venerdì 16 gennaio 2009

Aids: milioni di morti, miliardi di utili

fonte:
http://www.ilribelle.com/mensile-on-line/2009/1/13/aids-milioni-di-morti-miliardi-di-utili.html

Aids Doveva essere la Peste di fine millennio,

poi le previsioni sono state smentite dai fatti.

Ma resta in piedi il giro d’affari. Immenso


di Federico Zamboni

La paura dell’Aids si diffuse nella prima metà degli anni Ottanta, in un crescendo di notizie sempre più inquietanti. A suscitare l’allarme non era solo il numero delle vittime: nei Paesi occidentali il cancro, il fumo e l’abuso di alcol ne hanno mietute – e continuano a mieterne – incomparabilmente di più1. La chiave di volta era un’altra: l’Aids non aveva una causa specifica. Come diceva il suo stesso nome, acronimo di Acquired Immune Deficiency Syndrome (Sindrome di Immunodeficienza Acquisita), l’unica cosa che si sapeva era che a un certo punto, per ragioni inesplicabili, le difese immunitarie di un ragguardevole numero di persone crollavano.

Inizialmente, come si ricorderà, il fenomeno sembrò riguardare due categorie specifiche: i tossicodipendenti e gli omosessuali. Nel loro modo di vivere, si ipotizzò, doveva esserci qualcosa che determinava l’insorgere della malattia. Le droghe, specialmente se consumate assiduamente e in forte quantità, potevano avere tra i propri effetti collaterali l’indebolimento, fino alla debacle, del sistema immunitario. Analogamente, si disse, gli omosessuali che cambiano un gran numero di partner finiscono con lo stressare il proprio organismo: a ogni contatto diretto con lo sperma altrui si verifica una sorta di “shock” immunitario, che a lungo andare mina, fino a comprometterle, le capacità di reazione. Inoltre, venne notato, in molti casi i gay statunitensi avevano uno stile di vita in cui l’alta promiscuità sessuale si accompagnava all’uso di stupefacenti.

Fino a questo punto, però, l’immagine pubblica dell’Aids rimaneva fedele alla sua definizione originaria. L’Aids restava una “sindrome”, vale a dire il risultato di un insieme di fattori. I quali, va da sé, restavano tutti da definire, potendo ricomprendere qualsiasi elemento che provocasse una forte diminuzione delle difese immunitarie. Ribadiamolo: qualsiasi elemento. Non necessariamente un virus.

Il nocciolo della questione è qui. E tutto quello che è venuto in seguito, dall’approccio medico allo sfruttamento commerciale, poggia su questo aspetto. La svolta arriva nel 1984, quando il ricercatore statunitense Robert Gallo2 annuncia sulle colonne di Science di aver individuato la causa dell’Aids. Il virus Hiv, appunto. Quell’ “Human Immunodeficency Virus” che determina di per se stesso, indipendentemente da ogni altro elemento, lo svilupparsi della malattia. Sulla base di questo presupposto si delineano le tre grandi direttrici su cui si procederà da lì in avanti. Nell’ordine, come vedremo meglio tra poco, la prevenzione, i test di rilevazione del virus e i metodi di cura. Nonché, a ricomprendere tutti e tre gli aspetti in quella che sarebbe la soluzione definitiva, la ricerca di un possibile vaccino. A proposito: già nel 1985 lo stesso Robert Gallo si (sbi)lancia in una previsione che gronda di ottimismo e che ha il sapore di una certezza. «Se il ritmo delle ricerche proseguirà con lo stesso slancio che hanno avuto finora, entro cinque anni si dovrebbe arrivare alla produzione del vaccino.»

1985 più 5. Uguale 1990. Diciotto anni fa.



Aids, che ci sia ciascun lo dice…
Posizionata la pietra angolare, con l’identificazione dell’Hiv come causa diretta ed esclusiva dell’Aids, l’edificio è cresciuto rapidamente. E, come accade molto più spesso di quanto non si voglia ammettere, la stragrande maggioranza degli operatori si è ben guardata dal chiedersi se quella premessa fosse davvero così solida come veniva affermato. Tranne rarissime eccezioni, puntualmente ignorate o tacciate di incompetenza nonostante vi fossero, tra loro, addirittura dei Premi Nobel quali il microbiologo Peter Duesberg e il chimico Kary B. Mullis, chi si è occupato di Aids negli ultimi vent’anni lo ha fatto allineandosi di buon grado alla versione dominante.

La teoria è diventata un teorema. Il teorema è diventato un assioma. Poiché l’Hiv era indiscutibilmente all’origine dell’Aids, le contromisure sono state analoghe a quelle che si sarebbero prese nei confronti di ogni altro virus dagli effetti mortali e dall’alto potenziale epidemico. La prevenzione si è focalizzata sui comportamenti da evitare per non incorrere nel contagio. La cura, in attesa del provvidenziale ma tuttora irraggiungibile vaccino3, si è rivolta a quei farmaci che potessero rallentare quanto più possibile lo svilupparsi della malattia. Inoltre, a metà strada tra prevenzione e cura, si è messo a punto un test che permettesse di accertare l’infezione da Hiv prima che si manifestassero i sintomi dell’Aids.

Cominciamo dalla prevenzione. Dopo oltre due decenni di martellamento mediatico è senza dubbio l’aspetto più noto dell’intera vicenda. Il presupposto è che l’Aids si trasmetta attraverso il sangue e altri fluidi corporei, in particolare quelli seminali per l’uomo e quelli vaginali per la donna. La parola d’ordine, perciò, è tanto semplice quanto perentoria: evitare qualsiasi contatto con quelle sostanze, specie se si ha a che fare con soggetti già infettati o comunque a rischio. Come? Dipende. In ambito sessuale le alternative sono due: la prima, che ogni tanto torna a essere caldeggiata ma che è talmente irrealistica da diventare risibile, è un’assoluta castità; la seconda è l’uso sistematico del profilattico, tanto meglio se all’interno di una relazione monogamica stabile e di lunga durata.

Per oltre vent’anni l’Azt, scoperto nel 1964 e subito accantonato per la sua

tossicità, rimase inutilizzato. Fino a quando la “scoperta” dell’Hiv permise

alla Burroughs Wellcome di riciclarlo.


Se il problema è la droga, invece, il pericolo principale – esclusi gli effetti immunodepressivi degli stupefacenti in quanto tali – consiste nel condividere con altri consumatori la stessa siringa e, quindi, lo stesso ago. La soluzione, ovvia, è che ognuno utilizzi siringhe “usa e getta”. Il che ci porta al principio di carattere generale che si è esteso a qualunque altro ambito, dagli ospedali ai dentisti, dai barbieri ai laboratori in cui si fanno i tatuaggi o si mettono i piercing: gli strumenti che possono sporcarsi di sangue devono essere rigorosamente monouso. Li compri, li usi, li butti. Affinché qualcun altro, intanto, li produca, li venda, ci guadagni. Nel suo piccolo (ma nemmeno poi tanto, se si moltiplicano gli importi unitari per un numero enorme di pezzi) il business dell’Aids passa anche di qui.

Ma il grosso, naturalmente, transita altrove. Innanzitutto nei farmaci. Innanzitutto nel famigerato Azt. Scoperto nel 1964 da Jerome Horwitz, che sperava di poterlo impiegare nelle terapie antitumorali, palesò fin dall’inizio difetti tanto gravi da indurre lo stesso Horwitz a disinteressarsene, al punto che non lo brevettò neppure. Per oltre vent’anni l’Azt rimase inutilizzato. Poi, in coincidenza con l’emergere dell’Aids e dell’ipotesi virale di Gallo e Montagnier, la Burroughs Wellcome4 lo fece uscire dall’ombra e ne avviò la sperimentazione clinica. Le aspettative erano altissime. Il clima di allarme che andava dilagando, nel consueto rimbalzo tra tecnici, pubbliche istituzioni e mass-media, rendeva più che mai urgente il reperimento di una qualsivoglia terapia. Risultato: nonostante i pesantissimi effetti collaterali (collaterali?) l’Azt superò agevolmente le verifiche e venne validato. A mali estremi, estremi rimedi. Ora i medici potevano prescriverlo. I malati dovevano assumerlo. Alla Burroughs Wellcome non restava altro da fare che avviarne la produzione su vasta scala e prepararsi a incassare il fiume di denaro che sarebbe scaturito dalla sua commercializzazione. Dal punto di vista imprenditoriale, o speculativo, era il massimo che si potesse ottenere: il monopolio assoluto su un mercato vastissimo, per di più in continua crescita.

Siete sieropositivi all’Hiv, ma non avete alcun sintomo? Secondo

gli esperti dovete curarvi comunque, come se aveste già l’Aids. Farmaci

su farmaci, incluso il famigerato Azt.


Ed eccoci all’ultimo tassello: il test di rilevazione dell’Aids. O meglio, e la differenza è determinante, il test di rilevazione degli anticorpi all’Hiv. Il test è ormai accessibile a tutti, anche privatamente. In Rete viene proposto a prezzi variabili che partono da un minimo di 12 sterline, e il consiglio è di utilizzarlo ogni qual volta vi sia una possibilità di contagio. Ovvero, per parlare dell’eventualità più comune, ogni volta che si sia avuto un rapporto sessuale “non protetto” con un partner sconosciuto e del quale non si è perfettamente sicuri (come se poi, in un’epoca di altissima promiscuità come la nostra, si potesse essere totalmente certi della condotta di chicchessia). Inoltre, visto che i tempi di reazione sono soggettivi, il consiglio aggiuntivo è di ripetere il test a più riprese, a distanza di alcune settimane.

Ma il problema principale non è neanche il costo: è la sua effettiva utilità. E le conseguenze che innesca. La tesi corrente, come abbiamo visto, è che l’Aids sia determinato dal virus Hiv e che, pertanto, il passaggio dall’infezione iniziale alla malattia conclamata sia solo questione di tempo. Benché per tanti altri virus questo periodo di incubazione sia solitamente breve, nel caso dell’Hiv/Aids è non soltanto molto più lungo di quanto avviene, ad esempio, per il colera (1-5 giorni) o per l’Ebola (3-9 giorni), ma è addirittura indeterminato. In altre parole, e la casistica è estremamente ampia, si può risultare positivi al test per l’Hiv e non avere nessun calo, e men che meno nessun crollo, delle difese immunitarie. Tecnicamente si è stati colpiti dal virus, come sta a indicare la presenza di anticorpi; concretamente l’organismo continua a funzionare come sempre, senza alcun danno né evidente né occulto. Si è malati di nome, si è sani di fatto. E quindi?

Secondo gli “esperti” bisognerebbe curarsi comunque. In via preventiva. Iniziare subito ad assumere farmaci “antiretrovirali” e sottoporsi a un monitoraggio costante. Proprio come si farebbe se, invece, ci si trovasse già in una fase ben più avanzata. Malati di nome, malati di fatto.



AIDS, c’è chi dice no
I dubbi sull’attendibilità della versione ufficiale, quella che il succitato Premio Nobel Peter Duesberg definisce esplicitamente «un dogma»5, sono cominciati già alla fine degli anni Ottanta. Mentre la generalità degli operatori si allineava pedissequamente all’impostazione prevalente, vuoi per mero conformismo, vuoi perché direttamente partecipi dei profitti che ne stavano derivando, alcuni studiosi si fermarono a riconsiderare l’intera questione. Fino a metterne in discussione le premesse.

La versione ufficiale domina il sistema

sanitario e, quindi, l’azione dei governi.

Il pregio, si fa per dire, è che quella

versione soddisfa un’infinità di interessi. Che sono tanto economici quanto politici.


Non era affatto facile. Oltre a una competenza specifica in materia di virus e di processi biochimici, ci volevano la lucidità, l’onestà intellettuale e la forza morale necessarie ad affrancarsi da quello che ormai era diventato un pensiero unico. Al di là dell’aspetto squisitamente scientifico – e anche nella scienza, checché se ne dica, andare contro certe “verità” significa esporsi alla demonizzazione e all’ostracismo – c’era da fare i conti con altri due ostacoli. Enormi. Primo, l’opinione pubblica era terrorizzata e desiderava oltremodo che l’Aids venisse ricondotto entro i limiti di un’epidemia, per quanto grave, della quale si erano finalmente scoperte sia le cause che le terapie. Secondo, i vari Gallo e Montagnier erano circonfusi da una sorta di aureola che li rendeva inattaccabili, proprio perché venivano presentati, e percepiti, come i paladini della lotta contro il Male. Se loro erano i novelli San Giorgio, e l’Aids era il drago, quanto spazio c’era per chi veniva a criticarli, accusandoli di aver sbagliato tutto? Affermando che le loro tesi erano un cumulo di bugie, o se non altro di abbagli. Sottolineando che le catastrofiche ipotesi iniziali su una diffusione esponenziale del morbo erano state smentite dalla realtà. Sostenendo che non è affatto vero che l’Aids sia causato dal virus Hiv – che tutt’al più ne costituirebbe un effetto secondario, proliferando a sua volta in un organismo indebolito dal venir meno delle normali difese immunitarie – e che la massima parte delle morti attribuite all’Aids, specialmente in Africa, sono invece dovute a malattie ben note quali la dissenteria e la tubercolosi, e andrebbero perciò ricondotte ad altre cause tra cui la denutrizione e le condizioni igieniche sempre più precarie. Accusando l’Azt, infine, di essere sempre restato ciò che era all’inizio, vale a dire una sostanza altamente tossica i cui effetti negativi sono di gran lunga superiori a quelli positivi, quand’anche ve ne siano.

Attribuendo l’Aids a un virus, e solo ad esso, l’Occidente si assicura un’assoluzione preventiva per ogni immunodepressione.

La battaglia è stata impari fin dal primo momento e lo è rimasta. La versione ufficiale continua tuttora a dominare il sistema sanitario e, di conseguenza, il modo in cui i governi approcciano il fenomeno. Vere o false che siano, le spiegazioni che sono state date all’Aids hanno il pregio, si fa per dire, di soddisfare simultaneamente un’infinità di interessi. Che vanno dalla politica, ivi inclusa la geopolitica, all’economia. La priorità della politica è che la situazione sia, o appaia, sotto controllo. Quella dell’economia è che la gestione del fenomeno movimenti immense somme di denaro, sotto forma sia di investimenti pubblici per la prevenzione e la cura a spese dello Stato dei malati (veri e presunti) sia di costi a carico dei privati che si sottopongono alle terapie, onerose non solo per il prezzo delle singole confezioni di farmaci ma perché, non avendo come scopo la guarigione definitiva ma solo il contenimento della malattia, si protraggono all’infinito.

Ma c’è dell’altro. Ed è forse l’aspetto più importante, anche se di solito non se ne fa cenno alcuno. Accanto alle funzioni che abbiamo visto, infatti, il “dogma dell’Hiv” ne svolge un’altra assai meno evidente, ma della massima importanza. Attribuendo l’Aids a un virus, e soltanto ad esso, l’Occidente si assicura un’assoluzione preventiva, e illimitata, per qualsiasi altra forma di immunodepressione.

La causa è un virus? Allora si tratta di una fatalità. Che non dipende da noi. La radioattività? Non c’entra. L’inquinamento chimico? Non c’entra. Ammettere che fattori di questo tipo possano danneggiare il sistema immunitario, fino a renderlo inservibile, significherebbe aprire almeno uno spiraglio a una revisione critica del nostro stile di vita.

La faccia scura della luna, come si dice. Ci fanno vedere quella illuminata, quella del benessere consumista, e moltissimi di noi si lasciano abbagliare. Senza preoccuparsi di cosa c’è davvero dall’altra parte. ™

Federico Zamboni





Note:

(1) Per limitarsi all’Italia, le cifre ufficiali fissano le vittime di tumore in circa 150 mila persone. Le vittime dell’Aids, invece, sono intorno alle 200. Secondo il Ministero della Sanità dipende dal diffondersi delle terapie antiretrovirali, ma resta il fatto che negli ultimi anni sono calati drasticamente anche i casi di nuovi sieropositivi (per una ricognizione aggiornata al 2007, www.ministerosalute.it/resources/static/primopiano/503/DATI_AIDS_ISS.pdf).
(2)L’annuncio di Gallo scatenò una vera e propria battaglia, anche legale, con Luc Montagnier e con l’Istituto Pasteur in cui questi operava. Montagnier, infatti, aveva isolato il virus Hiv già un anno prima di Gallo e ne rivendicò la paternità, vincendo la causa contro il collega americano.
(3)L’ultimo annuncio di un’ormai prossima messa a punto di un vaccino è arrivato dallo stesso Luc Montagnier all’inizio dell’ottobre scorso. Durante la cerimonia di consegna del Nobel 2008, che gli è stato attribuito per la medicina a fronte dei suoi studi sull’Aids, Montagnier ha detto che sta lavorando a un vaccino "terapeutico" che dovrebbe essere ufficializzato "entro tre o quattro anni se i finanziamenti saranno costanti".

(4)La Burroughs Wellcome, in realtà, è un marchio che rinvia a due attività distinte. Da un lato la grandissima industria farmaceutica che tutti conoscono; dall’altro una fondazione di ricerca scientifica. Come si legge nel sito di quest’ultima (bwfund.org), “The Burroughs Wellcome Fund is an independent private foundation dedicated to advancing the biomedical sciences by supporting research and other scientific and educational activities”.

(5)Le posizioni di Peter Duesberg sono esposte, in maniera esauriente e comprensibilissima, nel volume Aids, il virus inventato (Baldini, Castoldi, Dalai, pagg. 527, € 9,90), al quale rinviamo espressamente per una dettagliata conoscenza delle tesi alternative a quelle ufficiali.

Gli strumenti del massacro

fonte:
http://ilcorrosivo.blogspot.com/

15/01/2008
Marco Cedolin

Pubblicato su Terranauta

Fra le notizie più allarmanti che giungono da Gaza, dove da oltre 2 settimane l’esercito israeliano sta portando avanti il sistematico massacro del popolo palestinese, una delle più spaventose è quella che riguarda l’utilizzo di armi di distruzione di massa, fra le quali bombe al fosforo bianco e mini atomiche “tascabili” meglio conosciute come “Dime”.
L’argomento è di dominio pubblico da molti giorni, ma la censura mediatica lo ha fino ad oggi relegato all’informazione sul web. Telegiornali e grandi quotidiani (con l’eccezione dell’Unità che ha dedicato un articolo alla questione) si ostinano ad ignorare colpevolmente la notizia, prodigandosi in compenso nella descrizione particolareggiata dei “terribili” razzi Kassam che Hamas continuerebbe a lanciare in quantità sempre crescente nonché a distanze sempre maggiori, contravvenendo perfino alle leggi della fisica.

Le bombe al fosforo bianco, che distruggono completamente il tessuto organico delle vittime, sono vietate dal protocollo dell’ONU per la messa al bando delle armi non convenzionali, ma Israele è fra i paesi che non l’hanno sottoscritto. Israele è in compenso fra i firmatari della Convenzione di Ginevra che vieta l’utilizzo di tali bombe contro la popolazione civile ed in aree densamente popolate, anche qualora vengano utilizzate esclusivamente per realizzare una cortina fumogena a protezione delle truppe, come fonti israeliane sostengono essere accaduto. In sostanza ci troviamo di fronte ad un pesante crimine di guerra che potrebbe potenzialmente portare Israele a risponderne davanti al tribunale dell’Aja, anche se sappiamo bene che non accadrà. Non accadrà poiché la protezione di cui gode lo stato israeliano a livello internazionale lo pone al riparo da qualsiasi rischio, non certo perché manchino gli elementi che dimostrano il massiccio uso delle bombe al fosforo bianco avvenuto in questi giorni su Gaza.
Sono numerosissime infatti le foto di bimbi i cui resti dimostrano in maniera inequivocabile gli effetti del fosforo bianco, così come numerose sono le foto ed i testimoni oculari che documentano il lancio delle bombe al fosforo, così come non mancano gli operatori sanitari che si sono trovati alle prese con morti e feriti colpiti dai ferali ordigni.

Se possibile ancora più raccapriccianti risultano essere le testimonianze di alcuni medici norvegesi presenti negli ospedali di Gaza, che analizzando le ferite presenti su un certo numero di cadaveri hanno riscontrato il probabile uso delle bombe “Dime”. Si tratta di vere e proprie “atomiche tascabili” create dall’aviazione statunitense per “limitare i danni collaterali” che causano un’esplosione radioattiva di breve raggio, in grado di rilasciare microschegge che tranciano i tessuti molli e oltre a causare la morte dei malcapitati s’innescano nei tessuti dei feriti, provocando il cancro con il passare degli anni. Naturalmente si tratta di ordigni “sperimentali” che pertanto non sono ancora inseriti negli elenchi delle armi proibite.
Gaza dunque somiglia sempre più ad una sorta di teatro per la sperimentazione dei massacri, strapieno di bambini destinati al ruolo di cavie sacrificali. Resta da domandarsi fino a quando la società Occidentale, il cui crollo verticale sotto il profilo del rispetto dei diritti umani è ormai paragonabile a quello finanziario, intende aspirare a sopravvivere a sé stessa, e si tratta di un mistero dalla difficilissima lettura.

domenica 11 gennaio 2009

Forno a micronde - La ricetta per ammalarsi di cancro

fonte:
http://www.laleva.org/it/2004/02/forno_a_micronde_-_la_ricetta_per_ammalarsi_di_cancro.html

By Archimede on 11.02.04 11:09 | Permalink
Esiste da dieci anni una prova, che il tribunale svizzero ha soppresso, che dimostra come il cibo trattato con le microonde possa danneggiare il sangue in modo rilevante. Studi più recenti hanno aggiunto prove evidenti che il forno a microonde è un rischio per la salute.


Nel 1989, un nutrizionista svizzero, il Dottor Hans-Urich Hertel fece delle scoperte allarmanti sull'uso del forno a microonde. Ma nonostante ciò per più di dieci anni ha dovuto lottare per avere il diritto di far sapere al mondo che cosa aveva scoperto.

Il punto che ha cercato in tutti i modi di rendere noto al pubblico è di interesse vitale per i consumatori : tutti i cibi che vengono cucinati o scongelati nel microonde possono causare dei cambiamenti del sangue che indicano lo sviluppo di un processo patologico presente anche nel cancro.

Nonostante ciò, Hertel per tutto questo tempo, è stato preso in giro dai fabbricanti di forni a microonde che hanno usato le leggi svizzere sul commercio per tappargli la bocca al punto di minacciare di rovinarlo.

Nel Marzo 1993, il Tribunale per il Commercio di Berna, a segui-to di una denunzia della Associazione Svizzera dei Produttori di Apparecchi Elettrici Domestici ed Industriali, ha fatto divieto al Dottor Hertel di dichiarare pubblicamente o per scritto, che i forni a micro-onde sono dannosi alla salute. Non ubbidire a questo ordine avrebbe potuto significare una multa di 5000 Franchi Svizzeri o addirittura un anno di prigione.

La Corte Federale di Losanna ha confermato questo verdetto nel 1994 giustificandolo sulla base della Legge Svizzera contro la Concorrenza Sleale che proibisce "dichiarazioni discriminanti, false, ingannevoli e dannose contro un produttore e i suoi prodotti" (Giornale delle Scienze Naturali, 1998;1: 2-7) una legge che prende esclusiva-mente in considerazione la facoltà di impedire il commercio in sé e non l'intento di nuocere.

Tale legge imbavaglia anche la stampa svizzera poiché qualsia-si osservazione che possa essere considerata una critica del forno a microonde può con facilità portare ad un processo. Le opinioni svizzere sulle scoperte del dottor Hertel non sono condivise dal resto dei paesi europei. Nell'Agosto del 1998, La Corte Europea dei Diritti Umani stabilì che l'ordine del silenzio emesso dalla corte svizzera contro il Dottor Hertel era contrario al diritto di libertà di espressione : La Corte Europea ordinò anche alla Corte Svizzera di pagare un com-penso di 40.000 franchi svizzeri come risarcimento.

Pur avendo vinto la causa da due anni, il Dottor Hertel è ancora in attesa che il Tribunale svizzero cambi la sentenza precedente e gli tolga la multa di 8000 franchi. Nel frattempo le sue scoperte sensaz-ionali sono state convalidate da testimonianze che spuntano qua e là in tutto il mondo.


DA DOVE E' INIZIATO TUTTO QUESTO?

Si ritiene da parte di molti che i forni a microonde siano stati ideati durante la seconda guerra mondiale in Germania per facilitare la preparazione del cibo nei sottomarini; altri dicono che gli stessi scienziati svilupparono tale invenzione per facilitare le manovre durante l'invasione dell'Unione Sovietica. In ogni modo l'invenzione è databile dalla Seconda Guerra Mondiale.

Dopo la guerra, questa tecnologia fu importata negli USA dove fu sviluppa e come risultato il primo forno a microonde fu messo in commercio nel 1952 dalla Raytheon. Da quel momento in poi, questa tecnologia è stata adottata in tutto il mondo senza che venissero fatte ricerche sui possibili effetti dannosi da parte delle autorità di nessun paese.

Solo negli anni '70 cominciarono a comparire dei rapporti che mettevano in dubbio la sicurezza dei cibi cotti a microonde. Studi istologici sui broccoli e le carote cotti a microonde rilevarono che la struttura molecolare dei nutrimenti erano deformati a tal punto da distruggere le pareti cellulari quando, nella cucina tradizionale, la struttura cellulare rimane intatta (Journal of Food Science, 1975;
40 : 1025-9).


IL FUNZIONAMENTO DI UN FORNO A MICROONDE

Il forno a microonde usa un dispositivo chiamato magnetron, che fa oscillare un fascio elettronico ad una frequenza molto alta, producendo così una radiazione di microonde (MW). Gli apparecchi domestici o industriali usano una frequenza di 2.45 gigahertz (Ghz)
ad una potenza di 400-900 watts per un forno domestico standard, la cui alimentazione è progettata per fornire 4000 impulsi al magnetron.
La frequenza di 2.45 Ghz si usa perché l'acqua assorbe l'energia
elettromagnetica più velocemente e al massimo grado a questa fre-
quenza, dando così modo al cibo che contiene acqua di riscaldarsi rapidamente.

Le molecole contenute nel cibo sono costrette a allinearsi con
il campo elettrico molto rapidamente e ad oscillare intorno al proprio asse. Il calore viene prodotto dalla notevole frizione intermolecolare.

Le microonde vengono proiettate dal magnetron all'interno del forno, dove riscaldano il cibo dall'interno verso l'esterno, a differenza dei forno tradizionali che fanno il contrario. Il riscaldamento dall' interno cosa può lasciare delle zone fredde e da ciò la necessità di ruotare costantemente il piatto.

Il massimo livello di perdita permesso dalle norme attuali corris-ponde a una potenza di densità di 5 milliwatts per centimetro quadrato alla distanza di 5 centimetri dalla porta del forno. Questo valore si basa su misurazioni standard per radiazioni MW che sono oggetto
di discussione fra coloro che sostengono che gli effetti atermici delle radiazioni MW dovrebbero essere tenuti in considerazione solo quan- do i livelli di radiazione registrati sono bassi (come ad esempio con i cellulari). Lo sportello del forno stesso dovrebbe essere controllata periodicamente per assicurarsi che non ci siano eccessive perdite.


LA RICERCA DI HERTEL

Undici anni fa, il Dottor Hertel, un medico nutrizionista che ave-va già lavorato per diversi anni per una società alimentare svizzera,
si mise in contatto con il Professor Bernard Blanc dell' Istituto Federale di Tecnologia per sviluppare un programma di ricerca a largo raggio sull'effetto del cibo trattato con microonde negli esseri umani. I due scienziati decisero in seguito di ridurre la loro ricerca ad un livello più limitato, quando il Fondo Nazionale Svizzero non si dichiarò dispon-ibile a finanziare il loro progetto.

Selezionarono otto individui dell'Istituto di Macrobiotica di Kientel in Svizzera che seguivano una dieta strettamente macro-biotica, compreso anche il Dottor Hertel: questo per ridurre al minimo la presenza di elementi che avrebbero potuto essere considerati fuor-vianti per i loro effetti sull'analisi del sangue. Tutti i volontari avevano un'età compresa fra i 20 ed i 40 anni, tranne Hertel che aveva 64 anni.

Come ci racconta Hertel nel suo libro : "Ciò che i dottori non ci dicono" per otto settimane abbiamo vissuto tutti nello stesso albergo e non c'è stato ne fumo, né alcol, né sesso. Ad intervalli di 5 giorni, i volontari ricevevano uno degli otto tipi di cibo disponibili a stomaco vuoto : latte crudo biologico; lo stesso latte preparato in modo tradiz-ionale; lo stesso tipo di latte scaldato in forno a microonde; latte pastorizzato in forma tradizionale; verdura da cultura biologica cruda; la stessa verdura cucinata in forma tradizionale; la stessa verdura surgelata e scongelata in forno a microonde e la stessa verdura cucinata in forno a microonde.

Ai volontari fu prelevato il sangue immediatamente prima di mangiare e a intervalli fissi dopo avere mangiato i suddetti cibi.

Si poterono osservare dei cambiamenti significativi del sangue di coloro che avevano consumato cibo trattato con forno a microonde; mutamenti consistenti in una riduzione di tutti i valori dell'emoglobina e del colesterolo, sia delle lipoproteine ad alta densità (colesterolo "buono") sia di quelle a bassa densità (colesterolo "cattivo") (Nexus, 1995; Aprile / Maggio : 25-7).

I linfociti (globuli bianchi) mostravano una diminuzione a breve termine più evidente dopo che era stato consumato del cibo trattato a microonde che dopo avere consumato del cibo cucinato in maniera tradizionale. Inoltre, Hertel scoprì un'associazione altamente signifi-cativa fra la quantità di energia a microonde nel cibo preso in esame e la luminescenza di quei batteri che si illuminano, se esposti ad una luce speciale, nel sangue di coloro che ne avevano mangiato. Hertel concluse che tale energia poteva essere trasmessa a coloro che mangiavano cibo cucinato a microonde.

Oltre agli effetti suddetti, Hertel notò anche effetti non termici che, egli sostiene, alterano la permeabilità della membrana cellulare poiché cambiano i potenziali elettrici fra l'esterno e l'interno della cellula. Le cellule danneggiate diventano quindi facile preda dei virus, dei funghi e di altri microrganismi.

I meccanismi naturali di riparazione delle cellule vengono anch' essi alterati, e ciò induce le cellule a ricorrere forzatamente alla riserva di energia in "stato di emergenza passando dalla respirazione aerobia (basata sull'ossigeno) a quella anaerobia (priva di ossigeno). Invece di produrre acqua e biossido di carbonio, producono perossido di idrogeno e monossido di carbonio.

In una situazione di questo tipo Hertel asserisce, le cellule passano da un processo generatore di energia di "corretta ossidaz-ione" ad uno di "fermentazione" malata. Hertel prosegue e constata che quando il cibo è trattato con microonde, il forno emette una potenza di 1000 watt o ancora di più. La distruzione e la trasformazione delle molecole del cibo che ne risulta produce dei nuovi composti che si chiamano "radiolitici", sconosciuti in natura. E' opinione corrente nei circoli scientifici che i cibi trattati a microonde non contengano livelli significativamente alti di composti radiolitici più dei cibi cucinati in maniera tradizionale, ma i risultati portati da Hertel suggeriscono il contrario.

Le analisi del sangue dei volontari hanno confermato che in coloro che consumavano cibo trattato a microonde non tutto andava bene. Campioni presi ogni mattina alle 7,45, 15 minuti dopo che avevano mangiato e due ore dopo, mostrarono che i valori degli eritrociti, dell'emoglobina degli ematocriti e leucociti erano al limite minimo della normalità in coloro che avevano mangiato del cibo trattato a microonde.

Tali risultati sono simili a quelli delle persone tendenti all'anem-ia; i risultati erano più evidenti e significativi statisticamente nel secondo mese della ricerca. Inoltre, in correlazione con la diminuz-ione dei valori, si erano innalzati i livelli di colesterolo. Non è difficile capire perché la pubblicazione dei risultati della ricerca nel 1992 abbia causato allarme in Svizzera. Comunque, la reazione delle autorità svizzere e dell'industria che lo portarono davanti ad un tribunale e lo accusarono e condannarono per Concorrenza Sleale, segna un capitolo vergognoso nella stia della Svizzera. Tale fu la pressione sul Professor Blanc che si sentì obbligato a dissociarsi pubblicamente dalla interpretazione data nella relazione congiunta che aveva seguito la loro ricerca, subito dopo la sua pubblicazione. Privatamente, egli ammise che con il Dottor Hertel che lo aveva fatto perché temeva per la sicurezza della propria famiglia (Journal of Natural Sciences,1998; 2-7).

Nonostante tutti i tentativi per metterlo a tacere, la ricerca del Dottor Hertel è disponibile fuori dalla Svizzera per posta o sul sito web (copie disponibili da World Foundation for Natural Science, Box 632, CH-3000, Bern, Switzerland; tel: 0041 33 4381158; fax 437 4816. Sito web : www.wffns.org).


I RUSSI VIETANO I FORNI A MICROONDE

Dopo la seconda guerra mondiale anche i Russi hanno sperimen-tato il forno a microonde. Dal 1957 fino ad oggi, le ricerche sonostate portate avanti dall'Istituto di Radiotecnologia di Klinsk, Bielorussia. Secondo il ricercatore americano William Kopp, che ha raccolto sia le ricerche tedesche che quelle russe, e che è stato inquisito per questo (Journal of Natural Sciences, 1998; 1: 42-3) - dal gruppo legale russo sono stati rilevati i seguenti effetti :

- La carne già cucinata e scaldata nel forno a microonde con calore sufficiente a distruggere un essere umano provoca :

- d-nitrosoditanolamine (un agente ben conosciuto fra le cause del cancro);

- destabilizzazione dei composti biomolecolari della proteina attiva;

- origine di un effetto binding della radioattività dell'atmosfera;

- origine di agenti che causano il cancro nelle proteine-idrolizzate del latte e dei cereali.

- L'emissione di microonde causava anche alterazioni nel comportamento catabolico (guasto) del glucoside - galattoside - elementi che si trovano nella frutta surgelata se viene scongelata in questo modo.

- Le microonde alteravano il comportamento catabolico degli alcaloidi delle piante se la verdura surgelata, cruda o cotta veniva esposta anche per tempi molto brevi.

- I radicali liberi che causano il cancro si erano formati in
alcune strutture molecolari con minerali in traccia nelle sostanze vegetali, specialmente nei tuberi crudi.

- Ingerire cibi trattati a microonde innalzava la percentuale
di cellule cancerogene nel sangue.

- A causa delle alterazioni chimiche nelle sostanze alimentari, c'erano delle disfunzioni nel sistema linfatico che causavano una degenerazione della capacità del sistema immunitario di autodifesa contro la crescita del cancro.

- Il catabolismo instabile dei cibi trattati a microonde alterava le loro sostanze elementali, e ciò provocava disturbi della digestione.

- Coloro che avevano mangiato cibi trattati a microonde mostrarono un incidenza statisticamente maggiore di tumori allo stomaco e all'intestino, oltre a una degenerazione generale dei tessuti cellulari periferici ed una graduale perdita delle funzioni digestive e escretorie;

- L'esposizione alle microonde causò una diminuzione significativa dei valori nutrizionali di tutti i cibi studiati particolarmente :

- Una diminuzione della biodisponibilità delle vitamine del complesso B, della Vitamina C, vitamina E dei minerali essenziali e lipotropi;

- Distruzione del valore nutrizionali delle nucleoproteine della carne;

- Diminuzione dell'attività metabolica degli alcaloidi, glucosidi, galattosidi e netrilosidi (tutte sostanze base delle piante presenti nella frutta e nella verdura);

- Notevole accelerazione della disintegrazione strutturale dei cibi (Perceptions, 1996; Maggio / Giugno : 30-3).

- Come risultato di tali ricerche i forni a microonde furono vietati in Russia nel 1976 e questo divieto fu annullato dopo la Perestrojka.


RICERCHE RECENTI

Ancora alcune di queste teorie devono essere verificate, ma altre ricerche in Gran Bretagna e negli USA hanno messo in evidenza altri rischi. Nel 1990 all'Università di Leeds, due ricercatori del Diparti-mento di Microbiologia Medica hanno studiato il calore irregolare che i forni a microonde possono causare. Hanno scoperto che il contenuto di sale in una data porzione di purea di patate influiva sulla temperat-ura interna della vivanda- maggiore era il contenuto di sale, minore era la temperatura.

Da ciò i ricercatori hanno concluso che "la scarsa penetrazione
di microonde nel cibo preso in esame ad alta concentrazione ionica può essere causato dalla induzione della corrente elettrica/ionica sulla superficie del cibo stesso. Questo spiegherebbe la ragione per cui il cibo confezionato scaldato a microonde di solito è bollente in super-ficie ma freddo all'interno (Nature,1990; 344 : 496).

E' riferito il caso di un paziente che nel 1991 in un ospedale di Tulsa, Oklahoma, è morto per crisi anafilattica dopo una trasfusione di sangue che era stato scaldato in forno a microonde. L'irradiazione
sembra avere alterato il sangue in qualche modo e avere causato la
morte del paziente (Journal of Natural Sciences, 1998; 1: 2-7).

Nell'Agosto 1989, una ricerca del governo britannico ha dimost-rato che la Listeria ed altri batteri potenzialmente mortali possonosopravvivere nel cibo cucinato a microonde, anche se si seguono le istruzioni (Food Business, 1989; 20 :12).

Un'altra ricerca americana ha dimostrato che l'uso di riscaldare avanzi di cibo nel forno a microonde è potenzialmente pericoloso. I ricercatori che studiavano le cause di una serie di casi di Salmonell-osi fra le persone che facevano picnic nel 1992, scoprirono che delle

trenta persone che riportarono a casa della carne avanzata, i dieci che avevano usato il forno a microonde si erano tutti ammalati. Nessuno dei dieci che avevano usato un forno normale o una padella per riscaldare il maiale si era ammalato.

I ricercatori conclusero che, paragonando i metodi convenzionali di riscaldamento, il forno a microonde non dava nessuna protezione all'insorgere di salmonella (American Journal of Epidemiology, 1994; 139 : 903-9).


NON SCALDATE IL LATTE NEL FORNO A MICROONDE

Riscaldare o scongelare latte materno nel forno a microonde causa un diminuzione del livello di fattori anti infettivi del latte, anche se si usano basse temperature (20- 53 °c) ( Paediatrics,1992; 89 :
667 -9 ). In uno studio dell'Università di Stanford in California, il riscaldamento a microonde a più di 72°C si dimostrò come la causa di una sensibile diminuzione di tutti i fattori anti infettivi testati.

Un altro studio, fatto a Vienna, trovarono che cuocere a micro-onde causa cambiamenti notevoli delle proteine del cibo cosa che non si verificava dopo una cottura tradizionale. La D prolina e la cis D idrossidoprolina furono rinvenute in quantità significative nella formu-la del latte per neonati scaldato a microonde, mentre di solito solo la L prolina si trova nel materiale biologico. L sta per levogiro, D per destrogiro, riferendosi alla direzione di rotazione degli elettroni sul piano di polarizzazione ottica).

Lubec ed i suoi colleghi misero in guardia per il fatto che "la conversione di forme da trans a cis può essere pericolosa perché quando i cis-aminoacidi sono incorporati in peptidi e proteine invece che nei loro transisomeri, ciò può portare a cambiamenti strutturali, funzionali ed immunologici" (Lancet, 1989; 9 : 1392-3).

Altre ricerche hanno trovato che il latte per neonati trattato con microonde può causare cambiamenti molecolari degli aminoacidi
delle proteine del latte, causando in tal modo tossicità o cambiando il valore nutritivo del latte stesso. Però la quantità di proteine cambiate era molto piccola (Journal of the American College of Nutrition, 1994; 13 : 209 -10 ).

Non tutte le testimonianze sono comunque negative. Gli scienz-iati di un laboratorio dell'Istituto di ricerca di Zeist, in Olanda, hanno svolto una ricerca di 13 settimane sugli effetti del cibo trattato a micro-onde, sulla composizione del sangue ed altri indicatori sanitari su topi e sembra che non abbiano riscontrato nessun effetto negativo (Food Chemical Toxic ,1995 ; 33: 245 -56 ). Comunque va tenuto presente che si tratta di studi su animali e non sempre si possono applicare ad essere umani.


ATTENZIONE ! PERDITA DI ADDITIVI

Un altro problema del cibo trattato a microonde è che esso ha un colore ed un sapore meno forte se paragonato al cibo cucinato in modo tradizionale soprattutto ciò si verifica nei cibi che contengono della pasta. Questo fatto ha sviluppato ed incoraggiato la produzione di additivi che possono essere usati nei cibi per forno a microonde e che riproducono artificialmente i colori ed i sapori che i consumatori
si aspettano di trovare. Gli studiosi dell'università australiana degli stati di Lara e Ashton nel loro libro che raccomandiamo caldamente
di leggere "I Pericoli del Progresso" (Zed Books, Londra, 1999) affer-mano :

"Un esempio di un nuovo tipo tecnologico di sapori special- mente destinati ai cibi da cucinare a microonde sono i recettori. Questi sono di solito incorporati nell'involucro dei cibi per microonde e sono usati per raggiungere delle aree ad alta temperatura; questo da un effetto di rosolatura al cibo durante la cottura a microonde. Un leggero effetto collaterale di alcuni di questi prodotti prima del 1992 significava anche che veniva emessa una piccola quantità di etere bisfenolo Aúdiclicide,
una sostanza chimica tossica conosciuta come BADGE, che andava nel cibo durante la cottura a microonde. BADGE era un componente dell'adesivo antigelo usato per fissare i recettori all'involucro."

Gli autori citano uno studio del 1992 su 52 campioni di pizza in cui nove recettori usati in una marca contenevano BADGE in una con-centrazione che andava da 0,2 -a 0,3%. La sostanza chimica passava nella pizza quando questa veniva cucinata nell'involucrocome da istruzioni (Food Additives and Contaminants, 1994; 11 : 231- 40).

Spesso pane e cereali vengono venduti in involucri cerati per poter facilmente essere scaldati a microonde. Ma uno studio recente ha dimostrato seguendo le istruzioni risultava che il 60% della cera passava nel cibo (Food Additives and Contaminants, 1994; 11 : 79 -89).

La pellicola in PVC che copre il cibo durante la cottura a micro-onde lascia particelle di plastica a tal punto che una ricerca del 1996 raccomandava di non usare plastica PVC a diretto contatto con il cibo durante la cottura (AB Badeka, MG Kontominas, 1996; citato da Ashton e Laura,1999, pag.68).


COME PROTEGGERSI DALLE RADIAZIONI SE SI DEVE
CONTINUARE AD USARE IL FORNO A MICROONDE

. Controllare periodicamente specialmente lo sportello di chiusura che è la parte più soggetta a perdite;

- Non aprire mai la porta quando il forno è in funzione;

- Stare ad una distanza di almeno circa 90 centimetri (specialmente i bambini); quando il forno è in funzione per evitare effetti cumulativi anche per esposizioni limitate. Il cristallino degli occhi è la parte a maggior rischio per una esposizione alle microonde perché non ha modo di disperdere l'energia termica o in altro modo;

- Evitare di cucinare a microonde cibi surgelati o preparati, specialmente se vanno cotti nel loro involucro;

- Non usare contenitori in PVC;

- Non incoraggiare gli adolescenti ad usare cibo scaldato a microonde o ad usare il forno in generale;

- Sappiate che la maggior parte dei ristoranti usa cibo da microonde in grandi forni industriali che risultano ancora avere maggiori rischi per i consumatori, e i clienti dovrebbero esserne informati;

Il messaggio è abbastanza chiaro. Non cuocete cibi in forni a microonde, specialmente per i bambini, a meno che non ci sia una
vera urgenza. Non date ascolto alla pubblicità ingannevole che vi offre "una preparazione veloce" per la vostra vita "piena di impegni".
Rendetevi conto che il vostro corpo ha bisogno di cibi genuini prep-
arati nel modo più genuino possibile in modo da farlo funzionare al massimo. Più vengono consumati cibi non genuini e sempre più gli organi del vostro corpo saranno colpiti negativamente verso la degen-erazione e la malattia. Trattate il vostro corpo come trattereste una Rolls-Royce non come un bidone della spazzatura.
_________________________________________________________

Scritto da Simon Best, direttore e produttore
di "Electromagnetic Hazard Therapy",
e-mail : Simon Best
website : Hazard Therapy
Tradotto dalla Signora Paola Macelloni.


PUNTI DI VISTA
CONFLITTO DI INTERESSI

Simon Best il nostro esperto in elettromagnetica, ci ha dato nel testo suddetto una testimonianza agghiacciante dei pericoli dei forni a microonde.

Una dei testi giornalistici più informati su questo argomento specifico sembra un racconto dell'orrore. Una solida testimonianza scientifica ci fa comprendere che scaldare il cibo a microonde lo priva delle parti nutrizionali più importanti. Mangiare del cibo cucinato in questo modo produce dei cambiamenti del sangue, delle cellule e del sistema immunitario rendendo più facile che si verifichino condizioni cancerogene.

Il cibo cucinato a microonde ha un sapore così disgustoso tanto che le industrie alimentari hanno dovuto usare additivi, coloranti, sapori artificiali ed altra spazzatura per fare in modo da far assomigli-are il più possibile al sapore naturale, o come alternativa hanno aggiunto tali sostanze agli involucri e così facendo gli additivi chimici passano direttamente nei cibo. Non ci dobbiamo quindi sorprendere se quelle particelle di eleganti risparmia - tempo come ad esempio i contenitori di plastica pronti per cucinare, finiscono nei cereali della colazione quando si scaldano.

Ma se questa tecnologia è così pericolosa perché nessuno ha mai detto nulla?

La risposta è che quei pochi che hanno tentato di dire ad alta voce quale è il problema hanno visto le loro informazioni venire soppresse dal le così dette illuminate società occidentali come ad esempio la Svizzera.

Questa non è una storia semplicemente su i pericoli della tecno-logia universalmente venduta al pubblico prima che ne venissero
studiati e compresi gli effetti. E' una classica dimostrazione di inter-essi commerciali in collusione con un governo e di un sistema giudiz-iario che mette al primo posto i profitti e non l'interesse pubblico.

Il caso dello scienziato svizzero Dottor Hans-Urich Hertel è un altro capitolo vergognoso della storia della Svizzera. Per 10 anni la Svizzera è riuscita a mettere a tacere la voce del Dottor Hertel usando una legge draconiana che proibisce qualsiasi tipo di critica che poss-ano recar danno al commercio. Anche se questa legge dovrebbe riguardare solo le affermazioni che siano " false o ingannevoli", questo dipende da chi è chiamato ha decidere.

Quello di cui si può accusare la legge svizzera è l'impedire la libertà di parola e la soppressione di qualsiasi prova che avrebbe potuto potenzialmente essere di ostacolo agli interessi di qualche compagnia o industria.

La cosa che da più fastidio è che gli svizzeri proclamano la loro libertà commerciale come sacra e migliore di tutti. Benché il tribunale europeo, quello che dovrebbe avere una voce autorevole più di quello delle singole nazioni, abbia deliberato a favore di Hertel, il tribunale svizzero indugia prima di decidere se intenda prenderne atta.

Lungi da me applaudire il comunismo, ma l'ironia di questa lunga storia sta nel fatto che un regime totalitario e repressivo come era quello russo degli anni '70 sia stato l'unico a reputare giusto proibire una tecnologia che gli scienziati avevano dichiarato pericolosa.

A meno che non crediamo che questo possa succedere in Inghilterra, sta per passare una legge che proibirà di esprimere un giudizio critico su un prodotto se ciò non sarà sostenuto da prove scientifiche. Questo sembra giusto se non consideriamo come potrà essere ricevuta una ricerca come quella di Hertel. Ci saranno dei professori con credenziali che fanno presa sulla gente che probabil-mente sosterranno in tribunale che le prove non sono sufficienti e la voce di Hertel potrebbe essere messa a tacere anche qui.

Qualche volta le leggi che sembrano fatte per proteggerci sono quelle a cui ci dobbiamo opporre più fortemente. Questa nuova legge che dovrebbe aiutare a farci individuare la verità sui prodotti nuovi e vietare alle multinazionali di fare affermazioni false, potrebbe anche proteggere il commercio da dovere sottomettersi a ricerca scientifica. Solo il tempo ci dirà quanti Hertel inglesi avranno la bocca chiusa da una museruola.

________________________________________________________

Scritto dalla Signora Lynne McTaggart, editrice della rivista
"What Doctors Don't Tell You" (Vol. no, No. 12),
Satellite House, 2 Salisbury Road, London SW19 4EZ, Inghilterra.
Tradotto dalla Signora Paola Macelloni.

sabato 10 gennaio 2009

Applausi, siam fascisti

fonte:
http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/

10 gennaio 2009, in MARCO TRAVAGLIO

Un lettore domanda: “Non è esagerato parlare di fascismo sul caso Salerno-Catanzaro?”. Penso di no. Neppure il fascismo osò intromettersi in indagini in corso e nell’autonomia dei magistrati come sta facendo il governo col consenso di Pd, Anm e Csm. Mussolini istituì il Tribunale Speciale per i reati politici, ma per quelli comuni non intaccò l’indipendenza togata. Quel che sta accadendo contro la Procura di Salerno non ha precedenti. Alfano vuole trasferire i pm Apicella, Nuzzi e Verasani per “assoluta spregiudicatezza”, “mancanza di equilibrio”, “atti abnormi nell’ottica di un’acritica difesa di De Magistris e con l’intento di ricelebrare i processi a lui avocati”. Per la prima volta nella storia repubblicana, e pure monarchica, un ministro chiede di punire dei magistrati perché il contenuto delle loro indagini non gli garba. Presto trasferiranno i giudici perché le loro sentenze non piacciono al governo. Anziché insorgere contro questo abominio illegale e incostituzionale, l’Anm “prende atto con soddisfazione della tempestiva iniziativa del Csm e del Ministro della Giustizia”. Nel 2001, quando il Senato censurò un’ordinanza del Tribunale di Milano, l’Anm si dimise come nel 1924, quando si era sciolta dopo il delitto Matteotti e la svolta autoritaria. Ora, all’ennesima svolta autoritaria, nessuno protesta e l’Anm plaude “soddisfatta”. Poche ore dopo il Riesame di Salerno, unico tribunale abilitato a giudicare il merito del sequestro delle carte Why Not, lo conferma in toto. Ora si attende il trasferimento dei tre giudici del Riesame per aver osato dare ragione ai pm.

giovedì 8 gennaio 2009

Capitalismo e pacifismo

fonte:
http://www.movimentozero.org/mz/

6 gennaio 2009

Non sappiamo ancora se l’attuale crisi economica sia paragonabile a quella devastante del 1929-32 o se si tratti di una normale crisi ciclica destinata a risolversi presto. Se la prima ipotesi dovesse rivelarsi fondata, è utile riflettere su quanto accadde in quegli Anni Trenta, non perché la storia si ripeta tale e quale ma perché esistono comunque delle costanti che chi ragiona di politica non può ignorare.
La vulgata propinata nelle scuole afferma che dalla crisi si uscì grazie alle misure prese dal New Deal di Roosevelt, misure sostanzialmente keynesiane. Fu una svolta significativa, come lo è l’attuale intervento statale a salvare banche e imprese dopo trent'anni di martellamento ideologico sul Mercato che si autoregola. Fu una svolta significativa ma non risolutiva. Nel 1939 il Pil degli Usa era ancora inferiore a quello di dieci anni prima. Dalla crisi si uscì veramente grazie alla Seconda Guerra Mondiale. Fu un affare colossale per l’alta finanza e la grande industria americane. Mentre i nazisti sterminavano milioni di giudei, slavi, zingari, gli ebrei e i massoni che contavano rimettevano in piedi un sistema fortemente scosso, con la guerra e il grandioso affare della ricostruzione. La guerra mondiale fu l’occasione per ripristinare un sistema ferito a morte.
Mutatis mutandis, la storia potrebbe ripetersi. Se i normali strumenti per rimettere in moto la globalizzazione del capitale non dovessero essere sufficienti, una guerra capace di provocare il più diffuso macello di carne vivente che il pianeta abbia visto dai tempi dell’estinzione dei dinosauri sarebbe la soluzione più probabile. Una guerra senza Guerrieri, del tutto anacronistici da quando non si combatte più con la clava e con la spada, una guerra di droni, di robot, di ordigni teleguidati, di veleni chimici e radioattivi. Marciume e merda, non sangue di Eroi.
I detonatori sono già tutti pronti nel grande vortice che configura un cerchio col centro nella penisola arabica, la culla delle civiltà e delle grandi religioni monoteiste. La circonferenza passa dal Caucaso, scende fino alla penisola indiana comprendendo Afghanista e Pakistan, piega verso ovest includendo Iran e penisola arabica, si stende sull’Africa orientale (Somalia, Etiopia, Sudan), risale attraversando il Mediterraneo all’altezza del mare Adriatico, punta a est comprendendo la penisola balcanica, si chiude di nuovo nel Caucaso passando per il confine russo-ucraino, destinato a diventare caldissimo. Se divamperanno senza più controllo tutte le tensioni già innescate in questa vasta area, esploderà il mondo intero.
Ecco perché mobilitare tutte le energie ancora non ottenebrate dal lavaggio del cervello e dall’inciucchimento da droghe, per cercare di imporre la pace, o di impedire che scoppi un conflitto incontrollabile, è un obiettivo di primaria importanza. Non sarebbe il pacifismo generico delle anime belle. Niente da spartire con gli arcobaleni. Sarebbe la lucida strategia rivolta a impedire che le centrali dell’Impero tricefalo, New York, Londra, Tel Aviv, ricorrano al solito strumento estremo che consenta loro di rimettere in piedi il meccanismo che ci sta stritolando, perpetuando il folle pendolo della produzione frenetica cui segue la distruzione per ricostruire secondo la stessa delirante coazione a ripetere.
Lottare per la pace significa impedire ai Signori della finanza di uscire a modo loro dalle strettoie che essi hanno creato. Significa smascherare la realtà della follia in cui ci hanno scaraventati, perchè la crisi economica non è una sciagura da cui uscire il più presto possibile ma l’occasione di una svolta finalmente radicale: fare della crisi del capitalismo la fine della modernità. Si delinea un obiettivo unificante per le opposizioni vere: imporre la pace perché la crisi faccia il suo corso fino in fondo.

Luciano Fuschini

La globalizzazione del gas

fonte:
http://www.movimentozero.org/mz/

08/01/2009
"L'era del gas a poco prezzo sta finendo": ad affermarlo e' stato il premier russo Vladimir Putin, e queste sue parole hanno un che di sinistro e inquietante in epoca di recessione galoppante. E verrebbe da dire anche di globalizzazione galoppante: infatti in mezzo secolo di guerra fredda mai l'Urss bloccò le sue forniture ai suoi clienti europei, alleati o nemici. Con il libero mercato invece, la Russia la sta facendo diventare un'abitudine: l'ultima volta accadde nel gennaio del 2006.
Alla base dei dissidi tra Russia e Ucraina ci sono i due miliardi di dollari che la seconda deve alla prima in seguito alle forniture passate, e per questo Mosca, di rinnovare il contratto scaduto il 31 dicembre, non ha una gran fretta.
Già altre volte i due Paesi hanno affrontato crisi simili, a partire dal 1993. Tuttavia la Russia ha sempre ottenuto il denaro richiesto, anche perché appoggiava il governo ucraino in carica. Ma nel dicembre del 2004, con la rivoluzione arancione di Juščenko, inviso al Cremlino ma amico dell'occidente, il baricentro politico dell'Ucraina si è spostato sempre più verso l'Unione Europea. Fino alla richiesta di ingresso nella Nato.
Ovviamente la Russia non gradì: fino ad allora vendeva il gas agli ucraini al prezzo "politico" di 50 dollari ogni mille metri cubi. Quando però nel 2004 l'Ucraina ottenne dalla Ue lo status di economia di mercato, la compagnia russa Gazprom iniziò a tariffare il gas ai prezzi di mercato, arrivando fino ai 179,5 del 2008. Per il 2009 ne ha chiesti 250, sempre meno comunque dei 500 che pagano i Paesi dell'Ue, ma l'Ucraina ha rifiutato. Allora Putin ha rilanciato fino ai 418 dollari attuali. Avrà pensato: "avete voluto l'economia di mercato? Adesso vi adeguate. Se no chiedete il gas ai vostri nuovi alleati". Come dargli torto?
Così dal primo gennaio Mosca ha chiuso i rubinetti all'Ucraina. Per l'Europa ha garantito che il gas non subirà diminuzioni. Però intanto tutti i Paesi europei hanno segnalato dei consistenti cali nel gas russo, soprattutto quelli dell'est che ne dipendono totalmente. Gli altri - Italia compresa - ne dipendono solo parzialmente, e per loro ci sono per fortuna altri fornitori, quindi i rischi sono limitati.
Il problema però è che nessuno riesce a capire di chi sia la colpa di queste diminuzioni: i due Paesi si scambiano accuse, ma talvolta in passato l'Ucraina ammise che in caso di contratto non rinnovato con la Russia, sarebbe stata costretta a prelevare del gas diretto verso i paesi dell'Unione europea per garantirsi i costi di transito.
A noi non importa disquisire su chi delle due parti abbia la maggiore responsabilità in questo affare assurdo: la globalizzazione è la principale responsabile, poichè crea un mondo disperatamente instabile e tragicamente interconnesso, tale per cui basta una mancata firma su un contratto a far tremare un intero continente.

Massimiliano Viviani

Lobby continua

fonte:
http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/

8 gennaio 2009, in PETER GOMEZ

Fare politica vuol dire individuare i problemi e trovare le possibili soluzioni. È questo il motivo per cui andiamo a votare. È questa la ragione per cui (quando ci è ancora permesso) scegliamo il candidato "A" piuttosto che il candidato "B". Le domande che il cittadino si pone sono infatti semplici: mi posso fidare di quest'uomo?, di questo partito? E ancora: questo parlamentare o questo sindaco ha le capacità per migliorare le mie condizioni di vita o lo stato delle cose?
Anche quando la sfiducia nel sistema, o se preferite nella Casta, è generalizzata tutti finiscono per seguire più o meno questo ragionamento e alla fine la preferenza va a chi è considerato il meno peggio. Così alle ultime elezioni gli Italiani si sono sconsolatamente rivolti al centro-destra ritenuto più affidabile, meno litigioso e più efficiente del centro-sinistra. Il modo con cui il centro-sinistra (assolutamente analogo a quello del centro-destra) ha governato in molte realtà locali e gli scandali politico-affaristici che lo hanno coinvolto hanno poi finito per confermare negli elettori di Berlusconi la bontà della scelta a suo tempo presa. Detto volgarmente: se anche quelli di sinistra rubano non si vede perché debbano essere preferiti alla destra.

Ovviamente le cose sono molto più complicate, ma questi grosso modo sono i pensieri che passano per la testa dell'elettore medio. Silvio Berlusconi, forte di trent'anni di esperienza nel modo dei media e della pubblicità, lo sa e si muove di conseguenza: non per niente sostiene di voler riformare le intercettazioni e la magistratura per risolvere i (falsi) problemi della privacy e della libertà dei cittadini. Gioca cioè d'anticipo, individua quelli che secondo lui sono i mali, li pone al centro del dibattito, e propone soluzioni.

Il centro-sinistra invece non riesce nemmeno a segnalare con chiarezza le questioni da risolvere. La riprova è in quello che accade in questi giorni. Tutti nel Pd, ma anche molti nel Pdl, dicono che i continui scandali sono dovuti a una generale la debolezza della politica nei confronti delle imprese. Pur di garantirsi il consenso di amministratori locali e nazionali si vendono per due lire, nella speranza che l'imprenditore di turno sia in grado di appoggiarli nelle campagne elettorali future, e tessono fitte ragnatele di rapporti occulti che possano in qualche modo favorire le loro carriere. Questo generalizzato modo di fare ha ovviamente dei costi: l'amministrazione pubblica alla lunga diventa sempre più dispendiosa e inefficiente. Proprio perché governata direttamente da una politica che non si limita a fare le regole, ma interviene direttamente nelle scelte amministrative per favorire questo o quello.

Le soluzioni per tentare d'invertire questa tendenza però ci sono. E potrebbero essere oggetto di una grande campagna tesa a recuperare la fiducia degli elettori.

Il Pd, insomma, invece che inseguire Berlusconi sullo scivoloso campo della riforma della magistratura, dovrebbe proporre delle strade alternative. Per esempio: una legge che sul modello di quanto accade in altri paesi regolamenti in maniera ferrea l'attività dei lobbisti. Quancuno storcerà il naso, lo so. Negli Usa, dove la tradizione delle lobby corre di pari passo con la storia della democrazia, nonostante le leggi, gli scandali esplodono lo stesso. Ma almeno si sa chiaramente che cosa un uomo politico può fare e cosa no. Ma non basta: l'Italia ha firmato, ma non ancora ratificato, i trattati internazionali anti-corruzione. Il Pd, per essere credibile, dovrebbe chiedere che il parlamento, prima di occuparsi d'intercettazioni, li ratificasse: in questo modo anche nel nostro Paese il traffico d'influenza diverrebbe reato. Infine dovrebbe essere proposta una legge che stabilisca una volta per tutte in che modo i partiti devono tenere la loro contabilità e che riabbassi la soglia, fatta scandalosamente salire fino a 50mila euro da Berlusconi, oltre la quale i finanziamenti devono essere dichiarati.

Il centro-sinistra, insomma, dovrebbe approfittare della crisi per imporre la propria agenda. Lo farà? Non credo. Le idee camminano sulle gambe degli uomini (e delle donne). E di uomini da quelle parti se ne vedono ormai gran pochi

sabato 3 gennaio 2009

Una prima, vera vittoria

fonte:
http://www.stefanomontanari.net/index.php?option=com_content&task=view&id=1497&Itemid=1

Scritto da Antonietta M. Gatti
sabato 03 gennaio 2009

Qualche giorno fa il ministro Ignazio La Russa in una conferenza stampa ha informato di aver stanziato 3 milioni di Euro per risarcire i soldati che si sono ammalati dopo le missioni in zone belliche o in poligoni di terra e per svolgere ricerche nel settore.


Si è ufficialmente riconosciuto che questi soldati sono stati esposti “all’Uranio impoverito ed alle nanoparticelle (…)”. Il ministro della Difesa ha riconosciuto che i soldati si sono ammalati dopo aver subito un’esposizione a quello che io ho chiamato inquinamento bellico.


Il lavoro che ho svolto nelle Commissioni della XIV e XV legislatura insieme ad altri è stato riconosciuto come valido ed è stato accettato il concetto che le esplosioni di bombe ad alta tecnologia (Uranio impoverito ma anche al Tungsteno) creano temperature di combustione molto elevate (> 3.000°C) che aerosolizzano tutta la materia del bersaglio, creando poi polveri di dimensioni anche submicroniche (nano) che possono venire inalate o ingerite con cibo contaminato da questo inquinamento. Gli esperimenti che ho fatto a Baghdad hanno confermato la creazione di nanoparticelle anche dopo l’esplosione di ingenti accumuli di bombe tradizionali.


I soldati e/o le loro famiglie verranno quindi risarciti per queste patologie contratte sul luogo di lavoro. E’ stato poi riconosciuto che anche nei poligoni di tiro ci si può ammalare per le stesse ragioni.


A mio parere i giornali hanno riportato la notizia in maniera frettolosa. Nessun

giornalista ha speso qualche parola in più per commentare la notizia e le sue implicazioni.


Ciò che hanno fatto il ministro La Russa ed il suo entourage è qualcosa che va ben al di là del mero compenso economico. Ha ridato una dignità a questi soldati, cosa che non ha valore venale.


In pratica si è ammesso che ci sono proiettili invisibili che uccidono anche in modo ritardato e che quindi il soldato che si è ammalato in patria è un eroe al pari di chi è morto in un attentato o colpito da un proiettile in zona operativa. Il nostro governo ha riconosciuto che anche questi ragazzi, morti fra mille sofferenze in un letto d’ospedale, hanno servito il proprio paese in modo esemplare fino all’ultimo e non sono diversi di chi ha lasciato la vita per una bomba o un proiettile in Iraq, in Afghanistan o nei Balcani.


L’inquinamento bellico crea nanopolveri che sono proiettili invisibili e questi non hanno confini. A mio parere, a differenza dei proiettili convenzionali, queste nanoparticelle sono molto democratiche, dato che colpiscono tutti indifferentemente, anche colui che ha buttato le bombe dalla cui combustione queste hanno avuto origine. Ovviamente le nanoparticelle creano un inquinamento ambientale a cui sono esposti anche i civili che vivono nella zona, ma che può influire in modo profondo anche sulla fauna e sulla flora.
Si è finalmente ammesso che le patologie sviluppatesi in seguito alle missioni in zone di guerra in soldati che erano risultati idonei dal punto di vista medico non sono solo psicologiche come era stato ipotizzato: da stress.


A questa conclusione sono arrivati anche gli Americani in un rapporto del novembre scorso, le associazioni dei veterani hanno ammesso che lo stress può essere una concausa ma che le patologie sono altro. Primariamente, visto che i reduci della prima Guerra del Golfo accusavano sintomi anche neurologici, i medici avevano pensato che lo stress bellico fosse la causa primaria della sintomatologia. Ora si riconosce che i soldati sono affetti da una diversa patologia che per la sua complessità è stata chiamata sindrome, cioè un insieme di sintomi e segni clinici diversi. La sindrome del Golfo è diversa da quella dei Balcani, ma entrambe possono portare, anche in tempi lunghi, alla morte.

Ho lottato perché venisse riconosciuto questo aspetto della guerra e per dare soprattutto a chi non c’è più (e ne ho conosciuto personalmente tanti) il giusto riconoscimento.

Se da una parte il mio impegno è stato riconosciuto e validato da persone autorevoli, dall’altra ci sono persone che stanno demolendo il mio lavoro con la calunnia e la diffamazione. Una tale dottoressa (di tutt’altro settore), che non ha mai esaminato un campione patologico, che non è mai stata al letto di morte di un soldato, che non ha mai consolato una madre che ha perso il figlio, scrive agli editori di riviste scientifiche che hanno accettato i miei lavori dopo parere favorevole dei referee, scrive alla comunità Europea chiedendo di non accettare più i miei articoli, e di chiudere i miei progetti europei che condivido con partner eccellenti europei. Questa scrive a miei amici, a miei parenti, a uffici governativi, mettendo il seme del dubbio sulla validità del mio operato, come se lei fosse la portatrice della verità. Io questa persona non l’ho mai incontrata né ho mai avuto alcun tipo di rapporto con lei, ma come si spiega che questa possiede un mio indirizzario personale? Ci sarà correlazione con lo scassinamento della mia scrivania personale all’Università o con il disinserimento dell’allarme antifurto in laboratorio? Lei sta lì a tavolino, nascosta nel suo studio universitario, nascosta da pseudonimi, ad inveire, calunniare su chi lavora in prima linea, a diffamare chi non conosce e che non le ha mai fatto alcun male. Perché? L’odio, l’astio, l’acredine, la frustrazione che traspare dai suoi scritti, fanno pensare che questa persona sia priva di pietà per chi soffre e muore. I ragazzi non sarebbero mai stati risarciti col lavoro scientifico di questa signorina. Quello che mi spaventa è che questa persona insegna a studenti che devono essere formati. Che cosa insegnerà loro se non l’odio, l’acredine, l’astio?

Io preferisco lavorare per costruire un futuro migliore ai nostri figli ed insegnare loro la pietà.


Pubblico integralmente questo articolo. Ricordo, se non altro per evitare ai soliti personaggi il disturbo d’inventare nuove calunnie, che la dott.ssa Gatti (mia moglie) presta da due legislature la sua opera presso la Commissione che si occupa delle malattie dei militari non solo a titolo gratuito ma a sue (nostre) spese. Chiunque è libero di fare altrettanto. Ricordo pure che, grazie anche al suo lavoro, l'Italia è oggi l'unico paese al mondo a fare tanto. Nessuno chiede una parola di ringraziamento. Sarebbe sufficiente il rispetto. (Stefano Montanari)

giovedì 1 gennaio 2009

Inqualificabile comportamento di Sgarbi e Polizia Municipale.

fonte:
http://www.soniapresidente.it/

29 Dicembre 2008
“Ancora una volta siamo costretti a prendere atto dei vergognosi comportamenti adottati dal Sindaco di Salemi, Vittorio Sgarbi, dalla polizia municipale, che ieri ha agito in piena e totale violazione della legge e dalla stampa che, come spesso accade, ha riportato notizie false ed imprecise”. Lo ha affermato Sonia Alfano commentando i disordini verificatisi ieri durante la presentazione del libro di Vittorio Sgarbi ad Agrigento. “Il ragazzo che ha contestato Sgarbi ha solo riportato notizie vere che una certa stampa ha subito bollato come “accuse”. Sgarbi è un pregiudicato condannato per truffa allo Stato ed in primo e secondo gradoo per aver diffamato il Dottore Caselli e l’intero pull antimafia. Siamo pertanto grati al ragazzo artefice della contestazione per aver mostrato che in Sicilia esistono ancora persone in grado di urlare la verità e di contestare, legittimamente, chi si è macchiato di così gravi gesti. Siamo amaregiati per l’inqualificabile comportamento della polizia municipale che, senza nessun titolo nè motivazione, ha sequestrato il ragazzo rinchiudendolo in una stanza della biblioteca “Franco La Rocca” mentre non ha agito nei confronti dei guarda spalle di Sgarbi che, come di consueto, hanno bruscamente tentato di allontanare, senza nessun titolo, il contestatore. E’ paradossale che uomini dello Stato difendano un pregiudicato che ha truffato quelle stesse Istituzioni che le loro divise rappresentano. Chiameremo a rispondere nelle sedi giudiziarie competenti gli artefici dei gravi episodi accaduti ieri e, ancora una volta, ci schieriamo al fianco di chi contesta, usando l’arma della verità, personaggi lesivi per l’immagine dell’ antimafia e dunque della Sicilia come Vittorio Sgarbi. Infine chiediamo che il Questore di Agrigento faccia piena luce sull’ accaduto ed identifichi tutte le persone coinvolte, tramite foto e video che forniremo noi stessi, al fine di sanzionare comportamenti illeciti specie se operati da chi indossa una divisa”.

lunedì 29 dicembre 2008

Cina, al terremoto non si fa causa

fonte:
http://it.peacereporter.net/articolo/13374/Cina%2C+al+terremoto+non+si+fa+causa

23/12/08
Respinta l'azione legale dei genitori dei bambini uccisi nelle scuole crollate del Sichuan. Pechino non vuole discussioni sulle colpe
scritto per noi da
Alessandro Ursic


Ci avevano provato. Per i loro figli uccisi dal crollo della scuola durante il terremoto del Sichuan, una sessantina di genitori avevano sperato nella via della giustizia, facendo causa alle amministrazioni locali e alla ditta di costruzioni. Era il primo caso giudiziario del genere, in Cina: un ulteriore segnale dei fermenti della società civile cinese contro l'autoritarismo statale. Ma il tribunale, dopo diversi avvertimenti in tal senso, ha respinto l'azione legale.

Nella catastrofe del Sichuan dello scorso maggio, che ha causato 88.000 morti (tra cui 10.000 bambini), la tragedia dei piccoli alunni uccisi aveva commosso il mondo ma provocato rabbia in Cina. In molte città colpite dal sisma le scuole crollarono su se stesse (il Partito ha ammesso che 7.000 classi sono andate distrutte), tanto da essere soprannominate "scuole tofu"; gli edifici delle amministrazioni locali, a volte distanti anche solo poche decine di metri, rimasero invece miracolosamente in piedi. Era chiaro che gli istituti scolastici erano stati costruiti con materiale più scadente: da lì la rabbia di migliaia di genitori, che inscenarono manifestazioni di piazza in protesta col governo. Alcuni di loro furono anche arrestati e detenuti per brevi periodi.

Durante l'estate, Pechino si rese conto che la faccenda era potenzialmente esplosiva. Così, a inizio autunno offrì a centinaia di genitori un risarcimento di 6.200 euro a famiglia con aggiunta di pensioni più ricche. Ma a una condizione: che i genitori dei bambini uccisi dal terremoto rifiutassero di fare causa, e tacessero per sempre. Non era un'offerta facile da rifiutare, anche perché formulata tra pressioni e minacce di varie entità. Molte famiglie accettarono. Dissero di sì anche buona parte dei 57 genitori che poi hanno invece cambiato idea, chiedendo un risarcimento di 13.500 euro a bambino, e soprattutto una scusa ufficiale del governo.

Ma risarcimento e scuse potrebbero non arrivare mai. Un giudice locale ha detto alle famiglie coinvolte che da Pechino è arrivato un memorandum interno, con l'imposizione di respingere qualsiasi azione legale. Un genitore ha inoltre rivelato che, domenica scorsa, un funzionario del partito ha arrestato uno dei firmatari della causa, avvertendolo di non parlare più con i media stranieri: chi avesse disobbedito avrebbe potuto essere accusato di tradimento.

L'unica concessione delle autorità è giunta da una commissione indipendente incaricata di indagare sul disastro. Lo scorso settembre, un membro di tale organo ha ammesso che il boom economico aveva probabilmente portato a costruzioni frettolose di diversi istituti scolastici: in particolare, oltre 1.000 di questi erano stati innalzati con materiali scadenti, o lungo le faglie sismiche.

Una magra consolazione per migliaia di genitori. Ma sarà difficile ottenere scuse anche per le famiglie delle migliaia di bambini intossicati dal latte in polvere contaminato con la melamina, quattro dei quali sono morti. La loro causa è stata respinta già in autunno, quando è emerso lo scandalo. E qualche giorno fa, Pechino ha rivelato di considerare l'ipotesi di un'altra offerta di risarcimento. Con le stesse clausole applicate alle famiglie dei piccoli alunni del Sichuan.

venerdì 26 dicembre 2008

BUONE FESTE!!!!!!!


Uploaded on authorSTREAM by rose456

Quel processo non s’ha da dire

fonte:
http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/


23 dicembre 2008, in MARCO TRAVAGLIO

Per calcolare lo stato della libertà d’informazione in Italia, c’è un’ottima unità di misura: lo spazio dedicato dalla stampa e dai tg nazionali al processo in corso a Palermo a carico dell’ex capo del Ros e poi del Sismi, generale Mario Mori, e del suo vice, col. Mario Obinu, per favoreggiamento alla mafia a causa della mancata cattura di Bernardo Provenzano nel 1995. Una cosina da niente. Nemmeno una riga, una parola sulle udienze che si susseguono da metà luglio. In aula non si vede quasi mai un cronista e non è mai entrata una sola telecamera. Una delle rare eccezioni è Lirio Abbate, il valoroso giornalista dell’Ansa che vive sotto scorta per le minacce mafiose dopo aver scritto “I complici” con Peter Gomez. Mercoledì ha firmato tre lanci d’agenzia sulla lunga deposizione del primo testimone d’accusa: il generale Michele Riccio, anche lui ex del Ros, che accusa Mori e Obinu di avergli impedito di catturare Provenzano 13 anni fa in un casolare di Mezzojuso indicato dal mafioso suo confidente Luigi Ilardo, poi assassinato da Cosa Nostra subito dopo aver accettato di collaborare con la giustizia.

Quella sera e nei giorni seguenti nessun giornale né tg nazionale ha ripreso la notizia. Il Tg1, per esempio, era molto impegnato a intervistare il produttore De Laurentiis sul nuovo film-panettone di Christian De Sica. Un vero peccato, perché Riccio ha raccontato di quando Ilardo incontrò Mori e gli avrebbe detto: “Le stragi non le abbiamo fatte solo noi della mafia, ma anche voi dello Stato”. Mori, anziché domandare spiegazioni o fare obiezioni, girò i tacchi e - sempre secondo Riccio - se ne andò senza dire una parola. Poi Riccio s’è soffermato su uno strano vertice nello studio Taormina: “Il mio difensore Carlo Taormina mi fece incontrare il senatore Dell'Utri, con la scusa di studiare le carte del suo processo. Passò a salutarci l'avvocato Cesare Previti (che poi non partecipò alla riunione, ndr)… Taormina mi chiese di dire, nei processi per mafia a Palermo, che Ilardo non mi aveva mai parlato di Dell'Utri”. Invece gliene aveva parlato eccome. Riccio - riferisce l’Ansa - non seguì l'amorevole consiglio di Taormina e mesi dopo gli revocò il mandato. Previti - ricorda Riccio - era presente da Taormina anche in occasione di un’altra riunione. Una presenza interessante, la sua, anche se “inattiva”, visto che - come ricorda Riccio - Previti conosceva bene Mori e “sovente veniva a trovarlo negli uffici del Ros”.

Di più: “Nel 1994 ho visto Mori che dal proprio ufficio spostava in un'altra stanza il piatto d'argento che gli era stato regalato da Previti, commentando con una battuta: ‘Cambiato il governo, si deve cambiare anche la disposizione del vassoio’…”. Dopo aver ricostruito il mancato blitz di Mezzojuso, Riccio riferisce i nomi che Ilardo gli fece prima di morire: nomi delle persone che gli risultavano legate a Cosa Nostra o agli amici degli amici, sulle quali non potè aggiungere altro perché fu ammazzato prima di mettere a verbale le sue dichiarazioni. E, fra gli altri, cita Dolcino Favi, il procuratore generale reggente di Catanzaro che un anno fa tolse a Luigi De Magistris l’inchiesta “Why Not”, e che in passato era stato in servizio a Siracusa. Favi - riferisce l’Ansa - sarebbe stato “gestito” da un avvocato di Lentini “molto legato a un uomo del boss Santapaola”. Dichiarazioni tutte da verificare, s’intende (il processo serve a questo). Ma piuttosto avvincenti e attuali. Peccato che nessuno le racconti.

Ps. Un mese fa, chi scrive fu condannato a 8 mesi di reclusione in primo grado per aver diffamato Previti riportando sull’Espresso il racconto di Riccio ai pm di Palermo sulla presenza dell’ex deputato nello studio Taormina il giorno della riunione fra l’avvocato, l’ufficiale e Dell’Utri. Il Tg1 diede la notizia con grande risalto. Ora che Riccio, in Tribunale, ha ribadito e arricchito il suo racconto, il Tg1 tace. Viva il servizio pubblico.

L'ACQUA NON E' PIU' UN BENE COMUNE, la politica è contro di noi

fonte:
http://www.cittadinoqualunque.com/2008/12/lacqua-non-e-piu-un-bene-comune-la.html

Attenzione il governo ha dato il via alla privatizzazione dell'acqua, il tam tam di e-mail e Grillo lo stanno diffondendo per il web, l'opposizione non esiste, nel Parlamento fanno le cose peggiori senza che nessuno (tranne Di Pietro) ce ne renda conto; riporto qui sotto un'articolo tratto da peacelink.it:
"Mentre nel paese imperversano annose discussioni sul grembiulino a scuola, sul guinzaglio per il cane e sul flagello dei grafitti, il governo Berlusconi senza dire niente a nessuno ha dato il via alla privatizzazione dell'acqua pubblica. Il Parlamento ha votato l'articolo 23bis del decreto legge 112 del ministro Tremonti che afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell'economia capitalistica. Così il governo Berlusconi ha sancito che in Italia l'acqua non sarà più un bene pubblico, ma una merce e dunque, sarà gestita da multinazionali internazionali (le stesse che già possiedono le acque minerali). Già a Latina la Veolia (multinazionale che gestisce l'acqua locale) ha deciso di aumentare le bollette del 300%. Ai consumatori che protestano, Veolia manda le sue squadre di vigilantes armati e carabinieri per staccare i contatori.
La privatizzazione dell'acqua che sta avvenendo a livello mondiale provocherà, nei prossimi anni, milioni di morti per sete nei paesi più poveri. L'acqua è sacra in ogni paese, cultura e fede del mondo: l'uomo è fatto per il 65% di acqua, ed è questo che il governo italiano sta mettendo in vendita. L'acqua che sgorga dalla terra non è una merce, è un diritto fondamentale umano e nessuno può appropiarsene per trarne illecito profitto. L'acqua è l'oro bianco per cui si combatteranno le prossime guerre. Guerre che saranno dirette dalle multinazionali alle quali oggi il governo, preoccupato per i grembiulini, sta vendendo il 65% del nostro corpo. Acqua in bocca"
(art. di Rosaria Ruffini - docente di teatro allo Iuav)

giovedì 25 dicembre 2008

BUON NATALE

fonte:
http://www.stefanomontanari.net/index.php?option=com_content&task=view&id=1489&Itemid=1

Scritto da Stefano Montanari
giovedì 25 dicembre 2008

Per ragioni che non capisco ma che accetto, è uso augurare al prossimo un buon 25 dicembre, l’ipotetico compleanno di Gesù, e al diavolo il resto dell’anno.

Ligio alla tradizione, anch’io voglio mandare un po’ di auguri.

Per diritto di precedenza, buon Natale a Silvio Berlusconi che, forse approfittando di un percorso di vita incontestabilmente più lungo, di miracoli ne ha fatti ben più di Cristo: dalla sparizione dei rifiuti di Napoli a quella, tuttora in corso, del cervello di molti connazionali.

Per diritto onomastico, a seguire, buon Natale a Cristiano Di Pietro, rampollo di cotanto padre e miracolosamente veloce nell’apprendere i segreti del galateo politico italiano. E, naturalmente, buon Natale al babbo e alla sua squadretta di cementificatori, di vestali, di pontefici (nel senso etimologico di costruttori di ponti) e di emuli dei simpatici castori costruttori di dighe, in questo caso in versione lagunare.

Buon Natale ad Antonio Bassolino, capitano coraggioso che ha saputo resistere alla tempesta senza che nessuno gli abbia fatto tirar fuori i miliardi di Euro (chi sa dire quanti?) scomparsi in un festoso gioco di prestigio di ecoballe e di aziende dai compiti misteriosi.

Buon Natale ai giudici per i quali essere ubriachi ed
accoppare (meglio se dopo averla violentata) una donna che non è d’accordo ed oppone resistenza non sono aggravanti come potrebbe apparire a noi che, ingenui ed ignoranti di leggi, siamo capaci di usare solo il buon senso, ma sono attenuanti. E, ancora, un buon Natale a loro, ai magistrati, per i quali massacrare l’ambiente è marachella indegna di attenzione.

Al proposito, buon Natale alla Chiesa Cattolica Romana che se ne sta distrattamente ad osservare senza alzare un dito (sempre che se ne accorga) lo scempio che si fa, almeno in proporzione terrestre, del Creato del cui progettista si dichiara rappresentante.

Un doveroso buon Natale alla famosa legge CIP6, camaleontico monumento all’illegittimità ed alla mascalzonaggine.

Buon Natale alla Costituzione, mutilata e sbeffeggiata da un parlamento mai eletto da nessuno con le ultime amputazioni sottoscritte docilmente da un presidente della repubblica cui nessun italiano ha dato il seggio in senato.

Parlando di voti, come non augurare buon Natale agli scrutatori abruzzesi, stanchi per il superlavoro, cui sono sfuggiti i voti dati alla lista Per il Bene Comune addirittura nel seggio dove ha votato il candidato al governatorato?

E i miei auguri alla Mafia, senza il cui apporto una bella fetta dell’economia nostrana chiuderebbe bottega, preceduta dalla nostra politica.

Naturalmente buon Natale alle società di calcio che vivono in un’altra economia e che possono permettersi di sborsare decine di milioni di Euro per assicurarsi i deliziosi quanto effimeri palleggi di qualche ragazzotto, non dovendo scucire un centesimo per i disastri che una certa frazione di frequentatori degli stadi allestisce con puntuale regolarità ed essendo esentati dalla tirannia del fisco.

E l’ARPA? Certo, auguri anche all’ARPA che ci ha tenuti sempre tranquilli raccontandoci con pazienza le favole della buona notte, qualche volta sacrificando persino qualcuno dei loro che è finito in occasionali, piccole tempestucce giudiziarie, subito sopite, però.

Un felice Natale all’ENEL e a tutti i fautori di quella cosa chiamata carbone pulito, sperando che qualcuno smentisca il Nobel Carlo Rubbia, fermo nel negarne l’esistenza.

E i miei auguri personali a tutti quegli uomini di buona volontà che stanno cercando di farci chiudere la ricerca, dalla pittoresca psicopatica romana che, dopo un periodo di quiete, ora vive una ricaduta, a certe associazioni comiche che stiamo disturbando a qualche magistrato che, valendosi di consulenti di origini incerte e di altrettanto incerta preparazione scientifica, fanno archiviare procedimenti colossali pur disponendo di materiale a dir poco scottante.

Auguri a Legambiente che, dopo i trionfi ottenuti con la messa in opera dell’inceneritore di Brescia e con la prossima riapertura di quello di Verona, sta ora per vedere acceso l’impianto turbogas di Modugno e vede con favore la torre di Babele di rifiuti in partenza nella Torino chiampariniana.

Uno splendido Natale a tutti i media di regime che, con rocciosa abnegazione ed eroicamente incuranti della loro missione, sono sempre stati coerenti nel distorcere scientificamente le informazioni sull’ambiente o, nei casi estremi, nel tacerle.

Un Natale radioso alla nostra accademia che ha dimostrato con i fatti come esista anche una sorta di Italian Dream che permette persino ad un analfabeta di assurgere alle superbe altezze della cattedra: basta disporre della parentela giusta, di connessioni adeguate e, in mancanza d’altro, di un fisico generoso e disponibile. Da lì, dalla cattedra, applicando la tariffa del caso, si può raggranellare anche qualche soldo. Basta cancellare la scienza alle pagine giuste.

Buon Natale e lunga vita all'amianto di cui gl'industriali, i professori juke box e i politici hanno perpetuato l'esistenza a dispetto della più ovvia e della più antica delle evidenze. I mesoteliomi sono anche merito vostro, così come lo sono oggi una collezione di malattie da inquinamento.

Buon Natale ad Umberto Veronesi, l'uomo zero.

Un buon Natale particolarmente interessato, e questo per motivi geografici, a chi ha dato il permesso d’imbottire un po’ del sottosuolo modenese di gas facendone un deposito colossale per i fabbisogni di clienti stranieri. L’augurio, e questo più che altro a noi che qui abitiamo, è che la terra non tremi come sta facendo ora perché, altrimenti, magari quel gas farà il botto.

Infine, certo dopo aver dimenticato chissà quanti meritevoli, i miei auguri rispettosi alle autorità modenesi che, resistendo alla tentazione di fare il bene comune e con molto senso dell’umorismo, ci hanno ampliato l’inceneritore, invitandoci a produrre con rinnovata lena rifiuti se non vogliamo che si spenga quel ricco, sempre più gigantesco falò.

Buon Natale non al vecchio mondo ma al mondo vecchio.

Mosche bianche e pecore nere

fonte:
http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/

24 dicembre 2008, in MARCO TRAVAGLIO

Proviamo a immaginare se fosse già in vigore la legge bavaglio che vieta ai giornalisti di citare o riassumere atti di indagini in corso, anche non segreti, prima del processo. Avremmo decine di politici e imprenditori in carcere e nessuno saprebbe perché. Avremmo giornali e tv che insinuano e alludono senza poter fare nomi né spiegare chi ha fatto cosa. Il Giornale ipotizzava che il figlio di Di Pietro, Cristiano, era indagato: falso. Ma dalle carte emerge che, consigliere provinciale a Campobasso, aveva rapporti prima “istituzionali” (per alcune caserme in Molise) poi “ambigui” col provveditore alle opere pubbliche di Napoli, Mario Mautone, ora agli arresti. Pare che avesse raccomandato un amico. Pessimo, specie per chi porta quel cognome. Ieri il padre l’ha cazziato sul blog: “Condotte senza rilevanza penale, ma non opportune e non corrette. Ma è solo il mio punto di vista, quindi di parte (e di padre). Bene fa la magistratura a indagare. Non c'è figlio che tenga”. Un anno fa il ministro Di Pietro trasferì Mautone da Napoli a Roma, nell’ambito di una più generale rotazione dei provveditori, onde evitare che mettessero radici. La signora Mautone suggerì al marito di ricattarlo sui rapporti col figlio, per conservare la poltrona. Di Pietro, evidentemente non ricattabile, lo traslocò lo stesso. Ora tutti si domandano come abbia fatto a sapere che Mautone non era Maria Goretti. Beata ingenuità: in politica basta avere naso e orecchie funzionanti per sapere tutto prima dei giudici. Che, come dice Piercamillo Davigo, “sono come i cornuti: sempre gli ultimi a sapere”.

La corruzione inconsapevole che affonda il Paese

fonte:
http://www.canisciolti.info/articoli_dettaglio.php?id=16598

La cosa enormemente tragica che emerge in questi giorni è che nessuno dei coinvolti delle inchieste napoletane aveva la percezione dell'errore, tantomeno del crimine. Come dire ognuno degli imputati andava a dormire sereno. Perché, come si vede dalle carte processuali, gli accordi non si reggevano su mazzette, ma sul semplice scambio di favori: far assumere cognati, dare una mano con la carriera, trovare una casa più bella a un costo ragionevole. Gli imprenditori e i politici sanno benissimo che nulla si ottiene in cambio di nulla, che per creare consenso bisogna concedere favori, e questo lo sanno anche gli elettori che votano spesso per averli, quei favori. Il problema è che purtroppo non è più solo la responsabilità del singolo imprenditore o politico quando è un intero sistema a funzionare in questo modo.

Oggi l'imprenditore si chiama Romeo, domani avrà un altro nome, ma il meccanismo non cambierà, e per agire non si farà altro che scambiare, proteggere, promettere di nuovo. Perché cosa potrà mai cambiare in una prassi, quando nessuno ci scorge più nulla di sbagliato o di anomalo. Che un simile do ut des sia di fatto corruzione è un concetto che moltissimi accoglierebbero con autentico stupore e indignazione. Ma come, protesterebbero, noi non abbiamo fatto niente di male!

E che tale corruzione non vada perseguitata soltanto dalla giustizia e condannata dall'etica civile, ma sia fonte di un male oggettivo, del funzionamento bloccato di un paese che dovrebbe essere fondato sui meccanismi di accesso e di concorrenza liberi, questo risulta ancora più difficile da cogliere e capire. La corruzione più grave che questa inchiesta svela sta nel mostrarci che persone di ogni livello, con talento o senza, con molta o scarsa professionalità, dovevano sottostare al gioco della protezione, della segnalazione, della spinta.

Non basta il merito, non basta l'impegno, e neanche la fortuna, per trovare un lavoro. La condizione necessaria è rientrare in uno scambio di favori. In passato l'incapace trovava lavoro se raccomandato. Oggi anche la persona di talento non può farne a meno, della protezione. E ogni appalto comporta automaticamente un'apertura di assunzioni con cui sistemare i raccomandati nuovi.

Non credo sia il tempo di convincere qualcuno a cambiare idea politica, o a pensare di mutare voto. Non credo sia il tempo di cercare affannosamente il nuovo o il meno peggio sino a quando si andrà incontro a una nuova delusione. Ma sono convinto che la cosa peggiore sia attaccarsi al triste cinismo italiano per il quale tutto è comunque marcio e non esistono innocenti perché in un modo o nell'altro tutti sono colpevoli. Bisogna aspettare come andranno i processi, stabilire le responsabilità dei singoli. Però esiste un piano su cui è possibile pronunciarsi subito. Come si legge nei titoli di coda del film di Francesco Rosi "Le mani sulla città: "I nomi sono di fantasia ma la realtà che li ha prodotti è fedele".

Indipendentemente dalle future condanne o assoluzioni, queste inchieste della magistratura napoletana, abruzzese e toscana dimostrano una prassi che difficilmente un politico - di qualsiasi colore - oggi potrà eludere. Non importa se un cittadino voti a destra o a sinistra, quel che bisogna chiedergli oggi è esclusivamente di pretendere che non sia più così. Non credo siano soltanto gli elettori di centrosinistra a non poterne più di essere rappresentati da persone disposte sempre e soltanto al compromesso. La percezione che il paese stia affondando la hanno tutti, da destra a sinistra, da nord a sud. E come in ogni momento di crisi, dovrebbero scaturirne delle risorse capaci di risollevarlo. Il tepore del "tutto è perduto" lentamente dovrebbe trasformarsi nella rovente forza reattiva che domanda, esige, cambia le cose. Oggi, fra queste, la questione della legalità viene prima di ogni altra.

L'imprenditoria criminale in questi anni si è alleata con il centrosinistra e con il centrodestra. Le mafie si sono unite nel nome degli affari, mentre tutto il resto è risultato sempre più spaccato. Loro hanno rinnovato i loro vertici, mentre ogni altra sfera di potere è rimasta in mano ai vecchi. Loro sono l'immagine vigorosa, espansiva, dinamica dell'Italia e per non soccombere alla loro proliferazione bisogna essere capaci di mobilitare altrettante energie, ma sane, forti, mirate al bene comune. Idee che uniscano la morale al business, le idee nuove ai talenti.

Ho ricevuto l'invito a parlare con i futuri amministratori del Pd, così come l'invito dell'on del Pdl Granata ad andare a parlare a Palermo con i giovani del suo partito. Credo sia necessario il confronto con tutti e non permettere strumentalizzazioni. Le organizzazioni criminali amano la politica quando questa è tutta identica e pronta a farsi comprare. Quando la politica si accontenta di razzolare nell'esistente e rinuncia a farsi progetto e guida. Vogliono che si consideri l'ambito politico uno spazio vuoto e insignificante, buono solo per ricavarne qualche vantaggio. E a loro come a tutti quelli che usano la politica per fini personali, fa comodo che questa visione venga condivisa dai cittadini, sia pure con tristezza e rassegnazione.

La politica non è il mio mestiere, non mi saprei immaginare come politico, ma è come narratore che osserva le dinamiche della realtà che ho creduto giusto non sottrarmi a una richiesta di dialogo su come affrontare il problema dell'illegalità e della criminalità organizzata. Il centrosinistra si è creduto per troppo tempo immune dalla collusione quando spesso è stato utilizzato e cooptato in modo massiccio dal sistema criminale o di malaffare puro e semplice, specie in Campania e in Calabria. Ma nemmeno gli elettori del centrodestra sono felici di sapere i loro rappresentanti collusi con le imprese criminali o impegnati in altri modi a ricavare vantaggi personali. Non penso nemmeno che la parte maggiore creda davvero che sia in atto un complotto della magistratura. Si può essere elettori di centrodestra e avere lo stesso desiderio di fare piazza pulita delle collusioni, dei compromessi, di un paese che si regge su conoscenze e raccomandazioni.

Credo che sia giunto il tempo di svegliarsi dai sonni di comodo, dalle pie menzogne raccontate per conforto, così come è tempo massimo di non volersela cavare con qualche pezza, quale piccola epurazione e qualche nome nuovo che corrisponda a un rinnovamento di facciata. Non ne rimane molto, se ce n'è ancora. Per nessuno. Chi si crede salvo, perché oggi la sua parte non è stata toccata dalla bufera, non fa che illudersi. Per quel che bisogna fare, forse non bastano nemmeno i politici, neppure (laddove esistessero) i migliori. In una fase di crisi come quella in cui ci troviamo, diviene compito di tutti esigere e promuovere un cambiamento.

Svegliarsi. Assumersi le proprie responsabilità. Fare pressione. È compito dei cittadini, degli elettori. Ognuno secondo la sua idea politica, ma secondo una richiesta sola: che si cominci a fare sul serio, già da domani.

Roberto Saviano - da Repubblica

lunedì 22 dicembre 2008

Nubi sul Nobel

fonte:
http://it.peacereporter.net/articolo/13323/Nubi+sul+Nobel

19/12/2008

Sospetti di corruzione e l'ingombrante presenza delle lobby farmaceutiche: la magistratura apre un'inchiesta
Cosa succede se anche una delle più nobili istituzioni viene colpita dal sospetto di corruzione? Se le indagini avviate dal procuratore di Stoccolma Nils Erik Schulz dovessero giungere a una conclusione nefasta, il primo effetto sarebbe il rivoltamento nella tomba di Alfred Bernhard Nobel, il chimico svedese inventore della dinamite che istituì il Premio a lui intitolato, il secondo lo screditamento della più prestigiosa premiazione in ambito scientifico.

Il Nobel e le lobby farmaceutiche. Gli agenti svedesi della squadra anti-corruzione stanno lavorando sulla possibilità che il gigante farmaceutico Astra Zeneca possa aver influenzato la decisione della commissione del Karolinska Institute nell'assegnazione del Premio Nobel per la Medicina al tedesco Harald zur Hausen, meritevole di aver contribuito alla ricerca sull'Hpv, lo human papilloma virus, che può causare il cancro del collo uterino e, guarda caso, la Astra Zeneca è detentrice del brevetto per i vaccini contro il virus: il profitto che deriverebbe dalla vendita di due farmaci, il Gardasil e GlaxoSmithKline Cervarix, raggiunge milioni e milioni di euro. Secondo l'impianto accusatorio, Bernard Fredholm, presidente della commissione che nomina i candidati al Nobel è stato, nel 2006, sul libro paga del colosso farmaceutico come consulente; Bo Angelin, membro della commissione dei 50 che elegge il vincitore, ha ugualmente servito per la multinazionale anglo-svedese. Le indagini del procuratore sono state stimolate dalla stampa europea che poneva la questione di un conflitto di interessi dal momento che la Astra Zeneca sponsorizza due società legate al Premio Nobel, la Nobel Media e la Nobel Web. Contratti da centinaia di migliaia di dollari che possono implicitamente influenzare le scelte della commissione.

Il viaggio in Cina. Un altro filone dell'inchiesta riguarda il viaggio e la permanenza in Cina, interamente a carico del ministero dell'Istruzione, di alcuni membri della commissione. Il governo cinese avrebbe chiesto informazioni sui criteri della nomina dei candidati e sull'attribuzione del Premio. È dal 1957 che uno scienziato cinese non si aggiudica il prestigioso Premio che Pechino, nella sua lotta di conquista, anche nel campo scientifico, vorrebbe vedere assegnato a uno dei suoi. I vertici della Royal Swedish Accademy of Sciences, sono seriamente preoccupati per la ricaduta che l'inchiesta potrebbe avere sulla integrità e il prestigio del riconoscimento accademico che ogni anno viene attribuito ai migliori ricercatori nel campo della fisica, chimica, medicina, economia, letteratura e a chi si sia particolarmente distinto nel garantire la pace nel mondo. Il Segretario permanente dell'Accademia Reale, Gunnar Oquist ha riconosciuto che il viaggio in Cina dei membri della commissione, i cui nomi non sono stati resi noti, sia stato "assolutamente inopportuno".

Polemiche e veleni. Non è la prima volta che il Premio Nobel viene attraversato da polemiche o scandali. Una delle più gravi colpe che viene attribuita all'Istituto è quella di non aver mai premiato, nonostante le cinque nomination, il grande leader indiano Mahatma Gandhi.
Nel 1995, il quotidiano russo Izvestia, gettò delle ombre sul premio per la Medicina a Rita Levi Montalcini sostenendo che Francesco Della Valle, direttore generale della Fidia avesse "sponsorizzato" l'assegnazione del Nobel alla Montalcini, perché ciò avrebbe comportato grossi profitti derivanti dalla vendita del Gronassial. Nell'affaire avrebbe avuto un ruolo rilevante anche Duilio Poggiolini, all'epoca direttore generale del servizio farmaceutico nazionale e membro della Loggia P2.

Australia, aborigeni vincono causa ambientale contro multinazionale mineraria

fonte:
http://it.peacereporter.net/articolo/13263/Australia%2C+una+vittoria+per+gli+aborigeni

17/12/2008

Bloccato il progetto di deviazione del fiume McArthur

Gli aborigeni australiani hanno vinto la loro causa contro il gigante minerario anglo-svizzero Xstrata: quarto produttore mondiale di rame e di nichel, produce l'otto percento dello zinco comperato nel mondo ed è inoltre tra i primi esportatori mondiali di carbone.

Il piano aziendale elaborato dalla Xstrata per lo sfruttamento delle risorse di zinco presenti nel Northern Territory, prevedeva la deviazione del corso di un fiume per poter espandere una miniera da cui viene estratto zinco. Alcuni leader aborigeni hanno pianto di gioia quando è stata annunciata a decisione della corte federale. La popolazione aborigena aveva infatti intrapreso una lunga battaglia per contrastare la decisione governativa relativa alla deviazione del corso fluviale del McArthur, che sarebbe servita a espandere la miniera, trasformando il sito per l'estrazione di zinco da sotterraneo a sito di superficie. Insieme alle organizzazioni ambientaliste, alcuni gruppi di aborigeni hanno messo in allarme sui potenziali pericoli derivanti da una deviazione del corso del fiume: durante la stagione delle piogge infatti, il McArthur, scorrendo lungo il nuovo percorso, verrebbe contaminato da infiltrazioni inquinanti provenienti dalla miniera. L'altro capo di accusa presentato dagli aborigeni riguardava una mancanza nel processo di approvazione istituzionale del progetto: la corte federale ha approvato il ricorso, riconoscendo effettivamente un vizio nel procedimento. Il corso del fiume McArthur è già stato deviato per più di 5 chilometri e adesso gli aborigeni chiedono che torni a scorrere lungo il corso originario. Xstrata ha espresso il proprio disappunto per quanto contenuto nella sentenza, annunciando che l'azienda probabilmente si vedrà costretta a chiudere la miniera. Il Consiglio per le Risorse del Northern Territory ha descritto la sentenza federale come una grande sconfitta per l'industria mineraria australiana.