giovedì 23 aprile 2009

Youtube censura Byoblu

Fonte:


Il video "Giuliani - L'uomo che ci salvò la vita", che ha superato le 50.000visualizzazioni in pochissimi giorni, è stato disattivato da YouTube per non meglio precisate Violazioni delle norme della community.
 A chi tenta di visualizzarlo, all'indirizzo 
http://www.youtube.com/watch?v=GvQ2IRsBbGk, viene mostrato un laconico messaggio: questo video è stato rimosso a causa della violazione dei termini e condizioni d'uso.

 Qualsiasi tentativo di accedere al mio account mostra una pagina dove mi si notifica di avere ricevuto un 
avvertimento, valido per sei mesi,  e che ulteriori avvertimenti potranno comportare la disattivazione della mia capacità di pubblicare contenuti. Posso solo approvare la notifica, come potete vedere dall'immagine seguente, ma non contestarla. 
 
Approvare significa in qualche modo confermare una violazione dei termini d'uso assolutamente incomprensibile. Non approvare significa non avere più alcuna possibilità di operare sul mio account.

 Disattivazione video L'uomo che ci ha salvato la vita

 Il video non conteneva alcuna colonna sonora, non ledeva quindi alcun 
diritto d'autore. Le immagini erano tratte interamente da riprese effettuate da me. 
 
Non era offensivo, non incitava al razzismo, non urtava la sensibilità di nessun credente.  Conteneva la testimonianza di una donna scampata alla tragedia del terremoto, la notte tra il cinque e il sei aprile scorso in Abruzzo, grazie al provvidenziale aiuto di Giampaolo Giuliani, il collaboratore Ente Ricerca che l'aveva avvisata telefonicamente dell'opportunità di trascorrere la notte all'aperto. L'intervistata, Stefania Pace, evidenziava come molte vite fossero state salvate dal tam tam originato dalle previsioni di Giuliani.

 Raccontava anche di come un'operatore della 
protezione civile invitasse tutti arientrare nelle proprie abitazioni, dopo la scossa di mezzanotte, e di come l'informazione ufficiale nei giorni precedenti al sisma avesse invitato tutti i cittadini a non dare retta ai ciarlatani che affermano di poter prevedere i terremoti.  Potete trovare la trascrizione integrale dell'intervista nel post L'informazione assassina.

 Su YouTube circolano contenuti di ogni tipo. Esiste un programma di partnership che garantisce alcuni privilegi, come la possibilità di caricare contributi più lunghi di dieci minuti e di partecipare ai proventi pubblicitari. Purtroppo non è disponibile per gli utenti italiani. 
 Se tuttavia siete 
autori di scherzi telefonici, potreste venire premiati con un'offerta di partnership spontanea, ad insindacabile giudizio del portale. Se invece fateinformazione libera, non ne potete usufruire: una mia richiesta di alcuni mesi fa è stata cordialmente declinata.

  Ho caricato il video su canali alternativi ed è già nuovamente disponibile al blog, ma ho una domanda per voi: quale norma della community viola il 
racconto di una madre di famiglia?

  
A chi stiamo dando fastidio?

Qui sotto vi aggiungo il video

l'Acqua - Riccardo Petrella

Fonte:


Continui roghi di rifiuti e degrado nei Campi Rom

Fonte:


mercoledì 22 aprile 2009

La terza che hai detto

Fonte:


Vignetta di theHand

Capita di rado che le classi subalterne riescano a imporre una legge a propria tutela. Di solito le leggi le ispirano e le votano le classi dirigenti. Su misura per se stesse. Poi però, nello Stato liberale di diritto, le osservano. Perché sono le «loro leggi». E, se qualcuno le infrange, lo puniscono severamente. Nel regimetto italiota, le classi dirigenti non rispettano nemmeno le loro leggi. E, quando vengono sorprese a infrangerle, le cambiano. Il governo Al Tappone-3, in un anno, è riuscito a rinviare sine die la class action. A tentare una legge salva-bancarottieri. A proporre un condono preventivo («piano casa») per i futuri abusivisti edilizi. A depenalizzare la colpa medica. 

Intanto il premier va in Abruzzo e assolve preventivamente i costruttori che usanosabbia e merda al posto del calcestruzzoperché «un costruttore che in zona sismica risparmi su ferro e cemento è inimmaginabile, dovrebbe essere un pazzo e un delinquente», dunque inutile fare inchieste sulle case crollate perché «penso che possano stabilire che non ci sono responsabilità» e comunque «ritardano la ricostruzione». Poi, con la scusa del terremoto, medita un altro scudo fiscale per sanare evasioni fiscali e capitali sporchi all’estero. E, già che c’è, infila un codicillo che salva gli imprenditori che ammazzano i lavoratori in fabbrica e in cantiere. Il perché lo spiega, sempre dall’Aquila, con disarmante franchezza: «Mio padre mi diceva sempre che, se vuoi fare del male, hai tre scelte: puoi fare il dentista, il pm o il delinquente». Lui infatti ha scelto di non fare né il dentista né il pm. 
(Vignetta di theHand)

Video intervista a Colin Campbell

Fonte:



In occasione della Giornata della Terra, Avoicomunicare incontra una delle voci più autorevoli in materia di energia, Colin Campbell.

Campbell ci parla in modo diretto delle sue previsioni per il futuro del pianeta e di come l'utilizzo indiscriminato dei combustibili fossili quale unica fonte di approvvigionamento energetico porterà a una scelta obbligata verso le energie rinnovabili.

Scelta che la natura ci obbliga a fare, e che, secondo Campbell, porterà a un riavvicinamento a un tipo di vita semplice, più vicina alla natura, e meno legata agli sprechi delle città.

Dal suo punto di vista di uno studioso che è sempre stato a contatto con le maggiori compagnie petrolifere del mondo, Colin Campbell ci espone in maniera semplice e diretta la sua teoria del picco del petrolio, ci parla di come le risorse mondiali di combustibili fossili si stanno pian piano esaurendo e di come il nostro interesse dovrebbe rivolgersi alle fonti di energia rinnovabile.

martedì 21 aprile 2009

Nomine Rai, chi sanzionerà Berlusconi?

Fonte:

“Vauro ha esagerato, senza quella vignetta non sarebbe accaduto nulla, hanno cercato il martirio...”, così si era espressa qualche anima candida o meglio semi candida dopo la puntata di Annozero dedicata al terremoto. Molte di queste anime delicate, invece, non hanno trovato il fiato per gridare il loro sdegno contro la volgarità della riunione che si è svolta nel tinello del proprietario di Mediaset dedicata alla definizione dell’organigramma dell'azienda concorrente.

La volgarità sta nelle vignette di Vauro, non in questi veri e propri atti osceni consumati in luogo pubblico e davanti al pubblico.

La volgarità sta nelle denunce di tanti cittadini abruzzesi non nella violenza di chi vuole mettere sotto controllo tutte le piazze mediatiche nazionali.

La volgarità sta negli sferzanti editoriali di Travaglio, nelle inchieste di Sandro Ruotolo o di Milena Gabanelli, nella satira di Sabina Guzzanti o di Maurizio Crozza, non nel tentativo di piazzare i propri dipendenti e fiduciari nelle postazioni chiave del servizio pubblico.

La volgarità sta nelle parole, nelle vignette, nella satira,  non nelle azioni di un presidente che ghignando ammette lo svolgimento della riunione nel suo tinello e aggiunge che lo ha fatto ”...per risparmiare sulle bollette e non far pagare allo stato il costo della luce di palazzo Chigi...”.

Per Vauro sono scattate le sanzioni, chi decreterà le sanzioni per Berlusconi e i suoi compari di merenda a palazzo Grazioli?

Mercoledì si svolgerà l’assemblea nazionale di Articolo 21, in quella sede proporremo di presentare un esposto a firma collettiva da inviare alle autorità di garanzia per chiedere se in questi giorni gli sia capitato di leggere i giornali, cosa intendano fare, se vogliano almeno aprire una finta inchiesta dal momento che persino Berlusconi ha confermato tutto e dunque ha ammesso una palese violazione delle norme vigenti e persino di quella legge farsa sul conflitto di interessi che porta il nome del ministro Frattini.

Quando l’esposto sarà stato definito, ancor prima di inviarlo alle autorità di garanzia e in particolare alla autorità antitrust lo pubblicheremo sul sito di Articolo21 e su questo blog per chiedere anche a voi di sottoscriverlo; forse servirà a poco, ma almeno non saremo inseriti d’ufficio negli elenchi dei complici, dei distratti, di quelle anime semicandide che si indignano per la “volgarità” di Vauro,ma sono ormai troppo stanche per indignarsi delle volgarità del sovrano...

Giuseppe Giulietti


lunedì 20 aprile 2009

L'impronta ecologica

Le formiche amazzoniche, un mondo senza maschi e la clonazione naturale

Fonte:
Pensavate che la clonazione fosse una scoperta della scienza moderna? Sbagliato! Una colonia di formiche dell’Amazzonia non solo è formata soltanto da individui femmine, ma si riproduce proprio così.

di 
Claudia Pecoraro

Mycocepurus smithii
Mycocepurus smithii, ovvero l'eliminazione dei maschi
Un team di ricercatori dell’università dell’Arizona ha da poco effettuato una scoperta sorprendente. Nella foresta amazzonica vive una specie di formiche che, ad un certo punto della sua evoluzione, ha deciso di lasciar perdere la tradizionale riproduzione di tipo sessuato e soprattutto ha “scelto” di fare a meno dei maschi: ogni esemplare è infatti un vero e proprio clone, un’esatta replica della Regina, padrona assoluta dell’intera colonia.

Gli studiosi in questione, peraltro, come spesso accade nella ricerca scientifica, hanno scoperto questo strano fenomeno per caso. Il loro interesse per le Mycocepurus smithii, questo il nome delle formiche, in origine era stato stimolato dalla loro straordinaria abilità agricola. Le smithii sono infatti in grado di coltivare un maggior numero di raccolti rispetto a ogni altra specie di formica sino ad oggi conosciuta.

Durante lo studio i ricercatori si sono accorti che c’era qualcosa di strano nella composizione sociale di queste formiche amazzoniche: nelle colonie erano presenti solo esemplari di sesso femminile. Incuriositi da questa anomalia, hanno deciso di approfondire dando un’occhiata al loro Dna. L’esito è stato sbalorditivo: ogni esemplare è risultato essere un’esatta copia della Regina.

«Tra gli insetti sociali - spiega la dottoressa Anna Himler, responsabile dello studio - ci sono diversi tipi di riproduzione. Ma questa specie ha sviluppato un sistema del tutto originale e molto inusuale».

Gli studiosi hanno quindi pensato di trovare conferme organiche ai test genetici e di analizzare più a fondo il sistema riproduttivo delle smithii. Ed ecco la scoperta: l’organo di solito responsabile per la riproduzione sessuale delle formiche è apparso nel loro caso “deteriorato” a tal punto da rendere fisicamente impossibile l’accoppiamento.

Lo studio - pubblicato sul Proceedings of the Royal Society B. con il titolo“World Without Sex” - non è ancora riuscito a chiarire perché e quando una mutazione tanto radicale ha avuto luogo. Al momento, si sono avanzate solo delle ipotesi. Secondo la Himler, ci sarebbero dei vantaggi nella vita senza sesso: «Si risparmia l’energia necessaria a produrre esemplari maschi e il numero di femmine fertili di ogni generazione raddoppia del 100%».

Tuttavia non mancano gli svantaggi: «A maggior diversità corrisponde una maggior resistenza ai parassiti e alle malattie», sottolinea Laurent Keller, esperto in insetti sociali dell’Università di Losanna. «In una colonia di cloni - prosegue - se una formica è esposta a un parassita lo saranno tutte. Gli asessuati di norma non durano molto a lungo». Ecco perché ora l’attenzione è tutta rivolta alla longevità di tale mutazione.

Naturalmente la prosecuzione di tale ricerca potrebbe avere delleimplicazioni molto importanti, e gli stessi ricercatori confessano di essere emozionati al pensiero della direzione che essa potrebbe prendere…

“La mancanza di libertà di stampa in Italia è una questione europea”

Fonte:

Pubblicato domenica 19 aprile 2009 in Spagna

[El Pais]

Tabucchi denuncia il controllo dell’informazione da parte di Berlusconi

Antonio Tabucchi (Pisa, 1943) è “molto preoccupato per il clima di censura e per gli attacchi alla libertà di stampa” che vive il suo paese. Secondo l’autore di Sostiene Pereira, un “grande velo di silenzio minaccia di coprire tutto” in Italia, dato il “controllo crescente e grottesco dell’informazione esercitato dal Governo di Silvio Berlusconi”. Tabucchi chiede ai giornalisti italiani di ribellarsi e di denunciare la situazione al Consiglio Europeo, affinché questo “prenda provvedimenti urgenti”.

Il detonatore è stata la censura da parte della Commissione di Vigilanza della RAI, questa settimana, contro il programma Annozero, diretto da Michele Santoro. Il suo vignettista satirico, Vauro, ha disegnato una vignetta che mette in relazione il nuovo Piano Casa dell’Esecutivo con l’elevato rischio sismico del paese dopo il terremoto in Abruzzo ed è stato sospeso dal programma. Dopo le critiche lanciate da Berlusconi e da Gianfranco Fini, Santoro è stato obbligato a trasmettere una puntata riparatrice dal Direttore della RAI Mauro Masi, che aveva giudicato la prima “poco equilibrata”.

“Viviamo una situazione molto preoccupante”, dice Tabucchi al telefono da Lisbona. “Lei s’immagina Zapatero che censura un programma critico nei confronti del suo Governo? È un mondo alla rovescia. In Italia il primo ministro è proprietario dell’80% dei mezzi di informazione. La UE ha obbligato i paesi dell’Est ad abbandonare le loro leggi comuniste per entrare in Europa e poi permette all’ Italia che il primo ministro controlli la RAI, le televisioni private ed una parte dei giornali. Non è un problema italiano, è europeo. Più della curva delle banane”.

Tabucchi sostiene che la Federazione della Stampa Italiana debba denunciare la RAI al Consiglio d’Europa per abuso di potere. “Già nel 2001 Berlusconi cacciò vari professionisti della RAI con il cosiddetto editto bulgaro come se fossero stati suoi impiegati. Nessuno fece niente. Adesso ha minacciato da Vienna di voler attuare “azioni dure” contro i giornalisti, si riunisce a casa sua per nominare i nuovi direttori della RAI e censura i programmi più critici.

È intollerabile, l’informazione in Italia è malata e nessuno muove un dito. In nessun paese europeo succede una cosa del genere. Se un politico spagnolo controllasse per esempio La Vanguardia, El País e sei televisioni, potrebbe essere primo ministro?”.

Lo scrittore si sente “minacciato personalmente” e chiede alla stampa internazionale di presentarsi il 7 maggio a Pisa, dove comparirà di fronte al giudice per difendersi da una citazione a giudizio di Renato Schifani, presidente del Senato italiano. “Mi chiede 1.250.000 euro per un articolo apparso su L’Unità per presunti danni all’immagine” spiega. Schifani è la seconda carica dello Stato italiano, dopo il presidente della Repubblica, e non puó essere processato.

“Lui gode dell’immunità giudiziaria perché il Governo ha approvato una legge, il cosiddetto lodo Alfano, che impedisce di processare le quattro più alte cariche dello Stato. Ed io sono solo perché la denuncia non coinvolge L’Unità. È stata fatta così con lo scopo di intimidire senza che si noti molto, perché non si dica che è contro la Stampa, perché si sappia il meno possibile”.

[Articolo originale di Miguel Mora]

RAI: la voce del padrone

Fonte:


domenica 19 aprile 2009

Radio France: politica, mafia e l'omertà televisiva di Porta a Porta

Fonte:

venerdì 17 aprile 2009
Eric Valmir è il corrispondente, per l'Italia, di Radio France, la radio pubblica francese. Di ritorno da un incontro col giudice Roberto Scarpinato -autore, con Lodato Saverio, de "Il ritorno del principe" (Chiare Lettere)- ha pubblicato sul suo blog questo post, che traduco.

La prima frase mi disorienta: “Non parliamo di Berlusconi, d’accordo?”. Mi disorienta perché due ore prima, davanti al teatro Massimo di Palermo, uno degli attori, sul fronte economico, della lotta contro la mafia mi ha posto la stessa condizione. Io non sono lì per parlare di Berlusconi, ma dei meccanismi di Cosa Nostra.

E con un sorriso d’intesa lo dico pure al mio ospite: “Sono venuto per parlare del suo libro, 
Il ritorno del principe”. E’ vero, l’entourage di Berlusconi è spesso sospettato di collusione con la Mafia, il suo braccio destro, Marcello Dell’Utri, è stato peraltro condannato nel corso della precedente legislatura, ma nessuna prova ha mai implicato formalmente il Presidente del Consiglio.

Roberto Scarpinato è l’ultimo dei giudici di Palermo. L’ultimo della generazione di Falcone e Borsellino, i due magistrati assassinati nel 1992 e nel 1993. Una memoria storica della giustizia palermitana che ha rifiutato di trasferirsi a Milano o a Verona. Vive sotto scorta. E’ stato lui ad istruire il processo contro Giulio Andreotti per complicità mafiosa. Giulio Andreotti, oggi senatore a vita – e sette volte presidente del Consiglio.

La sentenza di primo grado l’aveva assolto per insufficienza di prove, ma la Corte d’Appello, tre anni più tardi, rovesciò il verdetto. Andreotti colpevole. Il delitto di “associazione a delinquere” venne riconosciuto, ma i fatti, nel frattempo, erano caduti in prescrizione.

Il ritorno del principe non è una descrizione dell’inchiesta Andreotti. Per Roberto Scarpinato, che si esprime con voce lieve, Andreotti non è che il prodotto di un sistema pronto ad ogni prova, e protetto, oggi, da una cornice mediatica. Le conclusioni dell’inchiesta Andreotti non sono mai state riportate troppo chiaramente dalla stampa italiana. Il giudice Scarpinato cita nel suo libro un esempio della copertura mediatica televisiva: Porta a Porta, il talk di successo di Bruno Vespa, su Rai Uno.

Quando Andreotti viene assolto, Bruno Vespa gli consacra una trasmissione trionfale.

Quando viene dichiarato colpevole, non una parola.

Quando il braccio destro di Silvio Berlusconi, Marcello Dell’Utri, si becca nove anni di reclusione per collusione con la Mafia, Porta a Porta propone un’edizione speciale sulla sessualità degli anziani. Stessa cosa in occasione della condanna di Bruno Contrada, numero tre dei servizi segreti italiani, vicino agli ambienti mafiosi.

Questi esempi sono citati quasi a titolo d’ironia nel libro. Il resto dell’intervista scompone tutto un meccanismo che prende avvio da un sistema di tipo feudale. Una minoranza di potenti che mantiene il proprio potere ed i propri interessi ricorrendo ad ogni mezzo. Fino alla violenza e all’omicidio politico.

La Mafia non è un’organizzazione criminale, è una cultura clientelare. La sola che esista, quella di chi dirige. Quella di cui è sempre stata negata l’esistenza fino agli anni 70. La borghesia mafiosa palermitana utilizzava gruppi per imporre un regno di terrore, ma al riparo da ogni sguardo. La Mafia era una leggenda. Tutto cambia con Totò Riina e Bernardo Provenzano, i due leggendari padrini di Corleone, che mettono a segno una strage dopo l’altra. La Mafia diviene un fatto mediatico. Il cinema se ne impadronisce. E il Principe si adatta. La Mafia… sono loro. Il Principe finisce per liquidarli. In galera. Cosa Nostra è finita. Basta crederci!

Il Principe è una classe dirigente fatta di notabili, imprenditori ed eletti. Un corpo a se' stante che risale al XVI secolo. Nel libro, Scarpinato scrive: “Dapprima sono apparsi i metodi mafiosi, poi la Mafia. Nel 1861, al momento dell’unità d’Italia, il 90% della popolazione era analfabeta; nel 1848, il 60%. Non per colpa sua: essa era stata tenuta nell’ignoranza e non aveva mai potuto conoscere i princìpi di una democrazia. E non sono sufficienti cinquant’anni di Repubblica per modificare il corso delle cose, soprattutto quando il Principe sta nel cuore della vita pubblica".

Il Principe ha tremato nel 1992. Il Muro di Berlino italiano. I due terzi della classe politica decimati dall’inchiesta Mani Pulite, i comunisti risparmiati, i giudici al potere - ed allora il Principe decide di usare i metodi forti. Riina e Provenzano uccidono, massacrano. Falcone e Borsellino vengono assassinati. Per vendetta, si dice.

"Non credo", risponde Roberto Scarpinato. “In quel momento, in cui tutto era destabilizzato, il Principe doveva conservare il potere. Un colpo di Stato non era possibile. Dopo il crollo del sistema politico, era stato progettato un attentato mostruoso alla Stadio Olimpico di Roma. La bomba non ha funzionato. Quella carneficina sarebbe rimasta nella Storia. Per l’onda emotiva si sarebbe portato al potere una nuova generazione scelta dal Principe. Falcone e Borsellino avevano scoperto simili manipolazioni politico-mafiose, che avrebbero portato ad una riorganizzazione dello Stato, ed un progetto comparabile ad una sorta di balcanizzazione dell’Italia. Abbiamo ripreso l’inchiesta, ma mai ci è riuscito di produrre le prove necessarie. Tuttavia il Principe voleva dividere l’Italia in tre, affinché ognuno potesse conservare i propri privilegi. Il Nord agganciato alla locomotiva europea, il Centro tecnocratico, e il Sud una sorta di Singapore italiana con tutte e quattro le Mafie al comando.

"Ovviamente -prosegue il giudice- mi si dirà che la mia immaginazione è fertile, e che la Mafia appartiene al passato. Ma io non cerco che la verità: non per altro sono minacciato di morte e non ho più una vita privata. Lo trova normale"?

Abbiamo parlato per due ore, ma il tempo m’è sembrato scorrere molto più in fretta. Tornato nel frastuono della strada palermitana, osservo le facciate color ocra di via Roma. Il sole è dolce, una coppia si bacia, i primi odori dell’estate… L’Italia.

Eric Valmir, 16.04.2009
(traduzione di 
Daniele Sensi)

Radio Padania: "Il terremoto in Abruzzo è segno profetico dell'imminente islamizzazione dell'Europa"

Fonte:

E’ possibile servirsi di morte, strazio e distruzione per giocare -ancora una volta, anche nel dramma- a soffiare su diffidenze e paure al fine di stuzzicare e sollecitare sentimenti ed atteggiamenti xenofobi? Sì, lo ha fatto Radio Padania, nel fine settimana. In una trasmissione dedicata al terremoto in Abruzzo.

“Vedete, se dovessimo limitarci al cordoglio e al dolore non capiremmo quasi nulla di tutto quello che è accaduto”, ammoniva il conduttore, ovvero il professor Andrea Rognoni, direttore di "Idee per l’Europa dei Popoli", rivista voluta dall’onorevole Mario Borghezio. In barba all’umana solidarietà -unica nota positiva in occasione di lutti dal sapore collettivo- gli ascoltatori venivano accompagnati in una sorta di viaggio esoterico, che andasse oltre le presunte apparenze fatte di macerie e di sangue, per leggere ciò che davvero questo terremoto avrebbe da insegnare. Che in territorio sismico gli edifici andrebbero costruiti in maniera appropriata e possibilmente con materiale diverso dalla sabbia di mare? Macché, questi sono dettagli da lasciare ad un pubblico distratto che si lascia abbindolare da una lettura superficiale degli eventi. La verità di quanto è accaduto è invece fatta di simboli occulti, di cavalieri templari, di teli sindonici, di elementi archeo-astronomici e di tradizioni celtiche (queste non mancano mai). Perché la città dell’Aquila è costruita seguendo la pianta di Gerusalemme, e la Basilica di Collemaggio, rimasta in piedi per tanti secoli e caduta proprio ora, conserva una lastra da un inequivocabile segno: una torre sormontata da una mezzaluna…. Il sisma come fenomeno premonitore di una delle fissazioni leghiste: l'imminente islamizzazione dell'Europa. L’unica preoccupazione di Rognoni? Vedere quale sarà lo stato di tale pietra profetica una volta tolte le macerie.

Un romanzaccio alla Dan Brown che, giocando con l’indecenza, fa del terremoto un monito alle presunte radici cristiane dell'Europa. E che importa che la tragedia abruzzese abbia coinvolto pure donne e uomini musulmani. La battaglia identitaria ha ragioni che il buonsenso non conosce. Ragioni che trovano un potente megafono in Radio Padania Libera. L’emittente della Lega Nord – il partito del nostro ministro dell’Interno.

Daniele Sensi

Fareste a meno di scrivere sms per salvare una specie dall'estinzione?

Fonte:


gorilladi Mickey Z. - onlinejournal.com; segnalato da ComeDonChisciotte.org

Fareste a meno della possibilità di scrivere “ttyl” (*) al vostro “bff” (**) per salvare una specie dall’estinzione? Questa, nel 2009, non è una domanda insensata.

La prossima volta che il vostro telefonino squilla, provate a concentrarvi su queste quattro semplici parole: Repubblica Democratica del Congo. Ve lo sto chiedendo perché uno dei componenti principali del circuito dei telefoni cellulari è un minerale metallico chiamato Columbite-Tantalite, o “coltan.”



L’80% delle riserve conosciute di coltan nel mondo si trova nell’africana Repubblica Democratica del Congo (o Congo Belga), che, guarda caso, si trova ad essere invischiata in una guerra civile brutale (persino per gli standard attuali) fin dall’era pre-telefonino del 1994. Nel corso degli anni, tutte le fazioni coinvolte in questa lotta implacabile hanno abilmente iniziato ad usare l’estrazione e la vendita del coltan non solo per nutrire l’apparentemente insaziabile dipendenza da telefonino dell’Occidente, ma anche per finanziare la propria inesorabile distruzione. In Congo, le morti civili in questo stesso periodo – dovute principalmente a malattia e malnutrizione conseguenti alla guerra – non sono calcolate nell’ordine delle centinaia, migliaia o persino decine di 
gran_Coltan-columbite-tantalitemigliaia, ma piuttosto nell’ordine dei milioni… e ciò rende questo il più micidiale conflitto militare dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Ma è persino peggio di così. Basterebbe chiedere a un gorilla di pianura orientale, il più grande primate al mondo, che si trova quasi esclusivamente nel Congo Belga. Secondo il National Geographic, “A seguito di un decennio di guerra civile nella Repubblica Democratica del Congo, nuove stime suggeriscono che il numero dei gorilla di pianura orientali potrebbe essere calato bruscamente del 70%. Il conflitto, l’estrazione illegale di un minerale usato per componenti elettronici e il crescente commercio della carne hanno tutti contribuito a gravi perdite.” Il Programma Ambientale dell’ONU ha segnalato che il numero di gorilla di pianura orientali in otto parchi nazionali congolesi è conseguentemente diminuito del 90%.

Possiamo solo sperare che una qualche intraprendente anima buona abbia già registrato il verso dei gorilla in modo che possa essere usato come soneria ben dopo la loro morte.
A proposito di “dopo la morte,” c’è anche la questione di tutti i rifiuti elettronici che si originano, in parte, dallo smaltimento dei telefoni cellulari. “Dentro al vostro apparentemente innocente portatile o televisore, si apposta un intero bouquet di metalli pesanti, semimetalli ed altri composti chimici,” afferma Jessika Toothman di HowStuffWorks.com. “Il pericolo rappresentato dai rifiuti elettronici è dovuto a ingredienti quali piombo, mercurio, arsenico, cadmio, rame, berillio, bario, cromo, nichel, zinco, argento e oro. Molti di questi elementi sono impiegati nelle schede elettroniche e compongono parti elettriche come microchip, monitor e cavi”.

Secondo l’EPA (l’agenzia governativa ambientale statunitense), nel 2005 “i componenti elettronici di seconda mano o indesiderati ammontavano a circa 1,9-2,2 milioni di tonnellate. Di questi, una quantità pari a 1,5-1,9 milioni di tonnellate era gettata in discarica, e solo 345-379mila tonnellate venivano riciclate”.
Non è una cosa fantastica, il progresso?

Mickey Z.
Fonte: http://onlinejournal.com br> Link: http://onlinejournal.com/artman/publish/article_4456.shtml
10.03.2009

Traduzione a cura di ORIANA BONAN

* ** Sono acronimi da messaggio sul cellulare: ttyl=talk to you later, bff=best friends forever.

Legoland

Fonte:

18 aprile 2009


Il mancato accorpamento del referendum all'election-day ci costerà caro. Una cifretta che oscilla tra i 460 milioni di euro e i 500 milioni di euro secondo tutti i media nazionali. Un assaggino che sui banchetti romani, milanesi o partenopei farebbe comunque la sua porca figura. Ma tant'è. L'accorpamento non si può fare. I leghisti non consentono, altrimenti il governo salta. Silvio Berlusconi, l'uomo tutto d'un pezzo, insomma tutto d'un pezzetto, l'uomo che sulle macerie abruzzesi ha il piglio del comandante in capo... Insomma il vir italicus che però lacrima durante il lutto nazionale, non è stato in grado di dire di no ai timori di bottega della Lega; la quale aveva paura che il volano delle elezioni avrebbe dato carburante al referendum per la modifica della legge elettorale. Una modifica che se approvata avrebbe penalizzato il Carroccio alle prossime elezioni, si dice. Non che me ne sbatta una ciabatta delle elezioni cui non partecipo. Non che me ne sbatta una ciabatta delle affermazioni di Bobo "Soulmachine" Maroni il quale parla di democrazia a rischio in caso di vittoria di chi vuole cambiare la legge elettorale (la democrazia non è a rischio perché non esiste; e qualora esistesse non saprei nemmeno dire se sia buona o cattiva. Per i leghisti: la democrazia non è una caciotta brianzola!). Non che voglia diventare idrofobo dalla noia, a furia descrivere l'ennesimo sperpero al retrogusto di ladrocinio. Ma maledizione la stampa ha fatto più casino per il caso Santoro o per i soldi de facto sottratti all'Abruzzo? Non credo che servano altre righe per analizzare la questione. Ho già scritto troppo. Dico solo una cosa. Non credano lorsignori delle banche di averci buggerato dando in pasto all'opinione pubblica il becero spreco di Bossi & soci (sull'ex giunta abruzzese dirò in futuro). Ovviamente Gian Antonio Stella ci scriverà un capitolo del suo prossimo libro. Annozero ci farà un servizio. Report una puntata. E giù addosso ai politici spreconi mentre sotto il silenzio delle macerie si nasconde l'abominio dei Tremonti bond. De facto soldi regalati alle banche. Ma in quantità fantastiliardoquintodecupla rispetto alla indecenza consumata in Abruzzo.Tremontibondbankenstein batte Sprecolerciopadano 15 miliardi a 0,5. Mi scuso già da ora con i lettori per essere stato troppo volgare o troppo poco volgare, a seconda dei punti di vista, considerato l'eloquio di certi padani. Ma soffro un periodo di destrutturazione cerebrale indotto dall'esterno. Mi dichiaro profugo per chiedere asilo politico a Legoland. Lì i mattoni sono antisismici. Le mazzette sono solo quelle dei muratori (quelli senza grembiulini!) e le case vengono giù se lo vogliono i bimbi da tre a sei anni. Da noi vengono giù a causa di politici, mafiosi e imprenditori tra i venti e i cent'anni. E come diceva Totò: Abbundantis... abbundandum!

Marco Milioni

Panico a Domenica In per una battuta su Berlusconi

Comitato epico

Fonte:


Vignetta di Martuscelli da Il Vernacoliere

Tra una passeggiata elettorale e l’altra sui cadaveri d’Abruzzo, Al Tappone trova il tempo per 
ricevere a casa sua gli 
aspiranti direttori Rai. Alcuni non si vedono entrare perché abitano già lì. Gli altri vorrebbero tanto. Come ha scritto il New York Times, i giornalisti italiani si dividono in due categorie: quelli che lavorano per Berlusconi e quelli che lo faranno. Carlo Rossella, celebre per aver trapiantato col photoshop una ricrescita alla Cesare Ragazzi sulla pelata del padrone in una copertina di Panorama, è il numero uno di Medusa (Fininvest), dunque il presidente ideale per Raifiction: altro monumento equestre al conflitto d’interessi, per non far rimpiangere Saccà. 

Augusto Minzolini, cronista della Stampa al seguito del Cainano nonché rubrichista di Panorama, è in pole position per il Tg1: giusto risarcimento per anni e anni di lavoro usurante (soprattutto per le ginocchia e la lingua). Se invece passasse C. J. Mimun,Belpietro andrebbe al Tg5 lasciando Panorama all’«amico Minzo». Sempre alte le quotazioni di Susanna Manidiforbice Petruni per Rai2. Peccato che tanti sforzi siano destinati al naufragio: un giornalista con la storia di Paolo Garimberti non potrà che respingere al mittente tutti i nomi usciti da casa Cainano. Senza contare che l’Authority, deputata a vigilare sul rispetto della legge Frattini, bloccherà tutto immantinente. IntantoMilena Gabanelli è stata deferita al Comitato Etico Rai per l’ultima puntata di Report,sgradita a Tremonti. E così Report ha messo a segno un altro scoop sensazionale: la Rai ha un Comitato Etico. 

Sì, possiamo cambiare il mondo!

Fonte:

Nella stazione ferroviaria di Antwerpen le persone si mettono a ballare. 
Cosa succede?
E' folle. E' impossibile. E' bellissimo. 
Grazie a Patch per averci segnalato questo video. 
Non so voi ma io mi sono commosso.
L'umanità è anche grandiosa!


sabato 18 aprile 2009

Abruzzo, un futuro fatto di pozzi di petrolio?

Fonte:

In questi giorni di tragedia e di passerelle politiche nessuno fra uomini politici e giornalisti si è sentito in dovere di rendere nota agli abruzzesi la volontà del governo, già espressa lo scorso giugno 2008, di trasformare l’Abruzzo in una regione mineraria.

di 
Marco Cedolin

Un pozzo di petrolio
Pozzi come questo potrebbero presto costellare l'Abruzzo
Nel corso delle ultime settimane l’Abruzzo si è ritrovato sotto la luce dei riflettori mediatici come mai prima d’ora a causa del terremoto che ha colpito l’Aquila provocando la morte di quasi 300 persone, oltre 1000 feriti e 30.000 senza tetto. Durante questi giorni di tragedia gli uomini politici hanno fatto a gara nell’ostentare presenzialismo e dispensare promesse di ogni sorta per quanto riguarda il futuro delle zone colpite dal sisma e dell’intera regione. Promesse che, partendo da una pronta ricostruzione delle abitazioni distrutte dal sisma, non hanno mancato di contemplare grande attenzione nei confronti degli equilibri di un territorio che si caratterizza come estremamente fragile.

Nessuno fra gli uomini politici ed i giornalisti, impegnati nel curare la buona riuscita della “passerella mediatica”, si è sentito in dovere di rendere nota agli abruzzesi la volontà del governo, già espressa lo scorso giugno 2008, di trasformare l’Abruzzo in una regione mineraria, come dimostrato dal fatto che ormai il 35% del territorio abruzzese risulta coperto da permessi estrattivi in favore delle compagnie petrolifere.

Leggendo l'interessantissimo blog della Dr.ssa Maria Rita D'Orsogna che da anni segue la vicenda con tutto l’ardore di chi pur vivendo all’estero continua a rimanere profondamente innamorato della propria terra, non si fatica a comprendere i termini del problema nella loro interezza. L’interesse dell’ENI, della Mediterranean oil and gas (MOG), di Total e altre compagnie petrolifere nei confronti del territorio abruzzese sembra essere molto alto, così come alta è stata fino ad oggi la disponibilità degli uomini politici di varia estrazione e colore, nei confronti di un progetto che riproponga in Abruzzo lo stesso scempio già sperimentato in Basilicata.

Anche per l’Abruzzo, così come accaduto proprio in Basilicata, potrebbe prospettarsi dunque un futuro fatto di trivellazioni e pozzi petroliferi, destinati a devastare ed inquinare il territorio, senza comportare nessun tipo di ricaduta positiva per la popolazione residente.

Se i cittadini abruzzesi, tenuti fino ad oggi all’oscuro del tutto dall’atteggiamento omertoso della politica e dell’informazione che conta, avrebbero già molto da recriminare per il solo fatto che si paventi dinanzi a loro una prospettiva di questo genere, occorre sottolineare come esista un ulteriore motivo di allarme che, soprattutto alla luce di quanto accaduto all’Aquila, non può certo essere sottaciuto.

La conformazione del territorio abruzzese, ad elevato rischio sismico, dovrebbe infatti sconsigliare nella maniera più assoluta qualunque ipotesi di trivellazione, dal momento che l’estrazione di petrolio e gas dal sottosuolo comporta un aumento dei rischi di movimenti tellurici indotti proprio dall’attività estrattiva. A questo proposito esistono molti studi che confermano la connessione fra attività di estrazione e terremoti, alcuni stralci dei quali si possono leggere proprio all’interno del blog della Dr.ssa D’Orsogna.

Dagli uomini politici che anche nelle prossime settimane con tutta probabilità continueranno la propria passerella mediatica condita di facili promesse tutti i cittadini abruzzesi credo dovrebbero pretendere la promessa di un futuro vivibile, all’interno di case più sicure, in una regione che continui a rimanere fra le più verdi d’Italia, anziché la prospettiva di un domani fatto di pozzi petroliferi e nuovi terremoti, ancora più gravi di quello che ha determinato la tragedia dell’Aquila.

venerdì 17 aprile 2009

Sgomorra

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Foto di l3m4ns da flickr.com
Troppa sabbia nel cemento armato (si fa per dire). Stupore generale: chi l’avrebbe mai detto? In Abruzzo, poi, regione dotata di una classe politica così irreprensibile da aver avuto l’intera giunta arrestata nel ’93 (tutti assolti grazie all’abolizione del reato, tranne il presidente Salini, condannato per falso e dunque promosso deputato da FI e poi passato all’Udeur) e un altro governatore,Del Turco, arrestato l’anno scorso. 

Ora i pm paventano 
infiltrazioni della camorra nella ricostruzione e il neogovernatoreChiodi s’indigna. Camorra in Abruzzo, ma quando mai? Bastava leggere un libro semiclandestino scritto da un ragazzo casalese, uscito tre anni fa. A pagina 236, nel capitolo «Cemento armato», il giovane scrittore scandisce il ritornello post-pasoliniano «Io lo so e ho le prove», poi butta lì: «Tutto nasce dal cemento, non esiste impero economico nel mezzogiorno che non veda il passaggio nelle costruzioni: appalti, cave, cemento, inerti, mattoni, impalcature, operai… So come è stata costruita mezza Italia. E più di mezza. Conosco le mani, le dita, i progetti. La sabbia che ha tirato su palazzi e grattacieli. Quartieri, parchi e ville. A Castelvolturno nessuno dimentica le file dei camion che depredavano il Volturno della sua sabbia… attraversavano le terre costeggiate da contadini che mai avevano visto questi mammut di ferro e gomma… Ora quella sabbia è nelle pareti dei condomini abruzzesi…». Quel giovane scrittore si chiama Roberto Saviano. E il suo romanzo «Gomorra». Lo celebrano tutti. Purché, beninteso, nessuno lo legga. 

Maurizio Pallante

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