura da quella stessa procura della repubblica che aveva dimostrato come dell’inquinamento fosse responsabile l’Enel. Strano? Per me sì. Le modalità, poi, furono molto italiche: per quell’atto nessuno interpellò mia moglie o me. Anzi, ci si guardò bene dall’informarci su che cosa si stava facendo quatti quatti, e si affidarono le motivazioni “scientifiche” con cui la procura si autosconfessava a periti che di nanopatologie e delle metodiche usate in quel campo non avevano la benché minima conoscenza, come è facilmente rilevabile leggendo il documento con cognizione di causa. Addirittura si attribuirono al professor Lorenzo Tomatis, il maggiore oncologo italiano morto nel frattempo, opinioni che mai si sarebbe sognato di esprimere, stante la sua statura scientifica.

Io non entrerò ora nel merito di quella richiesta di archiviazione, non controbatterò alle enormità scientifiche che la costellano se non per rilevare, tra tutta quella stravagante collezione, il ridicolo di sostenere che ciò che abbiamo trovato nei cancri viene dal taglio dei campioni, esempio lampante di assoluta incompetenza in materia, e non darò la mia risposta al perché si è fatto tutto questo e lo si è fatto in quel modo. Riporterò tutto, invece, in un libro e sarò curioso di vedere le reazioni fra una decina di anni quando ciò che scrivo ora sarà un’ovvietà scientifica anche per i procuratori della repubblica, perché la scienza si può distorcere e imbavagliare per un po’ ma poi, alla lunga, è come la pipì e la tosse: salta fuori.

Nel frattempo sarà bene che la giustizia italica acquisisca un po’ di logica o, come si usa dire per gli arbitri di calcio, un po’ di uniformità di giudizio. Se le porcherie che quell’impianto sputava sono innocue non si doveva condannare l’Enel né in primo né in secondo grado. Se quella condanna confermata è giusta, la richiesta d’archiviazione grida vendetta.

Intanto l’Enel, ormai sul velluto, trasformerà a carbone la centrale. Chi ha idea di che cosa questo significhi per ambiente e salute non ha bisogno di commenti. Tra qualche anno, magari quando qualcuno si meraviglierà nel leggere il libro che ho in programma e si chiederà come mai si siano sostenuti certi argomementi in un documento quale una richiesta d’archiviazione che, di fatto, lascia campo libero alla possibilità d’inquinare ancora, la mia curiosità di ricercatore mi porterà a dare un’occhiata a che cosa ci sarà nei tessuti malati di allora. Nessuno di coloro che hanno venduto la salute per quattro soldi venga a chiedermi di difenderlo se là dentro, in quelle biopsie, non sarà tutto pulito: la mia sarà solo ricerca su cavie umane.

venerdì 13 marzo 2009

L'occupazione sostenibile

Fonte:
http://www.comunivirtuosi.org/

Grandi opere, ecoincentivi, permessi di costruire, condoni: molti tentativi si rincorrono per cercare vie da esplorare per vincere una crisi complessa.

Vorrei provare a fornire una proposta al governo e ai decisori. Abbiamo una grande opportunità in Italia per creare posti di lavoro a costo ridotto per la società: promuovere la raccolta differenziata di tipo domiciliare.

Le amministrazioni virtuose italiane che hanno già intrapreso questa via hanno dimostrato come il cambiamento della raccolta rifiuti da stradale a domiciliare, con una raccolta differenziata integrata, necessita almeno del 50% di manodopera in più.

In pratica servire i 45milioni di italiani, che ancora non lo sono, con raccolta domiciliare, significherebbe creare circa 100.000 posti di lavoro diretti.

Un intervento di questo tipo ha tre considerazioni immediate: richiede tempi di attivazioni rapidissimi, dell’ordine di mesi, come si direbbe per le grandi opere è immediatamente cantierabile; dà ordine al sistema dei rifiuti riportando le materie nei canali corretti contribuendo al contenimento della produzione complessiva, aumentando l’efficienza degli impianti di smaltimento, garantendo un maggior controllo di filiera evitando conferimenti fraudolenti; aumenta la qualità (non solo la quantità) delle materie prime seconde, creando ulteriori posti di lavoro nel comparto del recupero, quantificabili in ulteriori 100.000 posti di lavoro. Comparto a dura prova della crisi globale, ma certamente più flessibile dell’industria classica che si basa sull’utilizzo delle risorse naturali prime, distanti e costose.

Ovviamente tutto ciò ha un costo: la raccolta e il trattamento post raccolta costano mediamente il 30 – 50% in più dell’attuale costo di raccolta. È altresì vero che in questo modo diminuiscono i costi alla collettività dello smaltimento finale (discariche in particolare) e il modello nell’arco di 3 anni può raggiungere un nuovo equilibrio. Si tratta di sottrarre risorse dallo smaltimento per investirle nelle raccolte.

In termini ancor più visivi si tratta di smetterla di buttare biglietti da 100 euro sotto terra e darli alle persone. Se poi il governo decidesse di investire per contenere l’aumento di costi dello start up l’intera operazione il costo complessivo potrebbe aggirarsi attorno ai 900 milioni di euro. Meno di un miliardo di euro per 200.000 posti di lavoro!

Roberto Cavallo - Presidente AICA (Associazione Internazione per la Comunicazione Ambientale)

Pannelli fotovoltaici da arance, mirtilli e melanzane

Fonte:

Celle fotovoltaiche organiche

Saranno sul mercato il prossimo anno i pannelli solari organici porodotti dall’italiana Polo Solare Chose (Center for Hibrid and Organic Solar Energy), nato dalla collaborazione tra Regione Lazio, che ha disposto un finanziamento di 6 milioni di euro e Università di Tor Vergata, curatrice della parte scientifica.

L’idea è quella usare il meccanismo della fotosintesi clorofilliana, per ricavare energia da materiali naturali e a costi contenuti.

Celle fotovoltaiche organiche

Celle fotovoltaiche organiche Celle fotovoltaiche organiche

Queste celle solari, utilizzano i composti del carbonio e sono strutturate a “sandwich” con un substrato o di vetro o di plastica morbida e da pellicole molto sotili che contengono il composto fotoattivo tra due elettrodi: alcuni materiali assorbono la radiazione luminosa e altri la trasformano in energia rilasciandola. I pigmenti, derivati dall’antocianina, per ottenere questo tipo di energia organica sono molteplici, si va dai frutti di bosco, alle bucce delle arance agli spinaci e i costi si riducono notevolmente: 2 euro per watt prodotto.

Spiega Aldo Di Carlo docente e responsabile del progetto:

la linea avrà inizialmente una produzione limitata a 10.000 metri quadri l’anno, con un costo contenuto. Questo permetterà al prodotto di penetrare nel settore delle piccole e medie imprese.

Ed ecco qualche caratteristica tecnica rilevata dal documento Fonti rinnovabili panoramiche e prospettive:
Efficienza della singola cella = 6% su aree (0.5 cm x 0.5 cm)
Efficienza del modulo = 2.6% su un area attiva di (13.5 cm2)
Shelf life > anno
Dyesol test accelerati di tempo di vita:
22 anni per Europa Centrale
13 anni per Europa del Sud

Attualmente sono coinvolti nel progetto 6 gruppi di Tor Vergata (Ingegneria e Chimica), 5 gruppi esterni (UniFerrara, UniSapienza, PoliTorino, UniTorino e CNR) e una società di ricerca (Labor).

Renzi, più Bush che Obama

Fonte:

Passano pochi giorni della clamorosa vittoria di Matteo Renzi nelle primarie per il candidato Pd a sindaco di Firenze. E subito il giovane Obama italiano (così è stato definito dai fans e dai media) dice con coraggio la sua opinione su una di quelle questioni che richiedono coraggio, capacità di andare controcorrente e di contraddire l’invadente autorità religiosa. Dunque il tipico atto non facile e non conveniente che rivela la tempra di un Obama.

Ecco la prova di Matteo Renzi. Non è ancora sindaco di Firenze. E’ solo presidente della provincia, con supervisione su alcune strade e alcuni edifici scolastici. Potrebbe tirarsi indietro. Ma è giovane, è l’Obama italiano, ha coraggio italiano, e gli sembra doveroso correre il rischio.

Qualcuno, a Firenze, ha proposto la cittadinanza onoraria per Beppino Englaro, papà di Eluana. Vuol dire dirgli grazie per il coraggio che ha avuto nel rispettare, durante diciassette anni, la Costituzione italiana nel corso della sua dolorosissima vicenda. Ma anche per la sua determinazione a esigere che le autorità di questo Paese, l’Italia, rispettassero quella legge-guida nonostante il diverso parere dell’autorità religiosa.

Entra in scena Matto Renzi, neocandidato Pd a sindaco di Firenze il cui nuovo segretario, Franceschini, ha appena giurato sulla Costituzione.

Il giovane Renzi è colui che rappresenterà alle elezioni di Firenze ciò che è nuovo, progressista, coraggioso. Ed ecco che l’Obama fiorentino dice un chiaro, alto, giovane e moderno :“NO, MAI. No a Englaro cittadino di Firenze. Non vedete? Divide la città! E’ antipatico a molta gente, è visto da tutti (leggi cattolici teocon) come un brutto simbolo”. O,come ha detto un po’ meglio monsignor Betori dell’arcidiocesi di Firenze: “Uno che ha compiuto un atto nefasto, offensivo e distruttivo”.

Ora, ammettiamolo, Matteo Renzi un certo coraggio ce l’ha. Infatti ci vuole coraggio per dire no con tanto vigore a una piccola, nobile proposta. Ma il coraggio è come un motore, dipende dove ti porta. Il motore morale e politico di Matteo Renzi sorpassa all’indietro non solo Obama ma anche il laico avversario di Obama, McCain. 

La nuova, moderna Firenze (che vuole Matteo Renzi, Pd) punta all’indietro verso Bush e al miglior fondamentalismo cristiano.

Furio Colombo

In natura non si producono i rifiuti

Fonte:http://www.terranauta.it/a867/rifiuti_e_riciclo/in_natura_non_si_producono_i_rifiuti.html
I processi e le reazioni chimiche che hanno permesso la vita sul nostro pianeta nel corso di questi lunghissimi anni non producono rifiuti. È stato necessario creare l’uomo per diffondere questa grande invenzione! Ecco quanto è emerso dall'intervento del Prof. Gianni Tamino al convegno "RIfiuto: RIduco, RIciclo".
di Salvina Elisa Cutuli

fotosintesi
La fotosintesi clorofilliana è un processo fondamentale per l'economia della natura
In natura i rifiuti non esistono perché la natura non produce rifiuti.

Questa non è la formula che riassume il risultato finale di una ricerca scientifica, ma la semplice realtà dettata dallo studio analitico dei processi che contraddistinguono le reazioni chimiche naturali.

La natura ha una sua economia che si basa su un capitale naturale - la materia - e su una energia disponibile gratuitamente come quella del sole. Il pianeta è un sistema chiuso, ma non isolato, quindi scambia energia ma non la materia che rimane nel pianeta.

Questo l'esordio del Prof. Gianni Tamino al convegno "RIfiuto: RIduco, RIciclo" tenutosi a Gambettola lo scorso 25-26 ottobre, con il suo intervento dal titolo "Non bruciamoci il futuro".

Il Prof. Tamino ha spiegato come la stragrande biomassa che noi vediamo (qualsiasi sostanza di matrice organica, vegetale o animale, destinata a fini energetici o alla produzione di ammendante agricolo, che rappresenta una sofisticata forma di accumulo dell’energia solare) è alimentata e garantita dall’energia solare che, catturata dalle piante attraverso appositi pigmenti, crea lo zucchero, una molecola complessa.

Durante questa reazione si produce l’ossigeno che si potrebbe considerare come scarto o “rifiuto”, ma in realtà, per noi umani l’ossigeno è fondamentale nel processo di respirazione che ci permette di demolire lo zucchero e ricavare l’energia necessaria. Gli scarti e i rifiuti della nostra respirazione sono la Co2 e l’acqua, entrambi fondamentali per il processo clorofilliano delle piante.

La materia organica di cui siamo fatti è frutto di una trasformazione continua di materia organica in materia inorganica grazie alle piante che sono i produttori primari alimentati dal sole. Ad eccezione di una piccola quota che entra in sistemi inorganici come le rocce o i giacimenti di carbone, di petrolio e di metano, complessivamente la materia viene tutta riciclata.

biomasse
Le biomasse sono alimentate e sostenute dall'energia solare
Questo ciclo potrà verificarsi finché ci saranno due condizioni fondamentali:

- la biodiversità degli organismi viventi sufficiente a mantenere i cicli;

- l’energia solare, l’ unica fonte energetica necessaria.

Analizzando superficialmente i diversi processi naturali ci si accorge che nel corso delle reazioni chimiche non vengono prodotti rifiuti e se anche venissero prodotti, alla fine ognuno di questi troverebbe una collocazione in un ciclo naturale. È proprio questariciclicità in presenza di energia solare ad aver permesso la vita nel corso di questi milioni di anni.

L’uomo, invece, sembra essere totalmente nemico di questo principio divenendo un grande “creatore” di rifiuti.

Tutti i processi produttivi umani sono determinati da un flusso di energia fossile ed esauribile come petrolio, carbone e uranio e avvengono mediante la combustione. Il risultato ottenuto è un prodotto commerciale che deve “necessariamente” durare poco per aumentare i consumi e una gran quantità di rifiuti inquinati e non riciclabili. Gli ossidi di azoto - che le combustioni in natura producono solo in presenza di elevate temperature che permettono appunto una reazione dell’azoto con l’ossigeno - hanno “invaso” il pianeta a seguito dei numerosi processi di combustione avviati dall’uomo. Gli ossidi di azoto hanno dato origine a particolati, metalli pesanti, monossidi di carbonio, ossidi di zolfo, polveri sottili e diossine. Tutti prodotti che non si riciclano.

Anche di Co2, di per sé riciclabile, ne viene prodotta una quantità talmente elevata rispetto a quella riciclabile, che si accumula creando l’effetto serra. Dalla rivoluzione industriale in poi la sua è stata una crescita esponenziale. Pure i rifiuti, soprattutto da 50 anni or sono, vengono prodotti a dismisura perchè per "uscire dalla crisi bisogna consumare di più".

termovalorizzatore
Il fumo nocivo di un inceneritore
Anziché optare verso una diminuzione della produzione dei rifiuti e un riciclaggio di questi, si incentivano le costruzioni di nuovi inceneritori pensando di risolvere il problema rifiuti con un semplice processo di combustione di cui adesso conosciamo qualche conseguenza. Bruciando si accelera il processo di non soluzione che porta ad una strada senza uscita.

Circa l’80% dei rifiuti è riciclabile, si potrebbe benissimo potenziare questa percentuale grazie ad una diminuzione di rifiuti a monte. Ma questa forse non è la strada più redditizia!

Confrontando l’economia della natura con quella dell’uomo ci si accorge che la natura utilizza una fonteinesauribile che non costa nulla, il sole.

La percentuale di energia solare utilizzata nel pianeta nei vari processi e dall’insieme degli organismi viventi attraverso la fotosintesi clorofilliana è meno dell’1%.

L'intervento del Prof. Tamino è fondamentale per capire che giustificare l’utilizzo di fonti fossili non rinnovabili sostenendo che l’energia solare non è sufficiente a ricoprire tutte le richieste dell’uomo è solo una scusa riprovevole.

L’energia solare sarà disponibile per altri 4/5 miliardi di anni, impariamo ad utilizzarla!