domenica 5 aprile 2009

DAL G7 AL G192: LA CRISI INTERROGA TUTTI.

Fonte:

Il mondo è in attesa. Gli occhi di tutti sono puntati sul G20 del 2 aprile a Londra, aspettando soluzioni concrete e strategie efficaci per uscire dalla crisi.
L’opinione pubblica tiene sotto pressione i Governi dei venti paesi più potenti del mondo: quelli che dalla seconda guerra mondiale guidano il sistema economico e quelli che sono entrati dopo nel Club, in virtù dei loro strepitosi tassi di crescita. I primi non hanno saputo prevenire il disastro, i secondi non lo hanno fermato.
A Londra dovrebbero trovare un accordo su tutto: i tassi d’interesse, le valute, i paradisi fiscali, i regolamenti bancari, gli stipendi dei manager, la riforma delle istituzioni di Bretton Woods, i piani per l’occupazione, quelli contro la povertà…
L’impresa risulta ancora più ardua, se si pensa che finora i vari incontri dei Grandi (G20, G7, G8) non hanno saputo sciogliere i nodi dell’economia e della finanza, i sorrisi e le foto di gruppo hanno a malapena mascherato la distanza delle posizioni e l’assenza di soluzioni condivise.
Un vuoto decisionale reso ancora più grave dalla presunzione di proporsi come l’unico luogo deputato a trattare i problemi economici del mondo.
Il G7 (allora G5) venne inventato a metà degli anni Settanta, proprio quando le Nazioni Unite stavano mettendo a punto il progetto di un Nuovo Ordine Economico Internazionale.
La crisi petrolifera scoppiata nel 1973 fece vacillare il modello di sviluppo basato sull’industrializzazione e rimise in discussione i rapporti di forza tra paesi produttori di materie prime e paesi industrializzati.
I paesi più potenti, vedendo minacciata la loro posizione dominante, decisero di avocare a sé ogni negoziato sulle questioni economiche e finanziarie. Il Fondo Monetario e la Banca Mondiale, governati da quegli stessi paesi, ne avallarono la decisione. Così, il confronto e le decisioni sulla finanza e l’economia sono state definitivamente sottratti all’ONU e alle sue agenzie sul commercio (UNCTAD), il lavoro (ILO), lo sviluppo (UNDP), l’ambiente (UNDP).
Il disastro in cui ci troviamo comprova che quella scelta non fu né efficace né lungimirante, ma proprio una congiuntura così drammatica ci impone di andare oltre le recriminazioni.
E’ in gioco la “stabilità e l’equità” delle relazioni economiche e finanziarie internazionali, come ha ben intuito la Commissione Speciale, costituita lo scorso gennaio dal Presidente dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e presieduta dal premio Nobel Joseph Stiglitz.
Il G8 rappresenta solo il 13% della popolazione mondiale e non può decidere per tutti i popoli del pianeta. Bisogna cambiare metodo, e per questo la Commissione fa riferimento al G192, vale a dire a tutti i paesi membri dell’ONU: solo da una proposta di riforma allargata e condivisa, infatti, può risultare un cambiamento reale e profondo.
La Commissione ha un programma di lavoro serrato che prevede il confronto con il G20 e il G8, l’interlocuzione con le principali istituzioni internazionali, il dialogo con il settore privato e la consultazione della società civile.
Si stanno analizzando quattro grandi filoni: regole finanziarie, questioni multilaterali, questioni macroeconomiche e riforma dell’architettura finanziaria globale, al fine di sottoporre una proposta di riforma all’ High-level Conference che si terrà al Palazzo di Vetro dall’1 al 4 giugno.
Banca Etica, attraverso la sua Fondazione Culturale, ha preso parte alla consultazione della società civile, focalizzando il proprio contributo sulla regolamentazione della finanza. Secondo quanto afferma la Commissione, il confronto su questo aspetto ha lo scopo di “capire come riportare la finanza alla sua funzione originaria per sostenere l’economia reale e gestire in rischi in modo più equo; come modificare i sistemi e le strutture di regolazione verso meno speculazione e maggiore stabilità, come sostenere con la finanza gli obiettivi dell’occupazione dignitosa e dell’economia verde”.
Non avevamo la certezza che il nostro parere venisse accolto, in quanto non abbiamo lo status consultivo alle Nazioni Unite, siamo però riusciti a farci ascoltare in virtù della nostra specifica esperienza, che viene espressamente citata nel documento che conclude la consultazione, a cui hanno partecipato circa cento grandi reti e organizzazioni internazionali.
Il documento contiene, per così dire, le ricette della società civile per uscire dalla crisi. Molte sono le questioni sollevate e altrettante le proposte avanzate: dall’abolizione del sistema bancario ombra al divieto di utilizzare i derivati per beni vitali come il cibo e l’energia, dalla canalizzazione delle rimesse per progetti sostenibili all’introduzione di tasse globali per finanziare gli obiettivi del Millennio.
I suggerimenti di Banca Etica riguardano, tra l’altro, l’inclusione nella valutazione del rischio degli aspetti sociali ed ambientali (come fa la nostra Banca con il proprio modello di rating), prevedere negli accordi di Basilea un regime specifico per le imprese sociali e le cooperative, ridurre la portata del segreto bancario, sostenere con una normativa adatta il microcredito e la microfinanza.
Non possiamo prevedere l’esito del processo in corso: navighiamo a vista in un mare in tempesta, dobbiamo decidere se naufragare tutti o salvarci insieme approdando su una nuova terra.

Sabina Siniscalchi 
Fondazione Culturale Responsabilità Etica

Tassa sui rifiuti: come recuperare le spese dell`iva, balzello illegittimo

Fonte:

Tutti i cittadini sono tenuti a pagare la tassa sui rifiuti, ma pochi sanno che spesso, nella bolletta, viene applicata l'Iva (nella misura del 10%) sulle voci di raccolta e smaltimento rifiuti: una voce che, assicura il CODACONS, non è assolutamente dovuta e di cui è possibile richiedere il rimborso immediato.

 

"Se ad esempio paghi una tassa di 900 euro l'anno, il tuo Comune ti sta sottraendo 90 euro di IVA illegittima che, moltiplicati per 10 anni (il massimo che puoi richiedere), sono 900 euro buttati nell'immondizia!" spiega l'associazione dei consumatori, che  specifica come la Corte di Cassazione, in linea con l'orientamento comunitario, abbia stabilito come "il corrispettivo che i cittadini devono pagare per la raccolta e smaltimento dei rifiuti è una tassa e non una tariffa. Se fosse una tariffa l'Iva sarebbe applicabile, ma essendo una tassa questo non è legittimo".

 

Il Codacons offre una consulenza gratuita a tutti coloro che vogliono recuperare il 10% di Iva sulla tassa sui rifiuti pagato negli ultimi anni ai Comuni e/o alle società appaltatrici che per essi gestiscono il servizio.  Occorre semplicemente, quindi inviare:

 

  • un foglio con i propri dati anagrafici, recapiti telefonici, eventuale indirizzo di posta elettronica e codice fiscale;
  • copia dell'atto di richiesta della tassa sui rifiuti per cui richiedere il rimborso e delle relative ricevute di avvenuto pagamento (per tutti gli anni dal 1998 ad oggi).

 

in busta chiusa a:

 

  • CODACONS 
    Azione Iva rifiuti
    Via Filippo Corridoni, 25
    00195 Roma

 

Gli avvocati e i consulenti tributari del CODACONS esamineranno gratuitamente la documentazione, quindi contatteranno chi ha richiesto assistenza per comunicarese sia possibile chiedere il rimborso e la somma a cui si ha eventualmente diritto.

 

Nell'eventualità che l'esito della consulenza fosse positivo, si potrà scegliere liberamente se agire. In questo caso,iscrivendosi come socio aggregato per 2 anni al costo di 100 euro, gli avvocati dell'associazione si incaricheranno della difesa davanti alla Commissione Tributaria territorialmente competente, unitamente agli altri abitanti della Provincia che aderiranno all'azione.

 

Nessun altro costo o spesa verrà richiesta dal Codacons, neanche in caso di vittoria del ricorso

L'anima degli esseri senzienti

Fonte:
Spesso ci si chiede che cosa sia l’anima e se la differenza sostanziale tra gli animali e gli uomini dipenda proprio da essa. La visione occidentale pone in netta contrapposizione l’idea di uomo da quella di animale. Secondo l’ecologia profonda, invece, tale problema non sussiste: non esiste alcun confine e alcuna separazione. Scopriamo perché.

di Guido Dalla Casa

anima
Che cos'è l'anima? Sono in molti a chiedersi se la differenza sostanziale tra animali e uomini dipenda da essa
Nella tradizione occidentale, e nell’insegnamento delle religioni giudaico-cristiana e islamica, il termine anima ricopre, in genere, il significato di entità stabile, permanente, autonoma e unitaria. E’ qualcosa che “c’è” o “non c’è”. Viene associata esclusivamente all’essere umano e in senso individuale.

Per il materialismo, che è poi l’ala “ufficiale” della scienza meccanicista ed ha oggi un notevole séguito in Occidente, l’anima non esiste ed il pensiero si riduce a una specie di prodotto del cervello: nessuna considerazione per la mente cellulare-sistemica conseguente alla persistenza temporanea di un sistema altamente complesso, anche dopo una degenerazione cerebrale.

Tali concezioni richiedono come necessaria la definizione precisa del momento della morte, cosa di cui oggi la scienza medica dubita fortemente.

Alla luce delle conoscenze attuali della scienza -cioè della psicologia interpersonale, della teoria dei sistemi e della fisica quantistica- entrambe le posizioni sono piuttosto insostenibili. Si tratta, come al solito, di quelle concezioni contrapposte tanto comuni nella nostra civiltà attuale.

Oggi sembra più logico pensare in termini di mente-psiche-spirito: un’entità variabile e senza confini definiti, che si modifica nel tempo ed è caratteristica di tutti i sistemi oltre un certo livello di complessità. Sarà bene anticipare subito che tutti i sistemi viventi hanno un livello di complessità molto elevato. E’ evidente che, in questo quadro, affermare che l’uomo ha l’anima e gli animali “non ce l’hanno” è privo di qualunque significato. Tutti i viventi sono senzienti e tali sono anche molte entità naturali (ecosistemi, complessi di viventi, esseri collettivi, ecc.).

Nel quadro di una visione del mondo ispirata all’ecologia profonda, il problema della contrapposizione uomo-animali non esiste perché l’uomo è un animale a tutti gli effetti: non c’è alcuna separazione, né confine.

Recentemente è stato pubblicato in italiano il libro di uno scienziato olandese (R.Corbey – Metafisiche delle scimmie – Bollati Boringhieri, 2008), in cui, peraltro, si ricerca quali possano essere le caratteristiche che dividono l’umano dall’animale. In un recente passato si è sempre dovuto spostare questo confine, man mano che si accumulavano nuove scoperte e nuovi studi, ma infine il tentativo di mantenere comunque una divisione è fallito: il confine non esiste.

scimmie
Gli altri animali giocano, soffrono, amano, hanno emozioni profonde, tengono un comportamento del tutto paragonabile a quello umano
Gli altri animali giocano, soffrono, amano, hanno emozioni profonde, tengono un comportamento del tutto paragonabile a quello umano.

In questo quadro anche il problema etico del riscatto dalla sofferenza da parte degli esseri senzienti non-umani non esiste. Il riscatto dalla sofferenza avrà la stessa storia per gli umani e per i non-umani, essendo della stessa natura. Gli altri esseri vivono la nostra stessa avventura. Niente scompare, tutta la sofferenza dovrà risolversi, i conti torneranno per tutte le entità naturali. Questo dà anche ragione di una forma direincarnazione, anche se di tipo non necessariamente individuale, l’unico che la cultura occidentale attuale sembra disposta a comprendere, attribuendolo di solito a concezioniorientali o esotiche. Del resto, se ci si interroga su cosa ci accadrà dopo la morte, è logico anche domandarsi cosa eravamo prima della nascita.

Viene comunque spontaneo chiedersi se sia più materialista una visione del mondo in cui tutto è soltanto materia inerte, tranne una sola specie “privilegiata”, o un sottofondo di pensiero in cui qualunque entità naturale evidenzia lo spirito, la mente o l’Anima del mondo.

E’ nota la grande influenza sulla mentalità occidentale del pensiero diCartesio, che ha aggravato notevolmente la visione del distacco totale fra spirito e materia, fra umani e mondo naturale.

Interessante è poi questo pensiero di Diderot, soprattutto perché proviene dal periodo dell’Illuminismo:

“Vedi questo uovo? Grazie a lui si possono rovesciare tutte le scuole di teologia e tutti i templi della Terra. Che cosa è questo uovo? Una massa insensibile prima che il germe vi si sia introdotto… Come farà questa massa a passare ad un’altra organizzazione, alla sensibilità, alla vita? Col calore. Ma chi produrrà il calore? Il moto? Quali saranno gli effetti successivi di questo moto? Invece di rispondermi, siediti, e seguiamoli attimo per attimo con i nostri occhi.

Dapprima c’è un punto che oscilla, un filetto che si estende e si colora; si forma della carne, un becco, la punta delle ali, occhi, zampe che cominciano ad apparire; una materia giallastra che si divide e produce degli intestini; è un animale… Cammina, vola, si irrita, fugge, si avvicina, si lamenta, soffre, ama, desidera, gioisce; ha tutte le tue caratteristiche; compie tutte le tue azioni.

homo sapiens
Quando si esaminano le affinità fra umani e altri animali, di solito ci si limita a parlare di esseri senzienti a noi molto simili ma tuttora viventi
Vorresti, con Descartes, che esso sia una pura macchina imitativa? Ma ti prenderanno in giro pure i bambini e i filosofi ti replicheranno che, se quella è una macchina, tu ne sei un’altra. Se confessi che, tra te e l’animale, ci sono soltanto differenze di organizzazione, mostrerai buon senso e ragionevolezza, sarai in buona fede; ma si potrà concludere contro di te che, con una materia inerte, disposta in un certo modo, impregnata con un’altra materia inerte, con un po’ di calore e di movimento, si ottiene sensibilità, vita, memoria, coscienza, passioni, pensieri…

Ascolta e avrai pietà di te stesso; capirai che, per non ammettere una supposizione semplice che spiega tutto, la sensibilità, proprietà generale della materia, o prodotto dell’organizzazione, rinunci al senso comune e ti sprofondi in un abisso di misteri, contraddizioni, assurdità”. (Da La Nuova Alleanza, di Prigogine-Stengers).

“La visione ideologica che ci fa credere unici e diversi cioè inconfondibili e migliori di tutti gli altri esseri viventi sul pianeta, è solo un curioso delirio di grandezza”. (Fabio Ceccarelli)

Quando si esaminano le affinità fra umani e altri animali di solito ci si limita a parlare di esseri senzienti a noi molto simili ma tuttora viventi. Se consideriamo anche esseri del passato (Homo habilis, uomo di Neanderthal, ecc.), le assurdità delle concezioni correnti diventano ancora più evidenti.

Esseri come gli Australopiteci o l’Homo erectus si sono estinti da poche centinaia di migliaia di anni, tempo insignificante nella scala complessiva della Vita. Il fatto che questi ominidi siano scomparsi è del tutto contingente. Se fossero viventi, la nostra cultura, a seconda del parere di qualche istituzione,potrebbe considerare la caccia a questi esseri come uno sport, o chiuderli nelle gabbie degli zoo, oppure vedere l’uccisione di un ominide come omicidio volontario.

evoluzione
Esseri come gli Australopiteci o l’Homo erectus si sono estinti da poche centinaia di migliaia di anni, tempo insignificante nella scala complessiva della Vita
Ma anche se ci limitiamo alle specie ora viventi, si può notare che più aumentano le nostre conoscenze sul comportamento dei Primati, piùdiminuiscono le differenze fra primati umani e non umani. L’idea di uomo, nel pensiero dell’Occidente, è costruita in contrapposizione all’idea di animale: umanità e animalità vi appaiono come termini antitetici, sia nella concezione biblica che nell’idea scientifica di derivazione baconiana. Ma si tratta di una contrapposizione largamente mitica e scientificamente insostenibile.

Anche il linguaggio abituale è improprio perché l’uomo è un animale.

Il bonobo, o Pan paniscus, dovrebbe chiamarsi Homo paniscus: le differenze con l’Homo sapiens sono minime. Dobbiamo liberarci da quell’antropocentrismo che caratterizza la nostra cultura ed è una delle cause a monte che hanno provocato la spaventosa situazione ecologica del Pianeta.

Gli altri animali soffrono, amano, sono coscienti. Qual è la facoltà che consente di attribuire dei “diritti soggettivi”? Se si trattasse di qualche forma di coscienza o consapevolezza, non si spiegherebbe con quale logica vengono riconosciuti diritti alle persone in coma o agli embrioni umani e, invece, non si reputa degno di considerazioni morali soggettive un essere consapevole e senziente come un orango o un delfino.

E’ evidente poi che la storiella che veniva raccontata ai bambini una cinquantina di anni fa, che cioè la nostra specie ha l’intelligenza mentre gli animali hanno soltanto l’istinto, è qualcosa che fa sorridere, anche alla luce di studi recenti sulle emozioni, i sentimenti, il comportamento e la struttura delle società di tanti esseri viventi.

Acqua in bottiglia: la vergogna dei canoni di concessione

Fonte:
Ci siamo occupati tante volte del bene più prezioso che abbiamo, l’acqua, attorno a cui, tra usurpazioni e tentativi di privatizzazione, non si placano i giochi di potere. Purtroppo ci tocca indignarci anche riguardo alle concessioni che le Regioni conferiscono alle società imbottigliatrici. A farne le spese, come sempre, è il consumatore.
di Claudia Pecoraro

acqua_rubinetto
La maggior parte delle persone piuttosto che aprire il rubinetto per riempire il bicchiere sono disposte ad acquistare pesanti confezioni d’acqua al supermercato
In Italia il 33% dei cittadini non si fida di bere l’acqua di rubinetto. I dati Istat dimostrano che la maggior parte delle persone piuttosto che aprire il rubinetto per riempire il bicchiere sono disposte ad acquistare pesanti confezioni d’acqua al supermercato, ritenendola erroneamente più buona ma soprattutto più sicura. Nemmeno lagrande differenza di costo riesce a cambiare questa abitudine: se un litro di acqua del rubinetto lo paghiamo in media appena 0,5 millesimi di euro al litro, una bottiglia di acqua costa circa 1.000 volte di più.

Il consumo procapite annuo di acqua in bottiglia degli italiani si aggira intorno ai 200 litri, rendendo l’Italia il primo paese in Europa per consumi di acque imbottigliate, battuto solo da Emirati Arabi e Messico.

Il volume di affari del settore in Italia nel 2007 (192 fonti e 321 marche) ha raggiunto la cifra ragguardevole di 2,25 miliardi di euro, a fronte di canoni di concessione a dir poco irrisori pagati dalle società imbottigliatrici alle Regioni.

Non esistendo una legge nazionale, ciascuna amministrazione regionale decide come meglio crede e i canoni risultano estremamente variabili, non solo nel costo ma anche nei criteri di definizione. E il quadro che emerge somiglia molto ad una lotteria, dove però vincono sempre gli imbottigliatori.

L’assenza di una regolamentazione dei canoni di concessione, che tenga conto dei costi connessi all’attività di prelievo, imbottigliamento e vendita dell’acqua minerale, ha come conseguenza una assoluta mancanza di uniformità tra regione e regione. Il canone corrisposto alle Regioni ad oggi è insufficiente affinché queste ultime riescano a ricoprire anche solo le spese per la gestione amministrativa, per la manutenzione e la sorveglianza delle aree dove insistono le sorgenti, senza considerare quanto viene speso per smaltire le numerose bottiglie in plastica derivanti dal consumo di acque minerali, che sfuggono alle raccolte differenziate.

Insomma, continua a regnare il caos in materia, nonostante le indicazioni del “Documento di indirizzo delle Regioni italiane in materia di acque minerali naturali e di sorgente” approvato il 16 novembre 2006 dalla Conferenza delle Regioni. Tale documento prevede dei valori minimi e massimi in cui devono rientrare i costi delle concessioni in base ai litri imbottigliati o agli ettari, e la determinazione del canone anche in base ai principi di tutela e valorizzazione della risorsa idrica, oltre che in considerazione dell’impatto delle attività di prelievo e imbottigliamento dell’acqua sul territorio.

acqua-bottiglia
L'Italia il primo paese in Europa per consumi di acque imbottigliate
A ormai 2 anni e mezzo dall’approvazione di quel documento il quadro non è cambiato di molto: le tariffe e le modalità per definire il canone continuano ad essere diverse tra Regione e Regione e spesso inaccettabili. Unica cosa in comune è che si tratta di canoni assolutamente irrisori se paragonati al grosso volume di affari legato all’acqua in bottiglia.

Facendo il rapporto tra il contributo incassato dalla Regione e il totale dei litri imbottigliati emerge come il costo dell’acqua sul prezzo finaledi una bottiglia da un litro costituisca una cifra davvero insignificante.

Solo per fare un esempio, in Veneto, dove è previsto il canone per metro cubo più alto del Paese, il costo per le società imbottigliatrici su ciascun litro di acqua corrisponde ad appena lo 0,6% del prezzo finale che paghiamo noi consumatori al momento dell’acquisto. Il resto se ne va per le spese di imballaggio (pari al 60% del costo finale dell’acqua minerale!), di trasporto, costo del lavoro, pubblicità e altro che costituiscono oltre il 90% del prezzo finale della bottiglia. In base a questi dati, quando andiamo a comprare l’acqua minerale per assurdo non paghiamo tanto l’acqua quanto ciò che le sta attorno.

E ancora, è assurdo pensare che la stessa risorsa idrica costi in Puglia solo 1 euro per ciascun ettaro di concessione, indipendentemente da quanto ne viene prelevata, e in Veneto 3 euro ogni mille litri imbottigliati, oltre a 587 euro circa per ciascun ettaro, ovvero 570 volte in più rispetto alla Puglia, dove fra l’altro la risorsa idrica disponibile è senz’altro molto minore e di conseguenza dovrebbe essere anche molto più preziosa.

Legambiente e Altreconomia chiedono quindi a tutte le Regioni italiane inadempienti l’immediato adeguamento della normativa regionale ai canoni previsti dal documento di indirizzo del 2006.

Ad oggi solo alcune Regioni hanno approvato recentemente delle leggi che hanno adeguato la precedente normativa (Toscana, Valle d’Aosta), altre sono in fase di redazione o approvazione di una legge specifica (Trento, Friuli Venezia Giulia). Certe Regioni hanno previsto un sistema di premialità per chi imbottiglia in vetro anziché in plastica (Lazio, Marche, Toscana, Campania, Veneto).

bottiglie_plastica
Solo un terzo delle bottiglie di plastica viene raccolto in maniera differenziata
Come si potrebbe evitare tutto questo marasma? Riducendo il consumo di acque minerali, che nel nostro Paese ha raggiunto livelli da record per niente invidiabili, e ricominciando a bere l’acqua di rubinetto, con evidenti vantaggi ambientali e con conseguente risparmio a beneficio per l’intera collettività.

Un italiano su 3 non si fida di bere l’acqua che arriva direttamente nella propria casa. Recuperare la fiducia delle famiglie italiane nell’acqua di rubinetto è oggi una priorità.

Infatti, l’acqua di rubinetto subisce controlli costanti, deve rispondere a requisiti di qualità molto più severi rispetto all’acqua imbottigliata, arriva dentro casa molto più comodamente e a costi di gran lunga inferiori all’acqua che compriamo al supermercato. Naturalmente anche l’impatto ambientale dell’acqua di casa nostra è molto minore, se pensiamo che ancora oggi solo un terzo delle bottiglie di plastica viene raccolto in maniera differenziatae avviato al riciclaggio e i contenitori in vetro rappresentano solo il 19% del totale.

Per questi motivi Legambiente e Altreconomia continuano insieme la “battaglia di civiltà” per promuovere in tutta Italia, nelle case e nei pubblici esercizi,l’acqua del Sindaco. Perché è buona, economica, controllata e non inquina.

Il Sublime Cafone

Fonte:



Gli italiani non meritano di farsi rappresentare dallo psiconano. Il peggio di un bauscia(sbruffone) e di un ganassa (sparaballe). Un baganassa. Il danno di immagine che provoca quest'ometto all'Italia è incalcolabile. Atteso dalla Merkel per la cerimonia sul ponte sul Reno, le ha fatto cenno che doveva terminare una telefonata. L'ha trattata come una serva e con lei il popolo tedesco. La telefonata è proseguita anche nel minuto di silenzio dedicato dai capi di Stato ai soldati caduti nelle missioni NATO. Chi muore giace e chi vive si dà pace al cellulare. I ragazzi che ho incontrato al Parlamento europeo di Bruxelles mi hanno spiegato che preferiscono farsi passare per greci, turchi, francesi, ma non italiani, si vergognano. Le nuove generazioni devono emigrare per mancanza di lavoro e nascondere la loro nazionalità. Chi a parte i piduisti, gli ex fascisti, i leghisti rinnegati vuole infatti essere associato ormai a Testa d'Asfalto?
Il 
Sublime Cafone non si accontenta di esporre l'Italia al ridicolo, ma, come nel suo costume, minaccia. Nei confronti della stampa italiana ha detto: "Mi calunniano, tentato da azioni dure". Non si è ancora espresso verso i media stranieri che lo hanno fatto a pezzi, di certo è solo questione di ore. Bild, Frankfurter Allgemeine, Le Figaro, Le Monde, El Mundo, BBC, Telegraph e molti altri sono in attesa delle sue "azioni dure".
Lo psiconano è più letale, più efficace dei manifestanti di Londra e Strasburgo nel
distruggere le istituzioni. Si chiamino G20, NATO, regina di Inghilterra, Obama. Ma anche magistratura, parlamento, governo. Ha il tocco magico. Trasforma in sterco tutto ciò che tocca. Avete in mente Fini e Bossi quindici anni fa? Guardateli ora. Ecco, lui li ha ridotti così. Vi ricordate gli italiani che sostennero Mani Pulite, le monetine a Bottino Craxi che si chinò a raccoglierle? Oggi sono diversi. Culo, tette e calcio. Lui li ha fatti a sua immagine e somiglianza. "Piange il telefono, perchè non hai pietà?"

Se i giudici hanno paura

Fonte:

Per l’ennesima volta c’è il sospetto che qualche politico importante sia stato preso con le mani nel vasetto della marmellata. La procura di Bari ha da tempo chiuso le sue indagini che riguardavano il Ministro Raffaele Fitto per i reati di associazione a delinquere, concussione, falso ideologico, corruzione, peculato, concorso in interesse privato in una procedura di amministrazione straordinaria e turbativa d'asta. Come prevede il codice di procedura, i procedimenti sono stati sottoposti al Giudice per le Indagini Preliminari; uno dei due è ancora in fase di udienza preliminare; per l’altro,Fitto è stato rinviato a giudizio.

Adesso il suo collega Alfano ha inviato i suoi ispettori presso la Procura di Bari. La supposizione che si tratti della 
solita ispezione intimidatoria e, se gli riesce, punitiva è seducente; tanto più che, dicono le agenzie, Alfano si è mosso su sollecitazione dello stesso Fitto. Niente di nuovo sotto il sole comunque: hanno fatto così dai tempi delle ispezioni alla Procura di Milano che indagava su Berlusconi. E tutto questo suggerisce qualche (inquieta) riflessione.

E’ evidente che gran parte della classe dirigente del Paese non riesce a comprendere che l’Amministrazione della Giustizia si deve svolgere in maniera 
indipendente e autonoma rispetto ai desideri, alle opinioni, ai voleri della politica. E’ straordinario come Alfano e gli altri come lui non arrivino a rendersi conto che un’ispezione disposta in coincidenza con un processo nei confronti di un uomo politico e dietro sollecitazione di questi costituisce una obbiettiva interferenza, tale da intimidire i giudici che lo debbono giudicare.

Può essere interessante ricordare che, il 23 febbraio, il Ministro della Giustizia spagnolo, 
Mariano Bermejo si è dimesso. Aveva passato (come faceva per abitudine, essendone amico) un week end, andando a caccia con il giudice Garzon che stava investigando su Francisco Correa, importante esponente del partito Popolare che, come è noto, è all’opposizione. E’ stato criticato perché si poteva sospettare (sospettare, non è mai emerso alcunché di concreto) che egli potesse approfittare delle circostanze per raccomandare al giudice un inchiesta severa (nei sospetti: parziale, ingiusta, prevenuta) da cui il suo partito avrebbe tratto vantaggio. E’ stato anche criticato perché era andato a caccia senza possedere la relativa licenza… Si è dimesso. Per un sospetto (un sospetto) di parzialità. Nel nostro Paese il Ministro della Giustizia invia ispezioni presso i giudici che indagano sui suoi compagni di partito; addirittura l’ex Ministro Mastella le inviò presso il magistrato che indagava su di lui.

Ma c’è un’altra cosa che lascia perplessi. 
L’Associazione Nazionale Magistrati, il sindacato dei giudici, è composta da persone che, come tutti i giudici, conoscono a menadito gli articoli 101 della Costituzione (quello che dice che i giudici sono soggetti soltanto alla legge); 104, quello che dice che la magistratura è autonoma e indipendente da ogni altro potere; e 112, quello che dice che il Pubblico Ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale (sicché, se pensa che Fitto sia un associato a delinquere, un concussore, un corruttore, un peculatore e tante altre cose poco commendevoli, non può che spedirlo davanti a un giudice perché queste accuse siano accertate). 

E’ successo che l’ANM, quando ha appreso dell’ispezione ordinata da Alfano, ha emesso un severo (magari severo è un po’ troppo, che dire, critico, forse ispirato a vigile attesa) comunicato in cui dice di esprimere «piena solidarietà ai colleghi della Procura di Bari» e di condividere “l’auspicio che l’inchiesta amministrativa affidata agli ispettori ministeriali possa svolgersi senza pregiudizio né interferenze sull’attività giurisdizionale». Non proprio un alto là ma un flebile richiamo, questo si.

Solo che, quando era 
De Magistris ad essere “ispezionato”, mentre indagava su Mastella e coindagati (per tre volte di fila perché, come dichiarò il suo sottosegretario Luigi Scotti, anche lui magistrato, nelle prime due non si era trovato niente ma il Ministro era tanto scrupoloso e voleva essere tranquillo), in quel caso l’ANM non ebbe nulla da dire; nemmeno un flebile “auspicio” che le ispezioni si svolgessero senza pregiudizio delle indagini.

Il punto è che questo 
atteggiamento timido sulle iniziative aggressive della politica rischia di aggravare lo stato di sconcerto, di solitudine e di paura (si, di paura) di molti magistrati. Ieri i titolari dei fascicoli su Fitto hanno scritto una lettera al Csm, chiedendo di sapere entro quale limite devono esercitare «il dovere istituzionale di salvaguardare la funzione giudiziaria da interferenze indebite o improprie».

Tutti i magistrati conoscono benissimo questo limite; come lo conoscevano i magistrati della Procura di Milano che non consegnarono mai agli ispettori i 
fascicoli concernenti gli imputati Berlusconi, Previti e altri, coperti dal segreto investigativo che vale (ma lo sanno tutti) anche per il Ministro. Chiedere al CSM che ha condannato De Magistris una direttiva in tal senso è certamente ispirato ad ovvie ragioni di autotutela; ma è anche segno di profonda sfiducia.

Freccia Rossa vola come un aereo

Fonte:


MARCO CEDOLIN

Ormai da qualche mese, un giorno sul sito web di Repubblica, l’altro su quello del Corriere Della Sera, l’altro ancora su quello di La Stampa e così via, continuano a susseguirsi articoli di carattere promozionale che esaltano le virtù velocistiche del nuovo TAV Frecciarossa, regolarmente presentato dal pennivendolo di turno come l’ultima frontiera dell’innovazione tecnologica nel campo dei trasporti, in grado di competere con successo in velocità perfino con l’aereo.
Dopo la “marchetta” del buon Gian Antonio Stella a favore della costruzione dei rigassificatori è così arrivata anche quella diSergio Rizzo, sotto forma di un lungo promo a favore dell’alta velocità dal titolo “il treno vola e sfida l’aereo” comparso sul Corriere della Sera.

Per amore della verità occorre sottolineare come il buon Rizzo non abbia lesinato affatto le forze, impegnandosi a fondo nel produrre con cura uno spot infarcito di citazioni dotte e richiami storici. Come quello attraverso il quale ha introdotto l’argomento, proponendo un ardito parallelismo fra le sfide che intercorrevano fra diligenze e locomotive nella selvaggia America del 1830 e quelle che, nell’immaginario di Rizzo, sarebbero le contese del terzo millennio, fra il Tav di Moretti e gli aerei della Cai di Colaninno, nell’Italia della recessione selvaggia del 2009. Introduzione senza dubbio spassosa, che ha il merito d’indurre al proseguimento della lettura, per comprendere quanto lontano sarà in grado di correre la fervida fantasia dell’autore.

Dopo alcune riflessioni di carattere generale sulla nuova Alitalia e altre osservazioni riguardo al “tradimento” di Berlusconi che ha dismesso di recente la divisa da aviatore per indossare quella da capotreno, Rizzo inizia a proporre il confronto fra i tempi di percorrenza del Frecciarossa (il treno) e del Frecciaverde (l’aereo), partendo da una simulazione di Alitalia che vedrebbe il velivolo vincente, impiegando 3 ore e quaranta contro le 4,30 del locomotore. Simulazione criticata dal buon Rizzo non in quanto priva di qualunque valenza, basandosi su un ipotetico viaggiatore che debba trasferirsi da un’ipotetica abitazione di Milano ad un ipotetico ufficio di Roma, ed essendo tali elementi ipotetici praticamente infiniti e soggetti ad altrettanto infinite variabili, bensì unicamente in quanto a suo dire risulterebbe troppo generosa a favore dell’aereo.

Proprio per non cadere nel tranello della generosità e manifestarsi assolutamente equanime, il bravo Rizzo afferma poche righe dopo che i margini di miglioramento del treno sono molto più ampi rispetto a quelli dell’aereo, poiché nel prossimo futuro avverranno cose che noi umani non abbiamo neppure osato immaginare. Da dicembre 2009 i “supertreni” (i superlativi sono l’anima degli spot) dovrebbero collegare Milano e Roma in 3 ore e nel 2013 con l’apertura del sottopasso di Firenze si scenderà perfino a 2 ore e quarantacinque minuti. Qui Rizzo si ferma, mentre il lettore ormai soggiogato dalla potenza di tanta tecnologia si aspetterebbe la levitazione magnetica del 2020 che ridurrà il tempo ad un’ora e il teletrasporto del 2025 che lo azzererà completamente, rendendo inutile l’aereo, ma purtroppo per Rizzo anche il treno ed i marchettari che lo sponsorizzano.
Non si ferma però in quanto conscio di avere superato il senso del ridicolo, ma solamente per trasporre i tempi di fantasia da lui appena esperiti, all’interno della tabellina con gli ipotetici viaggiatori, dove il Frecciarossa in virtù della complessa calcolazione ha ormai raggiunto le 3 ore e mezza, distaccando l’aereo che nei decenni a venire ovviamente è rimasto al palo a 3 ore e quaranta.
Nel caso qualche lettore debole in matematica, ma soprattutto in fantasia, non avesse ancora compreso quanto sia semplice dimostrare che il suo super vespino correrà in futuro più veloce di una Porche nel regno dell’ipotetico, Rizzo si premura di condire il promo con qualche luogo comune buono per ogni stagione, in treno si sta comodi, si può telefonare e scrivere al computer, è minore lo stress psicologico, insomma prendetelo! Dal momento che Moretti è disperato ed in qualche maniera deve dimostrare l’utilità di un’opera che costerà al contribuente italiano 90 miliardi di euro.

Sembra finita, ma Rizzo il suo compenso intende guadagnarselo fino in fondo (mica come quelli della casta che mangiano pane a tradimento) e c’è ancora spazio per una serie di riflessioni riguardo a come il treno, grazie a Frecciarossa, stia rosicchiando quote di mercato ad Alitalia, creando non pochi problemi alla compagnia di Colaninno.
Poi la chiusa, da grande giornalista consumato, nella quale Rizzo snocciola i tempi di percorrenza del TAV su varie tratte in Francia e Spagna, molto più bassi di quelli spuntati dal “lento” Frecciarossa ancora ampiamente perfettibile. Insomma ad Alitalia sta andando ancora bene, dal momento che sulle tratte di media lunghezza come Milano – Roma, nel mondo di Rizzo, l’aereo non ha assolutamente futuro, prova ne sarebbe il fatto che sulle orme di NTV perfino Air France si appresterebbe a sfidare il Tgv in società con il gruppo ambientale (gruppo ambientale?) Veolia.

Il promo si chiude qui, sarebbe stato controproducente premurarsi di rendere noti i costi di costruzione delle tratte ad alta velocità, costi che se venissero scaricati sul biglietto (anziché sulla collettività) renderebbero il viaggio a bordo di Frecciarossa assai più dispendioso di quello in aereo. Sarebbe stato controproducente rendere noti gli impatti ambientali e sociali determinati dalla costruzione delle linee TAV, tali da rendere il Frecciarossa molto più inquinante ed impattante nel computo complessivo di quanto non lo sia l’aereo che per volare non abbisogna d’infrastruttura.
Sarebbe stato controproducente spiegare ai lettori quanto sia più semplice ridurre i tempi delle procedure d’imbarco all’aeroporto, piuttosto che non scavare un tunnel sotto la città di Firenze con il rischio di farcela finire dentro, dopo averelasciato senza acqua l’intera zona del Mugello.
Sarebbe bello leggere sui “grandi giornali” articoli d’informazione, anziché spot pubblicitari in favore dell’alta velocità alla disperata ricerca di viaggiatori, ma gli ipotetici grandi giornalisti, come gli ipotetici passeggeri, continuano a rimanere rinchiusi all’interno di una simulazione assai lontana dalla realtà.

G8 di Genova la Procura fa appello e accusa: «Non è stata fatta giustizia»

Fonte:






di Claudia Fusani
(Giornalista)





da L’Unità del 4 aprile 2009



La Procura di Genova fa appello contro la sentenza che ha assolto 16 dei 29 imputati, i vertici della polizia accusati per l’irruzione alla Diaz e le prove false. Appello anche della Procura Generale. Prescrizione nel 2014. In 109 pagine i pm Zucca e Cardona Albini smontano le motivazioni del tribunale. I motivi «Il Tribunale ha ignorato prove e testimonianze. Precedente giuridico gravissimo».


Roma - 
«Non è stata fatta giustizia». Non è una frase scritta sui muri o su un volantino ribelle. Sono le parole con cui i pm Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini chiudono il ricorso in Appello con cui chiedono di fare un nuovo processo ai 29 poliziotti che la sera del 21 luglio 2001 fecero irruzione nella scuola Diaz massacrando di botte 93 manifestanti sorpresi in pieno sonno.

«Il sangue versato e la sospensione del diritto in quella notte richiedono più adeguata ricerca sugli autori e sulle cause» scrivono i magistrati.

Su 29 imputati, sedici sono stati assolti a novembre scorso dopo tre anni di processo e otto di indagini. Erano all’epoca dei fatti, e sono tutt’oggi, i massimi vertici della polizia. Chiudere gli occhi, accettare quella sentenza, accusano i pm, 
«avrebbe conseguenze assolutamente nocive sul piano istituzionale».

Quelle assoluzioni, in buona sostanza, creano un 
«precedente giuridico gravissimo»: quello per cui la polizia può sospendere il diritto, confondere le acque e far sparire le prove, fabbricarne addirittura di false, falsificare gli atti e farla franca.

Un precedente che sarebbe grave si consolidasse proprio alla vigilia di un nuovo G8 italiano e mentre tornano le minacce e a Londra un manifestante del G20 muore in strada.

Zucca e Cardona Albini impiegano 109 pagine per smontare le motivazioni della sentenza pronunciata dal presidente del tribunale Gabrio Barone che invece ha spiegato l’assoluzione con l’assenza di prove (
«esistono solo indizi e non univoci»).

I pm accusano il tribunale di aver evitato 
«la responsabilità di motivare» l’assoluzione di 16 dei 29 imputati, un lavoro «solo compilativo» in cui «non ha valutato a dovere i mezzi istruttori» e «le dichiarazioni testimoniali».

Per l’accusa la notte della Diaz non può essere solo colpa di qualcuno a cui è scappata la mano; quella notte, dopo la morte di Giuliani e due giorni di delirio, finito il vertice, fu deciso un cambio di strategia.

Lo ha spiegato al processo il prefetto Ansoino Andreassi, fino alla mattina del 21 luglio 2001 responsabile della sicurezza del G8:
«Ci fu una decisa virata nella politica della gestione dell’ordine pubblico proveniente dal vertice del Dipartimento della pubblica sicurezza mirante all’accentuazione dell’aspetto repressivo (...) tanto che nel pomeriggio del 21 viene inviato a Genova il prefetto La Barbera, capo dell’antiterrorismo».


Una deposizione 
«decisiva – si legge – per la ricostruzione della catena di comando» e invece valutata «in modo asettico» dal tribunale.

Tribunale che 
«scarta apoditticamente l’idea che l’agente Nucera abbia potuto togliersi il giubbotto per colpirlo col coltello».

E’ una delle tante prove false fabbricate per motivare la reazione degli agenti.

«Nucera – si legge nell’appello - (che in un primo tempo aveva detto di essere stato aggredito da un no global ndr) è più credibile quando aggiusta a posteriore la sua versione, dopo aver saputo che la consulenza del Ris lo sbugiarda».

Durissimo il capitolo dedicato alle due bottiglie molotov, reperto chiave la cui presenza nella scuola Diaz aveva motivato l’irruzione e che poi invece risultano essere state portate a posteriori da Troiani e Burgio, tra i sedici condannati con gli uomini del Reparto mobile guidato da Canterini.

Troiani e Burgio hanno agito da soli? Impossibile, dicono i pm,
«ricostruendo la gestione del reperto si prova il pieno coinvolgimento e la consapevolezza di tutti gli imputati ciascuno con il proprio ruolo corrispondente alla gerarchia e funzione».

Si tratta di Gratteri, attuale n° 2 della polizia, Gianni Luperi, n° 3 dell’Aisi, e poi Calderozzi, Ferri, Di Bernardini, Dominici e altri, assolti in I grado perchè il fatto non sussiste.

Quelle molotov poi sono scomparse dall’ufficio reperti 
«per opera del personale Digos che si sarebbe portato via il corpo del reato».

Una vicenda su cui il Tribunale non ha mai voluto scavare fino in fondo tanto che i pm contestano 
«l’omessa pronuncia».

«Questo drammatico panorama di violazioni diffuse - si legge nell’appello - si è riprodotto davanti a un Tribunale che non ha ritenuto di stigmatizzare questi comportamenti».

Non solo, un Tribunale che 
«neppure è intervenuto sui numerosi testimoni reticenti e imprigionati da codici omertosi».

Anche la Procura generale, eccezionalmente, ha presentato appello.

C’è tempo fino al 2014 per arrivare ad una nuova sentenza.

Creare una custodia per il portatile riutilizzando i sacchetti di plastica

Fonte:

Ecco di seguito illustrata un’idea per riciclare i sacchetti di plastica: trasformali in un case per il portatile, dedicando un pomeriggio al fai-da-te che fa bene all’ambiente. Il video ci fornisce ottimi spunti per riusare i sacchetti e trasformarli in oggetti utili per la vita quotidiana.