domenica 14 giugno 2009

Obsolescenza pianificata

Fonte:

Molti dei prodotti che utilizziamo quotidianamente hanno una durata molto breve. Vi siete mai chiesti il motivo? Dietro questa scadenza pianificata si nascondono delle logiche di mercato appositamente create dai geni del marketing e dell'informazione.


di
Andrea Bertaglio

elettrodomestici
Molti degli elettrodomestici di nuova generazione hanno durata molto breve
Avrete sicuramente notato come i prodotti che ci ritroviamo ad acquistare ed utilizzare abbiano una durata sempre più breve. Borse e zaini o scarpe e vestiti che si scollano, rompono, sfilacciano dopo poche settimane o nella migliore delle ipotesi, dopo pochi mesi. Pentole e padelle antiaderenti (che già non amo particolarmente, nonostante l’incredibile praticità e comodità, perché vanno contro lo spirito stesso del cucinare – che richiede abilità e pazienza – che è un’arte del saper aspettare e dell’avere continuamente cura di qualcosa), che si scrostano letteralmente al decimo lavaggio; asciugacapelli, lavatrici ed elettrodomestici vari che si inceppano (o in certi casi prendono addirittura fuoco!) sempre e comunque “in giovane età”; telefoni cellulari e fotocamere digitali che si rompono misteriosamente anche dopo sei mesi… Si potrebbe andare avanti all’infinito.

Ma perché accade tutto ciò? Perché il frullatore che ho in casa, risalente agli anni cinquanta e che ho avuto in dono, o meglio, in eredità, non da una nonna, ma addirittura da una bisnonna, funziona benissimo dopo più di mezzo secolo mentre la fotocamera, acquistata l’anno scorso, non dà più segni di vita dopo che il suo “display” si è rotto semplicemente stando in una borsa e che, a parere del negoziante vicino casa, non può essere assolutamente riparata (a meno che non si vogliano spendere cifre esorbitanti), ma può solo essere sostituita in toto? (E poi ci si stupisce delle “emergenze rifiuti”!). Perché non possiamo più riparare qualcosa ma solo sostituirlo?

Le risposte sono varie e più o meno complesse, ma a parte il fatto che nella maggior parte dei casi abbiamo perso ogni capacità, anche solo di iniziativa, riguardante la riparazione degli oggetti che ci circondano (come si può poi avere la competenza di riparare una fotocamera elettronica?), i motivi principali sono dovuti al fatto che ai geni del marketing e dell’informazione far apparire ogni cosa obsoleta dopo poche settimane l’uscita sul mercato non basta più, le merci (tutte, dalla più semplice alla più tecnicamente avanzata)devono avere una scadenza programmata.

scadenza prodotti
Tutte le merci presenti nel mercato devono avere una scadenza programmata
Ci sono già fior di studi e ricerche a riguardo che non sto a citare in questa sede, ma sarei pronto anche senza di essi a scommettere che ormai si progetta la stragrande maggioranza dei prodotti in modo che si guastino o addirittura si debbano sostituire entro periodi sempre più brevi.

Penso (e francamente spero) che sempre più persone abbiano iniziato ad essere insofferenti a questo comportamento che arreca danni non solo all’intero villaggio globale, dai lavoratori sfruttati nei paesi in via di “sviluppo” per produrre questa merce-spazzatura ai consumatori dei paesi “sviluppati”, ma anche ovviamente all’ambiente.

Sempre più persone hanno iniziato a sentirsi profondamente infastidite dallecontinue promesse di frivola felicità propinateci quotidianamente dai paladini della società dei consumi e della crescita economica (gli stessi, per intenderci, che con le loro speculazioni finanziarie e privatizzazioni selvagge ci hanno portato alla situazione attuale, al “1929 reloaded”, come lo ha definito di recente Maurizio Blondet).

Sempre più persone sentono la naturalissima esigenza di sfuggire a queste“logiche illogiche” ed a queste tensioni e frustrazioni che ne conseguono, anche se in moltissimi casi ancora non sembrano rendersene pienamente conto.

Che fare, allora? Le uniche due risposte che mi sento di poter fornire sono due:

- re-imparare gradualmente a prodursi il più possibile i propri beni (cosa che urge anche al sottoscritto).

- Smettere di comprare. Bandire il più possibile lo “shopping” dalle nostre vite.

shopping
Bandire il più possibile dalle nostre vite lo shopping è un'alternativa alla crisi
Questo non come ripudio totale della società in cui viviamo, non come voto di rinuncia, ma come allenamento per ciò che ci attende nei prossimi anni (che per l’appunto non sarà recessione, ma depressione), ossia una decrescita che per i più sarà forzata, e probabilmente non così felice. È forse l’unica forma di reazione, o addirittura di rivoluzione, che ci è rimasta nei confronti dei signori del marketing, della politica, della finanza e della crescita, che giocano sempre più con le nostre vite e che, più che delle persone, ci ritengono da parecchio tempo solo dei meri consumatori.

Quando dobbiamo comprare qualcosa, almeno, teniamo presente i vecchi proverbi, sempre molto validi e molto attuali, tipo quello che dice “che chi più spende, meno spende”, provando a ridare in generale più importanza alla qualità che alla quantità.

A costo di ripetermi, ribadisco che la decrescita è già iniziata in tutto l’Occidente, e sta a noi renderla felice.

Gigante americano rivoluziona produzione suina nel mondo

Fonte:

Smithfield Foods, il più grande allevatore americano di maiali, si è servito dei sussidi europei per diventare il maggior produttore del mondo. Rivoluzionando l’allevamento, Smithfield ha cancellato tradizioni secolari e posti di lavoro. Ne soffrono anche gli animali e l’ambiente circostante.


di
Elisabeth Zoja

maiali uccisi
Maiali uccisi dopo l'epidemia di febbre suina
Milioni di maiali passano la vita al chiuso, sotto luci accese che ne stimolano la crescita. A 300 giorni dalla nascita pesano 120 chili, e sono pronti per la macellazione.Ogni pezzettino di carne e grasso viene poi prelevato per riempire salsicce. Carne a prezzi ridicoli, con i quali neanche gli allevatori africani riescono a competere.

Sono i maiali di Smithfield Foods, il più grande produttore suino del mondo. Un gigante americano che ha iniziato ad espandersi nel ‘98 e ora possiede fabbriche in Messico, Cina, Gran Bretagna, Francia, Spagna, ed Europa dell’est, soprattutto in Polonia e in Romania.

Dove ha trovato il finanziamento necessario? Si è servito di milioni di euro di sussidi dell’Unione Europea. Il pretesto era quello di investire nell’innovazione agricola dei paesi dell’est.

Anche la Romania paga dei sussidi: ogni maiale vale 30 euro. Qui ogni anni Smithfield produce 600,000 suini (dall’allevamento alla macellazione per finire con l’esportazione) e riceve quindi 18 milioni di euro di sussidi nazionali all’anno.

In meno di cinque anni Smithfield si è aggiudicata non solo i sussidi europei, ma anche una certa influenza politica. In Polonia e Romania è riuscita a far eleggere politici ‘amici’ allontanando così l’opposizione. Grazie a questi aiuti in qualche anno è riuscita a creare una rete di granai, mattatoi e baracche contenenti ciascuna migliaia di maiali.

A questo ritmo di crescita però, Smithfield non sempre è riuscita ad ottenere i permessi ambientali necessari, e spesso non ha informato le autorità sulle morti dei maiali. Nel 2007 la febbre suina ha colpito tre dei loro allevamentiin Romania, due dei quali operavano senza permessi.

smithfiled produttore suino
Il gigante americano ha sbaragliato totalmente gli allevatori locali
“È impossibile sapere perché i maiali si siano ammalati” afferma Smithfield, facendo però notare come il governo abbia ridotto la distribuzione dei vaccini. Anche i difensori di Smithfield ammettono come il business fosse sopraffatto dalla propria crescita e dai ritmi di riproduzione dei maiali.“Sono nati migliaia di maialini, ma non c’era posto per loro: le nuove baracche non erano pronte” spiega Seculici, l’ingegnere di Smithfield.“Nessuno lo ammette, ma è stata questa la causa dell’influenza suina.”

Per evitare l’espansione dell’influenza che ha colpito Cenei, a ovest della Romania, sono stati uccisi e bruciati 67.000 maiali, sia infetti che sani.

Quel tipo di influenza colpisce solo i maiali, ma alcuni scienziati dell’ONU di stanza in Messico hanno trovato elementi del virus suino nel codice genetico che sta alla base dell’influenza A (H1N1), che ha allarmato il mondo nell’ultimo mese.

I danni ambientali causati da Smithfield però, non si limitano all’influenza suina. Nell’ovest della Romania il business possiede quasi 40 allevamenti; si libera del letame iniettandolo nel terreno. “Stiamo impazzendo per gli odori”, afferma la direttrice di una scuola a Masloc, nel distretto di Timis.

Le fabbriche di Smithfield a Timis sono tra le principali fonti di inquinamento di terra e aria, afferma un rapporto del governo locale. Il metano presente nell’atmosfera sarebbe cresciuto del 65% dal 2002 al 2007.

proteste smithfield
Proteste delle popolazioni locali contro la Smithfield
La compagnia è inoltre stata multata per aver rovesciato letame su un’autostrada (9.000 euro), per aver avviato senza permessi quattro allevamenti nel distretto di Arad (35.000 euro) e per la mancata prevenzione dell’inquinamento dell’acqua (18.500 euro). Ma sono cifre che non dovrebbero causare grandi problemi ad un’impresa che nel 2008 ha fatturato più di 11 miliardi di dollari.

Sorgono invece problemi per gli allevatori di suini locali, che non riuscendo a competere, cercano lavoro nell’edilizia oppure emigrano. In Romania sono diminuiti del 90%: da 477,030 nel 2003 a 52,100 nel 2007 (statistica dell’UE).

Simile è il destino di molti allevatori suini di Costa d’Avorio, Liberia e Guinea Equatoriale: i sussidi hanno aiutato Smithfield ad esportare gli scarti di maiale surgelato in Africa. Anche lì le salsicce vengono vendute a prezzi ridicoli, impedendo la concorrenza.

Perfino negli Stati Uniti Smithfield è riuscita a tagliare di un quinto i prezzi del maiale, permettendo ai consumatori di risparmiare in media 29 dollari all’anno.

Resta il dubbio se questi risparmi giustifichino i costi per ambiente e popolazioni locali.


Noi non dimenticheremo

Fonte:
Mussolini e Hitler

La rete li attacca, li minaccia, li costringe a difendersi. E loro attaccano la rete, la minacciano, e la costringono a difendersi.
Questa è una guerra, ha le sue strategie, i suoi colonnelli, i suoi arsenali e i suoi eserciti. Loro non molleranno mai, noi neppure. Nel frattempo, l'informazione muore.

Muore perchè nessuno ha il tempo di occuparsi di lei. Levi, la Carlucci, D'Alia, Barbareschi, Alfano sparano. Grillo, Travaglio, Byoblu, Martinelli, Di Frenna, Punto Informatico contrattaccano. Tonnellate di carta. Di cellulosa quella dei DDL, digitale quella dei blog. Fiumi di caratteri spesi in trincea. Per le notizie, quelle vere, lo spazio si riduce. Lo scopo è raggiunto. La gente non vuole più scendere in piazza per manifestare contro il portatore sano di pedocrazia, per chiedere le dimissioni di un governo che ha messo cittadini in divisa a pattugliare le strade, che respinge e affonda imbarcazioni di disperati, che mette fuorilegge i giornali, che espone l'Italia al ludibrio internazionale, che accoglie dittatori con tutte le onorificenze. La gente ormai scende in piazza solo per non divenire muta, sorda e cieca.


Se le leggi fossero fatte dai cittadini per i cittadini, con l'intento di dare un servizio, sarebbero frutto di un confronto. Sarebbero il condensato delle proposte migliori, e non dell'ignoranza di pochi. Vogliamo estendere una legge del 1948, pensata per un mondo dove nessuno aveva la televisione, dove il telefono aveva le dimensioni di un frigo bar e per andare in America ci volevano settimane di navigazione? Vogliamo prenderla tale e quale ed applicarla al mondo iperconnesso, all'era di internet, dei social networks, dei cellulari sottili come un bigliettino da visita, delle carte di credito, dei supercomputer e degli aerei Milano - Londra a 29 euro? Neppure un boscimano o un uomo di Neanderthal riportato alla vita con la tecnica del DNA arriverebbe a realizzare uno scempio simile.

La blogosfera è il
luogo delle rettifiche per eccellenza! Si vive immersi in un fuoco incrociato di informazioni che nascono, si evolvono e muoiono come organismi autosufficienti, in risposta ad altre informazioni a loro volta cresciute in armonia o in dissonanza con informazioni precedenti. A cosa serve un meccanismo ad ingranaggi ottocentesco, da azionare con leve e pulegge? Qual è il vostro problema? Non sapete aprirvi un blog a costo zero? Non sapete scrivere un commento a un post? La tastiera vi confonde? Non sapete programmare neppure un videoregistratore? Non c'è problema. Quanto costa una raccomandata con ricevuta di ritorno? Allo stesso prezzo, potete recarvi in un internet point e chiedere al commesso di inserire una rettifica alla tal informazione che reputate lesiva della vostra dignità. Un internet point farà le vostre veci informatiche, per legge. Esattamente come un avvocato fa le vostre veci legali, o come ci si reca da un notaio per certificare un qualsiasi atto. A una frazione infinitesimale del costo dei suddetti professionisti. Al costo, cioè, della raccomandata con ricevuta di ritorno che avreste dovuto inviare all'autore del blog.

Se l'esigenza fosse quella di dare un servizio, basterebbe mettere insieme dieci persone di buon senso e fare quattro ragionamenti in croce. Una leggina di mezza paginetta da promulgare in un paio di giorni. Ma l'esigenza è quella di dare alla rete
qualcosa a cui pensare, per evitare che pensi troppo a ciò che non la riguarda. Per evitare che, con questa storia dell'informazione libera, si esageri troppo.

I grandi dittatori, di cui Berlusconi è amico e dai quali, al contrario dei leader europei,
è rispettato e stimato, sono già un passo avanti. Hanno cominciato prima. Nel Myanmar le reti 3G erano state chiuse, per evitare che venissero mostrate al mondo le violente repressioni dei monaci. In Iran Ahmadinejad è appena stato rieletto. Siccome sono state elezioni libere, la voce degli oppositori e di milioni di cittadini che gridavano ai brogli elettorali è stata tacitata mettendo fuori uso internet e i cellulari per interminabili ore. Hanno spento tutte le reti. Altrimenti gli iraniani, che usano Facebook per restare in contatto, si sarebbero potuti organizzare. In Cina sappiamo tutti come funziona e, in Egitto, Mubarak incarcera i blogger.

In
Italia, il più sudamericano dei paesi finiti in Europa per sbaglio, è in atto unaferoce guerra mediatica, sotto gli occhi inconsapevoli degli italiani inebetiti dalle trasmissioni RaiSet. Internet sta crescendo, fa passi da gigante, presto raggiungerà e surclasserà il piccolo schermo. YouTube ha appena creato una versione del suo portale pensata appositamente per le televisioni domestiche, per i salotti. Un domani non troppo lontano, le massaie potrebbero guardarsi i video di tutti gli informatori liberi di questo paese comodamente sdraiate sul loro divano. Potrebbero scoprire che il TG4 è diretto da Emilio Fido, che Berlusconi era il Discepolo 1816 di Licio Gelli, che non è vero che Giuliani aveva predetto un forte sisma a Sulmona. Potrebbero scoprire di essere stati presi per i fondelli e diventare essi stessi la rete.

E,
come dice qualcuno, se questa legge passa «non dimenticheremo chi l'ha firmata, chi l'ha votata e chi, eventualmente, la controfirmerà. La Rete non è unballo delle debuttanti, questi golpisti se ne accorgeranno. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.»

mercoledì 10 giugno 2009

Possiamo sopravvivere! Mister B. non ha il 70% dei consensi. PIU' DEL 41% RIFIUTA I PARTITI!

Fonte:

LE LISTE CIVICHE DI BEPPE GRILLO INTORNO AL 3%! GRANDE RISULTATO DI CUI NON PARLA NESSUNO.

Da oggi gli amministratori furbetti avranno qualcuno che li contrasta veramente.

Grande successo dell'Italia dei Valori, De Magistris è dopo Berlusconi il più votato. Ma Silvio non arriva ai 3 milioni di voti che sperava (ne incassa comunque 2 milioni e 7, ma non è di buon umore, i suoi sondaggi lo davano sopra il 43%. Il PDL sta al 35,26%.
Ma dov'è finito il 70% degli italiani che secondo Berlusca sostiene il governo?

La grande esultanza per i risultati della lega è malainformazione: aveva 3.024.000 voti alle politiche del 2008, ne ha oggi 3.126.000, un aumento irrisorio.
Aumenta il dato percentuale (dall'8,3 al 10,2) perché sono diminuiti i votanti!!!

RIFONDAZIONE, SINISTRA E LIBERTA' E RADICALI insieme fanno quasi 9%.

VOTI BUTTATI AL CESSO GRAZIE AI RISSOSI. Ma i politici sono soddisfatti, comunque prenderanno un mucchio di soldi di finanziamento pubblico dei partiti. Il che vuol dire che gli apparati sono salvi. Ed è meglio gestire il gruzzoletto da soli che unirsi e perdere il controllo della cassa.
NOTA BENE: nelle elezioni locali sono riusciti a mettersi daccordo perfino con PD e IDV... Lì se non conquisti un seggio nei consigli comunali sei fuori dal potere... E allora l'accordo lo fai per forza... Altro che dividersi su questioni di principio. Ci si divide sui bassi interessi e sugli istinti bestiali. Che tristezza...

34,95% astenuti
6,38% schede bianche o nulle
Questo è un dato che ho faticato a trovare.
Indovina perchè?

Il Pd prende una mazzata. 26,16%. Vacilla.
Ma il candidato più votato del Friuli è Debora Serracchiani, la donna che aveva strigliato la dirigenza del Pd, il video del suo discorso ha fatto furore sul web (
http://www.jacopofo.com/debora_serracchiani_pd_franceschini_nuovo_leader). E' un segno che la base del PD anela un nuovo stile di far politica.
E' cosa buona.

Possiamo dire che quasi il 45% degli italiani NON E' RAPPRESENTATO al parlamento europeo (non votanti 19.688000 + sinistra che non ha passato il 4%= 22.427.000).
34.863.000 italiani non si riconoscono in Berlusconi (non votanti, sinistra, PD, IDV, UDC).
Il quale oggi è netta minoranza nel paese.
Non ha il 70% dei consensi, ha il 70% dei dissensi!

Quel che manca è un'alternativa credibile. Una classe politica diversa.
La domanda è la Serracchiani e De Magistris, qualcuno di sensato tra i Verdi, RC E RADICALI, possono trovare 4 cose semplici sulle quali mettersi daccordo?
E' POSSIBILE IMMAGINARE UN'OPPOSIZIONE PRAGMATICA E ETICA CHE ABBIA CUORE GLI INTERESSI DELLA GENTE?

Oppure veramente Franceschini riuscirà a portare il PD a fare lingua in bocca con CUFFARO e l'UDC degli inquisiti?

Le amministrative per i comuni virtuosi

Fonte:


Per i comuni virtuosi questa tornata amministrativa è stata un successo quasi ovunque: Monsano (AN), Colorno (PR) e Vezzano Ligure (SP), tre dei quattro comuni fondatori della rete, hanno visto confermata la squadra di governo uscente.

Capannori (LU) va al ballottaggio con un buon margine di vantaggio sugli avversari, vincono Ponte nelle Alpi (BL), Correggio (RE), Novellara (RE), Monte San Pietro (BO), Monte San Vito (AN), Maiolati Spontini (AN), Fratte Rosa (PU), Cesano Boscone (MI), Mezzago (MI).

La giunta in carica perde invece a Bosaro (RO), Castiglione Olona (VA) e, con grandissimo rammarico personale, Olivadi (CZ).

Non si votava invece a Villa Verde (OR), Casigliano (CE), Cassinetta di Lugagnano (MI), Settimo Rottaro (TO), Avigliana (TO), San Vito sullo Ionio (CZ), Leveranno (LE), Bisognano (CS), e il comune fondatore Melpignano (LE), alle urne nel 2010.

Dunque sono stati premiati concretezza, buon senso e attenzione per il territorio e le comunità. Un buon segno davvero che dà ancora più forza e credibilità all’enorme lavoro svolto in questi primi quattro anni di attività della rete.

Un grande in bocca al lupo a tutti gli amministratori di nuovo in corsa per 5 anni di sperimentazioni, progettualità e politiche partecipate: il buon senso conviene, e crea consenso!

Marco Boschini, coordinatore dell'Associazione Comuni Virtuosi - www.marcoboschini.it

Suicidi a sinistra

Fonte:

10 giugno 2009, in PINO CORRIAS



Questi rancorosi dissipatori di voti della sinistra italiana puntavano (proprio come il Cavaliere) nell’implosione del partito democratico di Dario Franceschini per incassare qualche vantaggio elettorale. Paolo Ferrero (Rifondazione) Nichi Vendola (Sinistra e Libertà), Grazia Francescato (Verdi) sono riusciti nella notevole impresa di buttare dalla finestra 2 milioni di voti (più o meno il 6 per cento) e perdere per la seconda volta il quorum.

La sinistra radicale era unita. Si è divisa per ragioni che nessun elettore di media cultura politica sarebbe in grado di riassumere. Forse solo uno psichiatra, e con un milione di parole a disposizione, saprebbe spiegarci quali sono le differenze tra i sogni politici di Vendola e gli incubi di Ferrero. Che insieme sono riusciti a cancellare i Verdi. Impresa titanica in una Europa dove il voto verde cresce ovunque. E in una Italia devastata dalle massime incurie ambientali. Dove prosperano i denari e i disastri delle ecomafie. Dove le coste vengono distrutte, le periferie abbandonate, le campagne inquinate. Dove Napoli e Palermo, sconciate dai rifiuti, diventano casi planetari di disastro. E dove il governo progetta centrali nucleari (di vecchia fabbricazione francese) mentre tutto il mondo, a cominciare dagli Usa di Obama, si orienta verso le energie rinnovabili.

Purtroppo questa sinistra autoreferenziale e rissosa incasserà i rimborsi elettorali, ai quali si accede quando si supera il 2 per cento: soldi per le sedi, per gli stipendi dei funzionari, per i piccoli privilegi dei molti leader, che sopravvivranno generando altri danni futuri.

Parlamento Pulito in Commissione al Senato

Fonte:


martedì 9 giugno 2009

Virus inoculato

Fonte:

Europa, istruzioni per l’uso (interno)

Fonte:




Non è vero che la campagna elettorale sia stata brutta, o inutile. S’è parlato poco di Europa. Ma in compenso s’è parlato molto di Berlusconi e della sua indegnità a rappresentare l’Italia. Si è toccato con mano ancora una volta il suo disprezzo per le regole. Si è constatata la geometrica potenza del suo conflitto d’interessi, che gli ha consentito di scorrazzare per tutte le tv, senza una domanda, come se fossero casa sua (e in effetti, come gli ha ricordato la direttora di Rai Parlamento, Giuliana Del Bufalo, lo sono). Ora che il plotone di europarlamentari appena eletti sta per partire alla volta di Bruxelles e Strasburgo, ci permettiamo un auspicio per quelli dei partiti di opposizione: andate al Parlamento europeo e occupatevi soprattutto di lui, di Silvio Berlusconi. Denunciate le vergogne che quotidianamente perpetra in Italia, tenete alta l’attenzione delle istituzioni comunitarie sull’incredibile “caso Italia”, sollecitatele a prendere posizione e a occuparsi di noi senza tregua. Chiedete l’apertura di procedure di infrazione per lo scandalo del monopolio televisivo berlusconiano, che viola tutte le regole europee sulla libera concorrenza (vedi sentenza della Corte di Lussemburgo sullo scandalo Rete4-Europa7).

Chi vi ha eletti l’ha fatto per questo, non per altro. Il clima internazionale è favorevole: la stampa estera ci tiene gli occhi addosso e ha cominciato a fare al nostro satrapo le domande che la stampa italiana, salvo rarissime eccezioni, non può o non vuole fare.L’indulgenza diplomatica che ha circondato il sultano italiota in questi anni s’è improvvisamente interrotta, col venir meno delle sue tradizionali sponde. La coppia Bush-Blair è un lontano ricordo. L’avvento di Obama ha fatto la differenza: il nostro è l’unico premier occidentale che non è stato ancora ricevuto dal nuovo presidente Usa, il famoso “abbronzato” (anche dell’invito alla Casa Bianca per metà giugno, millantato in campagna elettorale, non s’è più saputo nulla).

Al ducetto restano l’amico Putin e l’amico Gheddafi (che tra breve pianterà la sua tenda in un parco di Roma): due sinceri democratici. L’isolamento internazionale del pover’ometto non è mai stato così ampio e l’atteggiamento delle tv e dei giornali di tutto il mondo libero, da quelli di sinistra a quelli di destra, ne è un riflesso. Non è il “complotto” mondiale di cui vaneggia lui, ma è certo il sintomo di una crescente insofferenza per un personaggio imbarazzante agli occhi degli altri leader (e non solo per il ceco Topolanek, fotografato nudo a casa Berlusconi in circostanze ancora tutte da chiarire). Sarebbe ben triste se la stampa e le diplomazie internazionali scavalcassero in intransigenza le opposizioni italiane, se l’antiberlusconismo sfoderato dal Pd in campagna elettorale si tramutasse, chiuse le urne, nell’eterno ritorno al dialogo, cioè all’inciucio. Gli elettori, quelli rimasti, non lo dimenticherebbero.

Sonia Alfano eletta al Parlamento Europeo ringrazia la Rete

Fonte:

lunedì 8 giugno 2009

SOS per l'acqua italiana

Fonte:

Mentre Federutility presenta il Blue Book che fotografa la caotica situazione del nostro Paese, tanti movimenti denunciano il pericolo della privatizzazione di un bene vitale. In Italia e nel resto del mondo l’acqua sta diventando un bene sempre più conteso, ma anche sprecato e rubato. Dove arriveremo?


di 
Miriam Giudici

acqua
In Italia e nel resto del mondo l'acqua è un bene conteso, sprecato e rubato
Un'Italia dove l'acqua troppo spesso scarseggia e mancano depuratori e fogne. Un'Italia dove l'acqua si spreca, a causa di una rete di distribuzione vecchia e inefficiente. Un'Italia dove però l'acqua costa poco, e rappresenta una voce poco rilevante fra le spese domestiche. E ancora, un'Italia dove un servizio idrico a corto di fondi fa sempre più spazio al capitale privato, suscitando l'allarme di tanti movimenti e associazioni.

È questo il quadro preoccupante che è emerso dopo la conferenza europea H2Obiettivo 2000, dove Federutility – che riunisce le imprese energetiche e idriche del nostro Paese – ha presentato il Blue Book 2009, radiografia dei servizi idrici italiani, e in più ha avanzato diverse proposte in direzione di una crescente privatizzazione del settore.

Vediamo nel dettaglio alcuni dati a cui abbiamo accennato.

Acqua scarsa e contaminata: ancora il 4% degli italiani non dispone di acqua corrente in casa; il 15% non è collegato a una fogna e il 30% non beneficia di un servizio di depurazione. Il nostro Paese vede contestati dall'Unione Europea circa 300 casi di irregolarità. Disservizi e ritardi che sono un macigno sulla via per raggiungere gli obiettivi stabiliti dalla UE, che impongono il disinquinamento totale del ciclo dell'acqua entro il 2020.

Acqua sprecata e rubata: gli acquedotti italiani perdono “per strada” 2,61 miliardi di metri cubi d'acqua all'anno. Vale a dire il 30% del totale: acqua che sparisce sia per colpa di chi si collega alla rete abusivamente, sia per le falle di un sistema di distribuzione troppo spesso antiquato. Acqua e soldi buttati.

Acqua che però in Italia è low cost: per la quota standard di 200mila litri d'acqua all'anno, una famiglia media spende cifre che vanno dai 103 euro a Milano, ai 440 euro ad Agrigento, la città più cara. Cifre che comunque non si avvicinano nemmeno, per esempio, ai 968 euro l'anno che spende un berlinese.

Quale la terapia per un sistema così sofferente? Dove recuperare i miliardi di euro necessari per costruire fogne, depuratori e una rete efficiente?

Anche se gli italiani pagano poco per la loro acqua, in molti si chiedono se, soprattutto in questo periodo di crisi, aumentare le tariffe sia un'ipotesi realistica. Federutility, da parte sua, ha lanciato la proposta degli “hydro bond”, obbligazioni con tempi lunghi di ritorno del capitale, affiancati da programmi d'investimento sia pubblici che privati.

Ed è proprio quest'ultimo punto che suscita le preoccupazioni di diverse associazioni, prima fra tutte il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, chedenuncia come logiche di profitto orientino sempre più le strategie di chi gestisce quello che dovrebbe essere un bene comune e un diritto inalienabile di tutti i cittadini.

In Italia (ma sempre più anche nel resto del mondo) l'acqua è dunque un bene conteso, al centro di tante e diverse mire, ma anche un bene sprecato e rubato, di cui spesso il cittadino (che lo dà per scontato) non riesce a percepire l'importanza vitale.

Fino a quando i rubinetti non smetteranno di erogare gocce preziose.

Un secco NO all'Europa di burocrati e banchieri

Fonte:


Marco Cedolin
Solamente il 43% dei cittadini europei si è recato alle urne per eleggere i parlamentari che prenderanno la via di Bruxelles per trascorrervi 5 anni di vacanza lautamente remunerata a spese dei contribuenti. Si tratta del gradino più basso sul percorso di un’Europa che dalle prime elezioni del 1979, quando a votare furono il 62% degli aventi diritto, ha continuato a percorrere una drammatica parabola discendente lunga 30 anni, perdendo progressivamente la considerazione ed il consenso dei propri cittadini.
Se il 57% degli europei ha ritenuto giusto bocciare l’Europa del 
trattato di Lisbona
e della Bolkenstein, del succo di arancia senza arance e delle quote latte, dominata dalla BCE e dalla burocrazia, semplicemente disertando le urne, anche fra coloro che si sono recati a votare non è mancato lo scetticismo. Una parte cospicua dei 736 parlamentari che si recheranno a Bruxelles appartiene infatti a formazioni politiche euroscettiche, o comunque fortemente critiche nei confronti del percorso fino ad oggi intrapreso dalla UE. Formazioni politiche che in molti paesi hanno incrementato il proprio peso ottenendo successi anche considerevoli.
Da segnalare anche gli ottimi risultati ottenuti in alcuni paesi (Francia e Danimarca su tutti) dai partiti ambientalisti, inspiegabilmente scomparsi in Italia e l’exploit in Svezia del “partito dei Pirati” che aspira ad ottenere il libero scambio di file in rete ed ha ottenuto il 7,1% dei consensi conquistando un seggio a Bruxelles.

Giornalisti, mestieranti della politica e affabulatori di mestiere, costretti per una notte a disertare le feste private ed i localini per vip, continuano ad effondersi in dotte elucubrazioni concernenti la vittoria in Europa dei partiti di centrodestra a spese di quelli del centrosinistra. Il tutto rendendoci edotti del fatto che nel nuovo parlamento con tutta probabilità il gruppo dei popolari conquisterà 270 seggi, mentre i socialisti scenderanno a 170. Neppure un cenno riguardo al fatto che le scelte e le politiche portate avanti fino ad oggi da entrambi i principali gruppi del parlamento europeo si sono dimostrate totalmente fallimentari, fino al punto di renderli espressione di un’Europa che non c’è più se non sulla carta. Neppure un tentativo di portare qualche riflessione in merito al fatto che almeno 6 cittadini su 10 hanno ormai sonoramente bocciato questo
 modello di UE ed aspirano a un’Europa profondamente differente che sappia essere espressione dei popoli che la compongono, tutelandone i diritti anziché annientarli. Solamente un marasma di frasi fatte, conglomerati senza costrutto di parole stantie e castelli di carta costruiti giocando sulla duttilità dei numeri, nel tentativo di veicolare il messaggio che anche se chi governerà risulta espressione della minoranza dei cittadini, in fondo va bene così e non occorre affatto porsi delle domande.

In Italia (che resta il paese dove si è votato di più anche se la percentuale dei votanti è scesa del 7%) la 
campagna elettorale incentrata esclusivamente sul gossip intorno alla persona di Berlusconi, non ha portato fortuna al Cavaliere ma neppure a Franceschini. Il PDL si è fermato infatti al 35% senza ottenere il plebiscito auspicato dal premier, ed il PD ha superato di poco il 26% (alcuni punti sotto al risultato di un anno fa) mettendo a rischio il futuro di un progetto politico che appare ogni giorno di più senza prospettive. La Lega di Bossi ha raddoppiato i voti ottenuti alle scorse europee, arrivando a superare il 10%, essendo riuscita ad intercettare il malessere diffuso conseguente al problema immigrazione, che negli altri paesi ha portato consensi ai partiti di estrema destra. Voti raddoppiati anche per l’IDV di Antonio Di Pietro, arrivato a sfiorare l’8%, grazie al fatto di essersi manifestato quale unico partito che in parlamento abbia espresso una qualche opposizione, all’appoggio di Beppe Grillo e alla scelta di alcuni candidati estremamente popolari, De Magistris su tutti.
Ennesima debacle invece per i due partiti della sinistra radicale, Rifondazione di Ferrero e SL di Nichi Vendola che hanno condotto un testa a testa sul filo del 3%, risultando alla fine entrambi estromessi dall’Europa. Sicuramente in seno alla sinistra sarà necessaria una lunga serie di riflessioni, ricordando che nel 2004 Rifondazione, Verdi e PDCI riuscirono ad ottenere ben 9 seggi all’europarlamento.

Cornuti, perdenti e contenti

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domenica 7 giugno 2009

La cosa Berlusconi

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[El País]

Non vedo che altro nome gli potrei dare. Una cosa che assomiglia pericolosamente a un essere umano, una cosa che dà feste, organizza orge e comanda in un paese chiamato Italia. Questa cosa, questa malattia, questo virus minaccia di essere la causa della morte morale del paese di Verdi se un conato di vomito profondo non riuscirà a strapparlo dalla coscienza degli italiani prima che il veleno finisca per corrompere le loro vene e per squassare il cuore di una delle più ricche culture europee.

I valori fondamentali della convivenza umana sono calpestati tutti i giorni dai piedi appiccicosi della cosa Berlusconi che, tra i suoi molteplici talenti, ha un’abilità funambolica per abusare delle parole, sconvolgendone l’intenzione e il senso, come nel caso del Polo della Libertà, come si chiama il partito con il quale ha preso d’assalto il potere. L’ho chiamato delinquente, questa cosa, e non me ne pento. Per ragioni di natura semantica e sociale che altri potranno spiegare meglio di me, il termine delinquente ha in Italia una valenza negativa molto più forte che in qualsiasi altra lingua parlata in Europa.

Per tradurre in forma chiara ed efficace ciò che penso della cosa Berlusconi utilizzo il termine nell’accezione che la lingua di Dante gli dà abitualmente, sebbene si possa avanzare più di un dubbio che Dante qualche volta lo abbia usato. Delinquere, nel mio portoghese, significa, secondo i dizionari e la pratica corrente della comunicazione, “atto di commettere delitti, disobbedire alle leggi o ai precetti morali”.

La definizione combacia con la cosa Berlusconi senza una piega, senza un tirante, fino al punto da assomigliare più a una seconda pelle che ai vestiti che si mette addosso. Da anni la cosa Berlusconi commette delitti di varia, ma sempre dimostrata, gravità. Per colmo, non è che disobbedisca alle leggi, ma, peggio ancora, le fa fabbricare a salvaguardia dei suoi interessi pubblici e privati, di politico, imprenditore e accompagnatore di minorenni, e in quanto ai precetti morali non vale neppure la pena parlarne, non c’è chi non sappia in Italia e nel mondo intero che la cosa Berlusconi da molto tempo è caduta nella più completa abiezione.

Questo è il primo ministro italiano, questa è la cosa che il popolo italiano ha eletto due volte per servirgli da modello, questo è il cammino verso la rovina a cui vengono trascinati i valori di libertà e dignità che permearono la musica di Verdi e l’azione politica di Garibaldi, coloro che fecero dell’Italia del secolo XIX, durante la lotta per l’unità, una guida spirituale dell’Europa e degli europei. Questo è ciò che la cosa Berlusconi vuole gettare nel bidone della spazzatura della Storia. Gli italiani, alla fine, lo permetteranno?

[Articolo originale "La cosa Berlusconi" di JOSÉ SARAMAGO]

(Quasi) tutto e' bene quel che finisce bene

Fonte:

6 giugno 2009
Grazie alle amichevoli pressioni del l’Ordine dei Giornalisti nazionale, della Federazione della Stampa e di un bel po’ d’opinione pubblica in Sicilia e fuori, i di rigenti del l’ordine dei giornalisti siciliano hanno fi nalmente concesso il tesserino di giornali sta al giornalista Pino Maniaci di 
Teleja to.



Tutto è bene quel che finisce bene. Adesso, però, si pongono delle questioni. 
Telejato è una tv d’inchiesta e Maniaci è un giornalista antimafioso, più volte mi nacciato. I giornalisti siciliani “ufficiali” invece sono in genere tutt’altro che anti mafiosi, né scrivono per giornali d’inchie sta ma per i fogli - o gli uffici stampa - dei vari politici e imprenditori locali. I quali naturalmente l’inchiesta la vedono come il cane vede il bastone.

E allora? E’ Maniaci che deve paziente mente imparare ad adulare i politici e a chiudere tutt’e due gli occhi sui mafiosi, o sono i giornalisti perbene che debbono di ventare indipendenti e riscoprire (o sco prire da zero) il giornalismo vero?

Perché di qua non si scappa: Maniaci - grazie a quel tesserino – ormai è un gior nalista d’ordine siciliano, un collega per fetto, uno di loro. E mica si può tenere nello stesso cesto frutta e calzini sporchi, non va bene. O tutti in un modo, o tutti nell’altro.

Personalmente, preferiremmo che fosse Maniaci a diventare orbo e muto. Intanto per farlo campare un po’ meglio, coi soldi per pagarsi il telefono e senza rischio di revolverate. E poi perché sarebbe troppo crudele, per i colleghi dell’establishment, obbligarli a fare sul serio questo mestiere. Ci sarebbero ulcere, inappetenze, esauri menti nervosi e crisi coniugali. No, no, non siamo così barbari. Conti nuino pure a lavorare così, come sanno e vogliono. In compenso, però, ci facciano una cortesia: chiudano benignamente un occhio, perlomeno ogni tanto, sulle attivi tà del Maniaci. Quando attacca i notabili, quando accusa i mafiosi, quando fa fatti e nomi. E’ vero, non sarebbero cose che si fanno, fra professionisti tesserati e perbe ne. Ma che ci volete fare, non è colpa sua: è solo la sua malattia, il suo vizio, il giornalismo